Visione.
Assorto,
ascolto le voci arcane,
i
dolci richiami della natura.
Odo
il gorgogliar dell'acqua sopra i sassi
ed
il velato fruscio del vento fra le fronde.
Odo
il fluttuar lento dell'onda
ed
il modular canoro degli uccelli.
Poi
vedo te:
abbandonata
coi capelli sciolti
sulla
sabbia dorata.
Ho
il cuore rigonfio di gioia:
Vedo
il mare lambire la costa
e
la brezza dissolver le
nubi.
Fur
2)Pensiero
stupendo (Alla
mia donna).
Sfumata,
nell'aria
di un tiepido giorno
ti
vedo,
sfarfalli.
Col
sole riflesso negli occhi,
le
braccia librate nel vento,
ondeggi
felice.
Oh...
immagine dolce!
Ricorri
costante alla mente
ed
ogni altro pensiero
distruggi.
Fur
3)
Solitudine.
Amaro
sconforto: ... esser solo.
In romita
parte seduto,
attendo
lo scorrer lento dell'ore.
Non
mi va di pensare.
Ti
vedo lontana e
ti
tendo le braccia,
ma
esse si avvinghiano al nulla.
Amarsi
è qualcosa di vivo.
A
che serve pensarti?
Mi
illudo di averti vicina,
ti
guardo negli occhi e sorridi.
Ma
è sogno irreale.
La
luce mi porta nel vero
ed
è triste trovarsi scorato.
...
Solo.
Sempre
più solo.
Fur
4)
Il
Professore.
Dall'alto
del tuo trono,
come
una statua eburnea,
altero,
disdegnoso
ti
senti un semidio.
Con
aria distaccata,
lo
sguardo atterritore,
ostenti
la tua scienza
al
miserando alunno
che,
tremolante e muto,
finì
tra le tue grinfie.
Sbuffi,
ti arrabbi e stridi,
indi,
allungando il collo,
ti
ricomponi e duro,
come
uno stoccafisso,
esclami:
" Se ne vada !
Non
ha capito niente !"
Man
mano che s'accresce
la
schiera
dei bocciati,
il
riverito nome
del
professore illustre
passa
di bocca in bocca;
nasce
così la fama
di luminare
eccelso,
di
pozzo di sapienza.
Pompato,
riverito,
riempi
la tua pancia
ben
altro che di scienza.
In
barba a tutti quanti
mangi,
ti ingrassi e dormi.
Sei
il propugnatore
del
non aver pietà.
Fur
5)
Dolce
immagine (A mia madre).
A
voi ombre vaganti volgo il mio sguardo.
Solo
a voi oh immagini dilette oso parlare !
A
voi, che nel balzar di mente in mente,
tutto
sapete, io sbigottito chiedo:
“
Cos'è
la gioia? che cos'è il dolore ?”
Ma
confuse voi vi ritraete
e
dolcemente, pian piano sfumando,
lasciate
me solo ai miei pensieri.
E
mentre con la mente vado tra profondi abissi
e
altissime vette, cercando il vero invano,
una
candida, pallida mano
si
posa sui miei occhi,
avvolge
la mia mente.
Ecco
! ora tutto è chiaro !
Io
so perché si vive,
che
cos'è la gioia,
che
cos'è l'amore.
Oh
cara, dolce immagine irreale!
Sol
ora, che con materno affetto,
carezzi
i miei capelli radi,
sembro
capire
che
l'unica vera causa del dolore
è
la continua lotta
dell'uomo
contro l'uomo.
Sol
ora avverto tanta pace
e
tanto, tanto amore.
Nel
cuore ho sigillato
l’impronta
di ogni cosa.
Ricordo
che bambino,
sotto
al tuo sguardo attento,
correvo
senza ostacoli,
tra
prati di trifoglio
e
cespi di ginestre.
Fur
6)
Sconforto.
Soffocato,
strozzato dall'odio
vorresti
fuggire.
