Raffaele   Fuccella

Poesie illustrate



Poesie d'amore

Visione.

Assorto, ascolto le voci arcane,
i dolci richiami della natura.
Odo il gorgogliar dell'acqua sopra i sassi
ed il velato fruscio del vento fra le fronde.
Odo il fluttuar lento dell'onda
ed il modular canoro degli uccelli.
Poi vedo te:
abbandonata coi capelli sciolti
sulla  sabbia dorata.
Ho il cuore rigonfio di gioia.
Vedo il mare lambire la costa
e la brezza dissolver le nubi. 


Pensiero stupendo
(Alla mia donna).

Sfumata,
nell'aria di un tiepido giorno ti vedo,
sfarfalli.
Col sole riflesso negli occhi,
le braccia librate nel vento,
ondeggi felice.
Oh... immagine dolce!
Ricorri costante alla mente
ed ogni altro pensiero distruggi.



Dolce immagine (A mia madre).

 
A voi ombre vaganti volgo il mio sguardo.
Solo a voi oh immagini dilette oso parlare!
A voi, che nel balzar di mente in mente,
tutto sapete, io sbigottito chiedo:
“Sapete voi qual è il senso della vita?
Cos'è la gioia? che cos'è il dolore ?”
 Ma confuse voi vi ritraete
e dolcemente, pian piano sfumando,
lasciate me solo ai miei pensieri.
E mentre con la mente vado
 tra profondi abissi e altissime vette,
cercando il vero invano,
una candida, pallida mano
si posa sui miei occhi,
avvolge la mia mente.
Ecco !  ora tutto è chiaro !
Io so perché si vive,
che cos'è la gioia,
che cos'è il dolore.
Oh cara, dolce immagine irreale!
Sol ora, che con materno affetto,
carezzi i miei capelli radi,
sembro capire
che l'unica vera causa del dolore
è la continua lotta
dell'uomo contro l'uomo.
Sol ora avverto tanta pace
e tanto, tanto amore.
Nel cuore ho sigillato
 l’impronta di ogni cosa.
Ricordo che bambino,
sotto al tuo sguardo attento,
correvo senza ostacoli,
tra prati di trifoglio
e cespi di ginestre.


Amore e Sogno.

Miriadi di lucciole d'oro,
fantasmi dal bianco mantello,
vagando nel buio di un cuore,
vi portano un poco d'amore.

                  Amare è come sognare:
                  chimera d'un mondo ideale.

Speranze cadute e risorte,
ricordi di tempi felici,
che all'anima triste, avvilita
ridanno la gioia, la vita.

                  Amare è come sperare:
                  lusinga di un'ora di pace.

Stati d'animo



Solitudine.

Amaro sconforto: ... esser solo.
In romita parte seduto,
attendo lo scorrer lento dell'ore.
Non mi va di pensare.
Ti vedo lontana e
ti tendo le braccia,
ma esse si avvinghiano al nulla.
Amarsi è qualcosa di  vivo.
A che serve pensarti?
Mi illudo di averti vicina,
ti guardo negli occhi e sorridi.
Ma è sogno irreale.
La luce mi porta nel vero
ed è triste trovarsi scorato.
... Solo.
Sempre più solo.


Sconforto.


Soffocato, strozzato dall'odio
vorresti fuggire.
Vorresti poterti librare nell'aria,
scrollarti di dosso
quel peso affannoso
che tanto ti avvince alla terra
 ... e amare.
Ma solo, senza conforto,
abbandonato, relitto
non ha senso l'amore.
Non una voce:
silenzio, solo silenzio,
ti echeggia nel petto.
Il mondo ti volge le spalle,
nessuno si è accorto di te !
Eppure, ti illudi di essere amato,
sogni beato un amore felice
e ti vedi cullato
da quell'immagine dolce
che tu hai dell'amore.
Così tempri l'affanno del tuo cuore.
E a te stesso invochi
la sospirata pace,
che solo il giorno estremo
ti darà conforto.


A se stesso.

 
Confuso tra i tanti,
ti chiedi chi sei.
L'amorfa materia,
la piatta esistenza
delude quell'ansia infinita,
che anela infinite conquiste.
L'arcano, l'ignoto ti scuote,
ritrovi te stesso,
ritorna la vita.
Modelli l'amorfo,
carpisci i segreti
che "Terra" gelosa
rinserra nel seno.
Ma, scoperti che l'hai,
ti domandi confuso
il perché  del tuo affanno.
E dici a te stesso:
"Nessuno ha bisogno di te!"
E a me stesso rispondo:
"Son io che ho bisogno di te!"


