Lanfranco IANNILLI

Categoria

Scultura

Luogo di nascita

Roma

Data

23 giugno 1950

Residenza

Roma

Telefono

3771181020

E-mail

lanfrancoian@hotmailtiscali.it

Sito Web


Collegamenti Web

Data adesione

Gennaio 2016


            






SCULTURA













            
   
            
            
         
              
      






Volto-SalvatoreBIANCHINI



      






  

                                                Biografia


Lanfranco Iannilli vive e lavora a Roma.

Autodidatta ha intrapreso l’arte di modellare il ferro attratto dalla duplice prerogativa del materiale, povero e facile da reperire ma allo stesso tempo forte ed ostile da lavorare.

Gli stimoli ricevuti da una città ricca di passato ma allo stesso tempo contemporanea come Roma, hanno favorito un percorso che da opere di piccole dimensioni si è espresso negli ultimi anni in creazioni più ampie e monumentali.
Ha partecipato a varie manifestazioni artistiche collettive e personali tra le quali:

1997 – Collettiva “La giornata dell’arte” c/o il castello medievale di San Gregorio da Sassola (Roma).
1998 – Collettiva “Manufactum” c/o complesso monumentale dell’Annunziata Tivoli (Roma).
1999 – “Premio Artitalia” c/o galleria L’Agostiniana (Roma).
2005 – “Mostra Internazionale d’Arte”, Stia (Firenze).

Di lui hanno scritto critici ed intellettuali tra i quali:
Antonino De Bono, M. Milet, Michele Gianfragna (scrittore), Romeo Iurescia (scrittore), Luigia Nardi (poetessa), Paola Caccavale (artista).
Diverse opere sono presenti in collezioni pubbliche, private ed on-line.


                                                  CRITICHE


Michele Gianfagna

Iannilli Lanfranco ha intrapreso l’arte di modellare il ferro da molti anni, per passione spontanea.La scelta di questo metallo scaturisce dal fatto che è un materiale facile da reperire, ma anche molto duro da lavorare, poiché lo attrae dargli forma.
Vivere in una grande città d’arte come Roma è stata la scintilla che ha fatto nascere questa passione la quale si è evoluta negli anni passando dalle opere prime di più semplice realizzazione, fino alle ultime molto complesse.
Ha partecipato a varie manifestazioni artistiche e personali tra le quali la “Giornata dell’arte“, svoltasi nel 1997 all’interno del Castello medioevale di San Gregorio da Sassola ( RM ), e il
”Premio Alitalia“ svoltosi nel giugno 1999 presso la galleria “L’Agostiniana“ di piazza del Popolo a Roma, classificandosi al primo posto in entrambe. Ha inoltre partecipato alla prima manifestazione d’artigianato artistico “Manufactum“, svoltasi a Tivoli nel 1998 presso il complesso monumentale dell’Annunziata.
Recentemente sono state allestite due mostre personali, la prima nel centro storico di Tivoli, la seconda nelle sale del Palazzo Baronale di Casape ( RM )

Quando vedo un'opera di lannilli mi sembra di parlare con Lanfranco. Uomo schivo, di poche parole, quasi timoroso di essere appariscente. 
Non a caso per le sue opere ha scelto il ferro. Materiale certamente non nobile come altri metalli, ma che viene nobilitato dall'artista nel creare la figura. 
Le sue opere, essenziali nella rappresentazione delle parti principali; spingono l'osservatore a concentrarsi sui movimenti che sono nel contempo statici e dinamici. Insomma, le sculture di lannilli racchiudono la poetica che è in lui e ti portano ad intravedere la leggerezza che traspare dalle varie parti della composizione, ma soprattutto spiritualità del volto. Infatti, il volto, sia esso di un bimbo, di una donna, di un uomo oppure dell'immagine di Dio, come nel nostro caso, è quella parte della scultura di questo artista che colpisce di più che ti esalta e che non permette di allontanarti dall'opera. E quando poi sei lontano, continui a pensare a quelle braccia che nuotano, alle gambe che camminano ed agli occhi che ti guardano pensosi, ma soprattutto al volto che vuol dirti qualcosa. Ma cosa ? Insomma, le opere di lannilli, pongono delle domande che ognuno dì noi, anche lontano dalla scultura, è impegnato a dare una risposta. Sta a noi, poi, trovare, fra le tante, quella giusta, che per ognuno di noi è certamente differente dalle altre.