Vorresti
poterti librare nell'aria,
scrollarti
di dosso
quel
peso affannoso
che
tanto ti avvince alla terra
...
e amare.
Ma
solo, senza conforto,
abbandonato,
relitto
non
ha senso l'amore.
Non
una voce:
silenzio,
solo silenzio
ti
echeggia nel petto.
Il
mondo ti volge le spalle,
nessuno
si è accorto di te !
Eppure,
ti illudi di essere amato,
sogni
beato un amore felice
e
ti vedi cullato
da
quell'immagine dolce
che
tu hai dell'amore.
Così
tempri l'affanno del tuo cuore.
E
a
te stesso invochi
la
sospirata pace,
che
solo il giorno estremo
ti
darà conforto.
Fur
7)
Gabbiani.
Distratto,
osservo il lento,
ritmico
volo d'un gabbiano:
Quando
improvviso, lontano,
s'ode
l'ulular del vento.
Vedo
la polvere alzarsi impetuosa,
formare
un nuvolone innatteso.
Il
cielo si rabbuia,
tutto
si fa più oscuro:
Così
dell'uomo i sentimenti,
suscitati
improvvisi,
oscurano
il lento, monotono
voler
della ragione.
Fur
8)
A
se stesso.
Confuso
tra i tanti,
ti
chiedi chi sei.
L'amorfa
materia,
la
piatta esistenza
delude
quell'ansia infinita,
che
anela infinite conquiste.
L'arcano,
l'ignoto ti scuote,
ritrovi
te stesso,
ritorna
la vita.
Modelli
l'amorfo,
carpisci
i segreti
che
"Terra" gelosa
rinserra
nel seno.
Ma,
scoperti che l'hai,
ti
domandi confuso
il
perché del tuo affanno.
E
dici a te stesso:
"Nessuno
ha bisogno di te".
E
a
me stesso rispondo:
"Son
io che ho bisogno di te".
Fur
Confronto.
Alte,
grigie ciminiere;
nero
fumo.
Grosse
macchine rombanti;
larghe
strade.
Folle
immani senza volto;
grandi
case.
Frastornati,
frettolosi;
cittadini.
Ramoscelli
mormoranti;
verdi
prati.
Acque
terse, chiacchierine;
Aere
azzurro.
Calma,
immensa pace;
bianchi
casolari.
Occhi
vivi, guance smunte;
contadini.
Fur
10)
Nel
nulla.
Che senso ha la vita?
Amare,
sognare, sperare ?
Effimera
cosa è l'amore;
immagini
vaghe nei sogni;
il
vero dissolve la speme.
E'
bello obliarsi,
vagare nel nulla.
Fur
11)
Guerra.
Quant'odio
serpeggia nell'aria.
Ognuno,
rinchiuso in sé stesso,
non
ode le voci pietose,
non
vede le mani protese.
Son mani senza tronco;
son mani senza corpo.
Ognuno
si nutre del sangue degli altri,
esanime,
esangue lasciando la preda.
Che
schiera selvaggia, immonda, crudele
è
quella degli uomini!
Son corpi senza volto;
son corpi senza testa.
Fur
12)
Amore
e Sogno.
Miriadi
di lucciole d'oro,
fantasmi
dal bianco mantello,
vagando
nel buio di un cuore,
vi
portano un poco d'amore.
Amare
è come sognare:
chimera
d'un mondo ideale.
Speranze
cadute e risorte,
ricordi
di tempi felici,
che
all'anima triste, avvilita
ridanno
la gioia, la vita.
Amare
è come sperare:
lusinga
di un'ora di pace.
Fur
13)
Ricordi.
Aride
foglie morte
ricordi
di un tempo che fu,
di
un tempo passato,
remoto
lontano,
che
echeggia ancora, portato
dall’
ali leggere del vento.....
...un
sospiro.
Esse
s'innalzano,
lievemente
sospinte
dal
turbinio dell’affanno e…
…poco
a poco una danza
frenetica,
incalzante
mi
ammalia, mi avvince, mi incanta .