Il sognatore

Prova a sognare un mondo diverso,
fatto di uomini che si tendono la mano
 in un girotondo nell'infinito universo.
Dove tutti i popoli danzano giulivi,
senza più guerre, né dissidi, né liti.
Senza distinzione di razza
né di ceti sociali.
Senza più schiavi, né caporali.
Sogna una vita  fatta  di felicità e fratellanza.
Senza fame né cupidigia,
senza odio né intolleranza,
ricco solo di amore e amicizia.
Sogna un mondo senza rancore,
dove non esiste il male,
e regna solo il buonumore.
Sogna uomini e donne
abbracciati senza timore
senza percosse, né tremore,
felici di vivere insieme,
godendo del loro fulgore.
Sogna uomini bianchi, gialli, neri
o di colore dell'arcobaleno,
che tengono in seno
desideri di pace.
Sogna che ruzzano con gli amici,
saltando allegri e felici
nelle stesse strade,
nelle stesse piazze e nelle stesse contrade.
Sogna navi  pieni di gente
che non vanno mai a fondo,
ma solcano il mare profondo
per vedere solo le bellezze del mondo.
Sogna un mondo  senza
imperatori né comandanti,
senza pazzi regnanti.
Sogna gente diversa solo nella bellezza,
ardenti dal desiderio di una carezza.
Sogna …
E che il sogno non finisca mai.

Nel nulla.

Che senso ha la vita?
Amare, sognare, sperare ?
Effimera cosa è l'amore!
Immagini vaghe nei sogni!
Il vero dissolve la speme.
E' bello obliarsi,
vagare nel nulla.


Davanti ad una scultura di donna. 

Con la tua pelle eburnea,
posi  le stanche membra
su un giaciglio di marmo.
Rimani nei miei occhi:
un corpo sinuoso
con l'armonia del bello.


L'alternanza democratica.

Una sparuta minoranza
di uomini piccoli, piccoli
comincia a gridare.
Il frastuono delle loro false promesse
si fa sempre più forte.
Le loro grida ingannevoli
cominciano ad insinuarsi nelle menti di molti.
La greggia amorfa del popolo profano
comincia ad oscillare.
La menzogna dei pochi
diventa la speranza di tanti;
I governi crollano. 
Poetando alla  manzoniana maniera:
"Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l'antico"
l'una parte  e l'altra sul groppone "vi sta".


Senilità

La tristezza della sera.  

 
È un altro giorno che muore,
una pace profonda m’assale.
Il sole silenzioso s’immerge
nel profondo rosso del mare.

Bisbigliano i nidi nell’ombra.
Soltanto si odono i passi
di  chi frettoloso rientra,
in una città brulicante di vicoli e sassi.

Duro è stato il cammino,
più lunga l’attesa.
La meta ormai s’avvicina.
Già la tocchiamo col cuore che avvampa,

mentre più grevi si fanno i pensieri,
su una via che s’arrampa.
Tra breve ci sarà tanta pace,
cesserà la fatica degli erti sentieri.

Un brivido percorre le membra,
s’accende in me una nuova certezza,
un nuovo pensiero mi schiara:
domani sarà un altro giorno!

Un giorno di luce, si spera!



Ricordi.

 
Aride foglie morte
ricordi di un tempo che fu,
di un tempo passato,
remoto lontano,
che echeggia ancora, portato
dall’ ali leggere del vento
...un sospiro.
 Esse s'innalzano,
 lievemente sospinte
 dal turbinio dell’affanno e,
poco  a poco, una danza
frenetica, incalzante,
mi ammalia, mi avvince, mi incanta .
Dolcemente cullato dai sogni,
la malinconia mi invade, m’assale.
...Poi piove.
Piovono lacrime amare
dal mio volto annegato nei ricordi.


La mia infanzia.