Antonino De Bono

Artista poliedrico e fantasioso. Artista dalle risorse imprevedibili. 
Potrebbe lavorare materie più morbide. più dolci, più facili da piegare a suo piacimento ma preferisce il metallo duro ed aspro, forte a plasmare secondo i voleri, le ansie, gli appagamenti della sua ispirazione per la realizzazione delle "sue" opere.

Tagliare (o piuttosto ritagliare), combaciare, unire, saldare, molare, pezzo per pezzo con una tenacia, con una pazienza e un gusto al di fuori del nostro tempo. forse, ma che solo assicurano quel Fascino e quell'entusiasmo che l'osservatore prova davanti alla visione dei suoi interi a tutto tondo, lontano dal pensiero e dal ricordare che si tratti dell'insieme di tanti pezzi particolari (come tessere d'un mosaico su piani diversi intersecantesi a confondersi).
Ecco perciò le grandi capacità di questo artista, umile e sano: arrivare piano piano all'opera finale completa attraverso l'unione, l'assemblage di particolari che possono a volte apparire (all'occhio del profano) insignificanti ma che arricchiscono, fanno completa e rendono unica ogni sua opera.
Infine, là dove non opera a tutto tondo, i pezzi di metallo sembrano buttati (o posati) a rottura delle linee e degli spazi, ma ancora nell'insieme l'artista riesce a ricreare l'armonia della forma, finalmente libera nello spazio. Ed appaiono davanti a noi visioni di figure in fuga o in volo o in stati d'abbandono, colte in attimi di sospensione tra sogno e realtà. 
E sarà l'osservatore a continuare ciò che l'artista ha ricevuto dalla musa e ci ha appena suggerito.





Romeo Iurescia
La sintesi dell'opera scultorea di Lanfranco lannilli è un'invocazione allo spirito che s'impossessi della materia, docile alfa fiamma, malleabile e duttile alla volontà e alla libertà dell'artista.
Un'infinità di pezzi metallici, forgiati o saldati con maestria da mano capace ed esperta e mente creativa sono assemblati a determinare opere altamente espressive su cui corrono le luci delle varie ore del giorno come rivoli di sangue per ricordarci i problemi esistenziali e le sofferenze di questa società angosciata.
Le sue figure, anche quando hanno le ali, non troveranno mai spazi per correre, per intrecciare danze o disegnare i mille pensieri della fantasia, perché sono appesantite dalla fisicità della materia e dal carico di dolore che l'uomo si porta addosso e sono, inoltre, appesantite da tristi ricordi e da stress di memoria vagante nell'attuale società. I volti scarni, sofferti, meditabondi manifestano illusioni e delusioni ancestrali. Il suo dinamismo però anima ogni particella dell'opera, come se fossero cellule di un unico corpo vivo, marca la presenza di percorsi apparentemente misteriosi della sua concezione artistica, vivifica l'energia connessa alla materia che segna a tutti i livelli, la grande personalità dell'artista.
Lanfranco lannilli esalta ogni tipo di materia umile e la innalza a forme eccelse di arcana bellezza, la eleva al cielo in una sintesi di forme, di contenuti, di sentimenti umani.
Egli approfondisce alcuni aspetti sui processo razionale dell'elucubrazione delle fasi del pensiero e illustra nel suo fare arte la strada come è pervenuto ad una sua razionalità nel forgiare ingegnose sculture, esplicitando il suo processo creativo e il suo processo comunicativo.

Luigia Nardi

L’opera scultorea presenta la raffigurazione di Dio in una doppia lettura.
Da un lato troviamo elementi di una classica e rassicurante rappresentazione, dall’altra invece, ed è qui “l’arditezza” dello scultore, vi è un’altra immagine: quella che non c’è.
Quella scavata, vuota, possibilista, dove l’accoglienza del tormento umano è totale senza regole ne confini.
La scultura per la sua dinamicità è assolutamente in armonia con lo spazio circostante, che non solo definisce e interrompe, ma bensì interpreta, con possibilità infinite. E la durezza della materia è pronta a cogliere la potente suggestione di giochi di luce che rimandano ad un’entità Divina.
La tematica della sofferenza trova riposo e struggimento nel Cristo.
Abbandonato al suo Dio.

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