Ai primi albori
avverti gli odori
della terra, arata di fresco.
Intravedi  immagini a te familiari:
filari di grossi ulivi ormai secolari.
Macchie di spine e di ginnaste in fiore
in un accecante giallore.
Sentieri rupestri appena battuti,
infiniti prati di trifoglio sperduti.
Odi il canto di uccelli nascosti tra i rovi.
Il rumore dell'onda del mare
che picchia sugli scogli salmastri.
Il gorgoglio di un ruscello
che scorre lento,
scavando la strada tra i sassi.
Un bimbo che gioca felice nell'orto,
mia nonna che chiama a gran voce
e il profumo del piatto fumante.


Vita e morte.

Una foglia che cade,
un fiore si schiude;
l'usignolo che canta,
il gemito di un corpo morente;
la pioggia che scende sull'arida terra,
il sole nel brullo deserto divampa.
Potrà mai una vita che nasce,
sostituire una vita che muore?
Che strano gioco  è la vita!
Quel che pria dà si riprende.
In questo ritmo alterno
qual è la funzione dell'uomo?
Si nasce, si cresce, si muore!
Cosa resterà all'universo
di questo perpetuo mutare?
Resterà alla memoria del tempo
un segno del nostro passaggio?
O tutto svanirà nell'oblio,
e nessuna traccia resterà del passato?


La notte

Cala la notte,
le stelle si accendono
e i sogni  vagano
nella mente di chi si addormenta.
Un'immagine appena sfumata
appare e si aggira raminga:
un angelo nudo,
con due seni appena accennati 
e il monte di venere glabro.
Sogno frequente  di chi ormai vecchio,
disteso su un letto,
vaneggia tra incubi orrendi
e visioni ancestrali,
inseguendo la sua gioventù,
passata da tempo remoto.
E sa che solo nei sogni
può trovare il conforto
della sua sfuggente esistenza,
prima dell'ultimo anelito.

Mestieri
Confronto

Alte, grigie ciminiere;
nero fumo.
Grosse macchine rombanti;
larghe strade.

Folle immani senza volto;
grandi case.
Frastornati, frettolosi;
cittadini.

Ramoscelli mormoranti;
verdi prati.
Acque terse, chiacchierine;
Aere chiaro, cristallino.

Calma, immensa pace;
bianchi casolari.
Occhi vivi, guance smunte;
contadini.  

Il  Professore.

Dall'alto del tuo trono,
come una statua eburnea,
altero, disdegnoso
ti senti un semidio.
Con aria distaccata,
lo sguardo atterritore,
ostenti la tua scienza
al miserando alunno
che, tremolante e muto,
finì tra le tue grinfie.
Sbuffi, ti arrabbi e stridi,
indi, allungando il collo,
ti ricomponi e duro,
come uno stoccafisso,
esclami: " Se ne vada !
Non ha capito niente !"
Man mano che s'accresce
la schiera dei bocciati,
il riverito nome
del professore illustre
passa di bocca in bocca;
nasce così la fama
di luminare eccelso,
di pozzo di sapienza.
Pompato, riverito,
riempi la tua pancia
ben altro che di scienza!
In barba a tutti quanti
mangi, ti ingrassi e dormi.
Ti senti un gran censore,
senza scrupoli, né cuore.

Natura

Gabbiani.

 
Distratto, osservo il lento,
ritmico volo d'un gabbiano:
Quando improvviso, lontano,
s'ode l'ulular del vento.
Vedo la polvere alzarsi impetuosa,
formare un nuvolone inatteso.
Il cielo si rabbuia,
tutto si fa più oscuro:
Così dell'uomo i sentimenti,
suscitati improvvisi,
oscurano il lento, monotono
voler della ragione.

Il Mare

Assopito,
poggiato su una ringhiera di legno marcito,
contemplo il mare.
L'infinita dolcezza di un'onda
 che sulla battigia si spegne.
Il suono ammaliante
dell'andirivieni della cresta schiumosa dell'acqua.
L'immenso azzurro
che si confonde al fine
col ceruleo colore del cielo.
In questa eterna immensità
affonda il mio arcano pensiero.


Luna piena.

È buio e il cielo è pieno di stelle.
Inebriato, ammiro Venere
che ad occidente risplende,
mentre a meriggio c'è Giove.
Tutto il firmamento sfavilla
di mille lucine pulsanti.
Ma quando spunti tu, o luna,
le accechi tutte, una ad una.
Con un gran faccione irridente,
sembri dire esultante:
"Son io la regina del cielo".
Man mano che sali nella volta celeste,
con la tua argentea veste,
illumini di nuovo la terra.
E al viandante, che erra smarrito,
indichi la strada sicura,
nella notte che sembrava
buia ed oscura.           


Fantasia

Vorrei volare.

Vorrei volare,
librarmi nel cielo limpido e terso,
su due grandi ali remiganti.
Dondolarmi,
appeso alla coda di una cometa.
Scivolare giù,
lungo il pendio di un arcobaleno.
Tuffarmi in una morbida nuvola bianca
ed estasiarmi nell’infinito aere azzurro.  


Viaggio di fantasia.

 
La mente arrovellando
tra corpi rotolanti
e forze lagrangiane,
stanco, oramai distrutto
dall'arido problema,
sui fogli mi assopisco.
La fantasia si sfrena.
Scrollatasi di dosso
ogni inutil fardello,
si butta alla conquista
di mondi sconosciuti.
E dopo aver varcato
gli spazi siderali,
si trova all'improvviso
in una stanza oscura.
Poi dopo, poco a poco,
si fece un gran chiarore;
tumultuose vagavan,
in un serrato intreccio,
immani masse amorfe:
i sogni, i desideri,
gli occulti pensieri.
Indovinate un po’
Dov’era capitata?
Dentro una cosmonave.
Avvolti in grandi nubi,
balzavano figure,
di personaggi “illustri”,
valorosi guerrieri
di tempi ormai passati:
il professor Occultis,
Capitan Miki ardito,
il grande Blek e Robin,
Salasso e Doppio Rum.
In groppa ad un destriero,
sopra una nube alata,
ecco arrivare Tex
e dietro a lui, Mefisto
 lo segue come un’ombra.
La fulgida astronave
poi vira all’improvviso
per altri luoghi ascosi.
Volando sulla scia
di una biancastra via,
tra stelle scintillanti
e astri fiammeggianti,
ecco che infine approda
sopra un florente atollo.
Tra cumuli di sabbia
ed ubertose dune,
affiorano  forzieri
ricolmi d'ogni bene:
ori, diamanti e gemme,
che sono la lusinga
di ogni umana gente,
ma erano difesi
da feroci mastini.
In mezzo ad essi un vecchio
incolto, rabberciato,
sotto una palma verde,
 radici rosicchiava.
Allora, spaventata
da quell'orribil vista
la fantasia svanisce
e il sogno qui finisce.

Mesi e stagioni.

Primavera


Da un carro di ghiaccio,
tirato dal vento,
scende una bimba,
con fiocchi d'argento,
con una gonna di seta fiorita,
allegra e vispa, piena di vita.
Porta con se gorgheggi e canti
di usignoli lieti e festanti.
Fiori di pesco, mandorli in fiore,
fan da cornice a prati di viole.
Nel cielo azzurro, nitido e terso
rondini garrule fanno il lor verso.
Grilli saltanti tra erbette fiorite,
il gracidare di rane romite,
sul bordo  intriso di un rivo canoro,
la moltitudine di lucciole d'oro,
brillando in volo sulla radura,
dicono agli uomini è primavera.

Agosto 2024

Un'eterea mano ardente
ti stringe il collo.
Un soffio di aria rovente
ti strozza la gola.
Un fuoco ti prende dai piedi
e arriva al cervello.
La pelle trasuda  vapore.

Autunno
 
Dolce stagione l'autunno,
pregna, a volte di malinconia,
a volte di allegra euforia.
Nell'aria respiri
gli ultimi tepori di un’estate in declino
e i primi freddi dell'inverno vicino.
Giornate terse e luminose,
altre piovigginose ed uggiose.
Per l'aere si espande l'odore
del mosto e del vino novello.
Odi il crepitio di un fuscello,
che brucia nel camino ardente,
mentre il tepore 
riscalda il tuo corpo fremente.
Odi il vocio di bambini,
giocare allegri in cortile,
mentre il tuo umore umbratile,
soffuso di languori sopiti,
ti porta, stupito,
in un mondo di sogni.
Stagione dell'età senile,
Dell'età in declino,
quando avverti forte
il presagio del repentino
avvento del gelo,
che scendendo dal cielo.
porterà pace alle tue stanche membra.

Novembre.


Le uggiose giornate
danno l'addio alle albe dorate,
ai riflessi d'argento su acque incantate,
ai tramonti rosati di sere abbronzate.
Addio ai riflessi dei lampi infuocati,
alle ultime luci di giorni assolati.
La natura si veste con nuovi colori:
di grigio cinereo, di scuri giallori.
Il soffio del vento da terra solleva
le foglie ingiallite,
che la pioggia cadente ha reso appassite.
Comincia una danza di gocce di pioggia,
che i fossi riempie a mo' di una foggia.
Addio al cielo di nubi pulito
e la brezza leggera dei mesi passati.
Le strade son piene di pozze e detriti.

Guerra e immigrazione.

Guerra.

Quant'odio serpeggia nell'aria.
Ognuno, rinchiuso in sé  stesso,
non ode le voci pietose,
non vede le mani protese.

                            Son mani senza tronco;
                             son mani senza corpo.

Ognuno si nutre del sangue degli altri,
esanime, esangue  lasciando la preda.
Che schiera selvaggia, immonda, crudele
è quella degli uomini!
                          
                                  Son corpi senza volto;
                                   son corpi senza testa.

 


Emigranti.

 
Una scia di uomini in fuga
attraversa i deserti;
deserti voluti
dalla bramosia di uomini avidi.
Una scia di uomini fugge
alla morte di guerre volute
dalla bramosia di uomini avidi .
Una scia di uomini in fuga,
solca le acque impetuose dei mari.
Sognando nuovi albori e
approdando a nuovi lidi,
diventano schiavi
della bramosia di uomini avidi.
Hanno lasciato le loro capanne,
abbandonato ogni piccola cosa,
tra le macerie dei loro villaggi,
per vivere tra tuguri di latta,
nella polvere di terre lontane;
innocenti prede rapite
dalla bramosia di uomini avidi.

Audendum est. (Naufragio).

Buongiorno alla vita,
stringila a te con le dita.
Cercala come un naufrago esausto  anela la costa,
tra i flutti impetuosi del mare in tempesta.
Non piegarti al vento che soffia rabbioso,
né far si che la corrente ti porti all'occaso.
Ergiti come un dio greco,
Che comanda protervo,
Con cipiglio bieco,
sugli eventi malvagi dell'evo.

Ricorrenze.

Natale.


Un dolce profumo
si espande nell'aria
di un fervido giorno.
Allegria di bimbi festanti
si ode per le vie
illuminate dintorno.
L'animo si predispone all'amore.
una soave mitezza
invade i cuori di molti.
È Natale.


Pasqua

 

Che bello! quell'uovo di cioccolata,
sopra la tavola tutta imbandita.
Oggi è Pasqua, Gesù è risorto,
nei nostri cuori  porta il conforto.
Non sia più guerra, ma pace e allegria,
tra tutti i popoli e così sia.

 



Carnevale

 

 

È arrivato il carnevale,

bella festa medioevale

dei bambini e dei ghiottoni

saltellanti e un po’ burloni.

Per le strade puoi vedere

Carri, balli, mascherine

Giovanotti e signorine,

e coriandoli volare,

sulle teste della gente

che sorride allegramente.

Ecco arriva l'uomo ragno,

sta per mano a un suo compagno,

che è vestito da pirata.

Mentre allegra sua sorella,  

più piccina e bricconcella,

è abbigliata da gran fata.

È c'è pure Colombina

Stenterello e la fatina,

Pulcinella ed Arlecchino,

Balanzone e Meneghino.

Puoi mangiare a crepapelle

La lasagna e le frittelle.

E la notte un gran falò

di un fantoccio a ricordare

Che  è finito carnevale


In ricordo dei defunti.


Nel giorno dei morti (ai miei cari).


Ad un tratto è il tramonto.
Non odo parole, ma solo silenzio.
Scomparsi, sotto la nuda zolla
giacciono i cari.
Resta solo il ricordo di loro,
nei nostri cuori ancora vibranti.
Ma... la vita continua,
scorre come acqua di un fiume impetuoso.
Nel mare calmo della notte
troverà pace. 


In ricordo di un amico scomparso.


Un caro amico è scomparso,
egli non è più tra noi.
La sua alma è volata via,
rapita da una mano latente.
Volteggiando tra spazi infiniti
e cercando l'arcano, andrà
oltre i confini dei sogni,
attratta da una luce fulgente.
Ma la sua dolce presenza rimarrà tra noi,
nel ricordo di chi gli fu amico.

 


A Fiamma



Una fiamma si è spenta.
Vibrava Fiametta nella baia di Sapri.
Ondeggiava tremula tra bimbi felici.
Ricordi lontani di tempi passati.
Il greco mar  Floga l'accolse.
Nella terra degli Atridi luce divenne.
Ora brilla nel ciel stella lucente.
E ai nostri cuori grondanti
dolor pace trasmette.


Paesi e luoghi.

Il cenotafio di Palinuro.


Intrepido nocchiero,
che solcasti sicuro
le impetuose onde
di Schilla e  Cariddi,
portando in acque chete
di più lontane mete.
il figlio di Afrodite,
per volontà divina
perdesti la tua vita.
Per l'incolumità di Enea,
Poseidone, avverso,
alla citerea dea
chiese  una preda in cambio.
E tu, O Palinuro, tradito da Morfeo,
in profondo sonno immerso,
cadesti in queste acque,
davanti ad un'altura 
a forma di zampa di leone.
E mentre onde impetuose,
in altre terre ascose,
lontano, ti portavan,
stancamente nuotando,
e la costa di Caprioli anelando,
esausto vi giungesti.
Uomini incolti ti spinsero  negli Inferi, all'approdo. 
Il tuo corpo dai flutti del mare sbattuto
Vagò tra gli scogli di questi aspri lidi.
Dove, per volontà di Enea,
ti fu eretto un tumulo,
che, vincendo l'oblio,
perpetuò il tuo nome,
e rese eterna Caprioli.

 


Stromboli.


Sotto una coltre nera di cenere e lapilli,
ecco spuntare un fiore:
è lo splendore della vita,
che vince sulla morte.
Bella, imponente, altera
ti ergi sulle acque del nostro mare.
Anche se la tua bocca
sputa fiamme di fuoco,
il verde dei pendii
ci mostra la tua veste,
pennellata di vividi colori.
Tra le sfavillanti sorelle,
che Efeso ilare eresse
ed Eolo modellò,
col suo soffio soave,
ti pavoneggi,
con la tua nuova,
sempre variopinta sottana.
Così ci appari, o Stromboli.


Viaggio in Turchia

 

Scorgi lontano, inaspettate

alte torri appuntite di minareti;

Per i quartieri e le strade affollate

s'odono canti dal vento portati;

 sono preghiere rivolte ad Hallá,

come una nenia  si sparge in città.

 Un ponte lungo  sul Corno D'oro,

sembra la tela di un capolavoro.

Poi inoltrandoti in terre sognate,

ecco Zelve coi camini delle fate:

sono casette a forma di funghi,

con finestrelle scavate ovunque.

In una valle che sembra incantata,

sabbia sottile come panna montata.

 Per non parlare di Pamukkale

con bianche tazze al naturale:

son le cascate marmorizzate,

brillano al sole come argentate.

 Ed ecco Konia coi suoi dervisci 

li vedi ruotare e ti stupisci.


La costa scozzese.

 

Un' infinita landa viola,

ed un gabbiano che in tondo vola.

Anfratti profondi di terra rossa,

nidi scavati su terra smossa.

Una spumosa onda vermiglia  

lima  la ghiaia frammista a conchiglia.

Chiesette bianche, su prati turchese 

sopra una roccia  in alto protese,

e variopinte casette  in sequela 

lungo la costa che il mare rivela.

In fondo a una lingua di terre emerse

svetta un Castello con mura riverse,

una fortezza ormai diroccata

Come una favola già raccontata.


Ispirate da mio fratello
Enzo.


L’amore notturno.

Sulla città che dorme

la notte si distende

a spegner brace

nel cor sempre latente.

Vola il notturno zefiro

a destare quel tanto

dell’amor che resta ancora.

Di sana voluttà  senza tormento

il corpo freme.

Compagna mia d’amor,

o notte chiara,

tu per l’eterno vai

e dell’effimero mortal 

poco ti cale,

fermati alfin

e godi della bellezza umana.

Tregua in Palestina

Sa d’incenso e di castagna,

languido e struggente

vola dalla campagna

sulla città fremente

un suono di zampogna.

Aleggia, poi si insinua

nell’animo rabbioso,

placa rancori ed odio

e  in Palestina giunge,

al cor della pattuglia

Tra il pianto delle madri,

tra i morti e le macerie

s’arresta la mitraglia.

 


Fine