Dolcemente
cullato dai sogni,
la
malinconia mi invade, m’assale.
...Poi
piove.
Piovono
lacrime amare
dal
mio volto annegato nei ricordi.
Fur
14)
Vorrei
volare.
Vorrei
volare,
librarmi
nel cielo limpido e terso
Su
due grandi ali remiganti.
Dondolarmi,
Appeso
alla coda di una cometa.
Scivolare
giù,
lungo
il pendio di un arcobaleno.
Tuffarmi
in una morbida nuvola bianca
ed
estasiarmi nell’infinito aere azzurro.
15)
Viaggio
di fantasia.
La
mente arrovellando
tra
corpi rotolanti
e
forze lagrangiane,
stanco,
oramai distrutto
dall'arido
problema,
sui
fogli mi assopisco.
La
fantasia si sfrena.
Scrollatasi
di dosso
ogni
inutil fardello,
si
butta alla conquista
di
mondi sconosciuti.
E
dopo aver varcato
gli
spazi siderali,
si
trova all'improvviso
in
una stanza oscura.
Poi
dopo, poco a poco,
si
fece un gran chiarore:
tumultuose
vagavan,
in
un serrato intreccio,
immani
masse amorfe:
i
sogni, i desideri,
gli
occulti pensieri.
Indovinate
un po’
Dov’era
capitata?
Dentro
una cosmonave.
Avvolti
in grandi nubi,
balzavano
figure,
di
personaggi “illustri”,
valorosi
guerrieri
di
tempi ormai passati:
il
professor Occultis,
Capitan
Miki ardito,
il
grande Blek e Robin,
Salasso
e Doppio Rum.
In
groppa ad un destriero,
sopra
una nube alata,
ecco
arrivare Tex
e
dietro a lui, Mefisto
lo
segue come un’ombra.
La
fulgida astronave
poi
vira all’improvviso
per
altri luoghi ascosi.
Volando
sulla scia
di
una biancastra via,
tra
stelle scintillanti
e
astri fiammeggianti,
ecco
che infine approda
sopra
un florente atollo.
Tra
cumuli di sabbia
ed
ubertose dune,
affiorano
forzieri
ricolmi
d'ogni bene:
ori,
diamanti e gemme,
che
sono la lusinga
di
ogni umana gente,
ma
erano difesi
da
feroci mastini.
In
mezzo ad essi un vecchio
incolto,
rabberciato,
sotto
una palma verde,
radici
rosicchiava.
Allora,
spaventata
da
quell'orribil vista
la
fantasia svanisce
e
il sogno qui finisce.
Fur
In ricordo di un amico scomparso.
Un
caro amico è scomparso,
egli
non è più tra noi.
La
sua alma è volata via,
rapita
da una mano latente.
Volteggiando
tra spazi infiniti
e
cercando l'arcano, andrà
oltre
i confini dei sogni,
attratta
da una luce fulgente.
Ma
la sua dolce presenza rimarrà tra noi,
nel
ricordo di chi gli fu amico.
Fur
Nel
giorno dei morti (ai miei cari).
Ad
un tratto è il tramonto.
Non
odo parole, ma solo silenzio.
Scomparsi,
sotto la nuda zolla
giaccioni
i cari.
Resta
solo il ricordo di loro,
nei
nostri cuori ancora vibranti.
Ma...
la vita continua,
scorre
come acqua di un fiume impetuoso...
Nel
mare calmo della notte
troverà
pace.
Fur
Davanti
ad una scultura di donna.
Con
la tua pelle eburnea,
posi
le stache membra
su
un giaciglio di marmo.
Rimani
nei miei occhi:
un
corpo sinuoso
con
l'armonia del bello.
Fur
19)
La
tristezza della sera.
È
un altro giorno che muore,
una
pace profonda m’assale.
Il
sole silenzioso s’immerge
nel
profondo rosso del mare.
Bisbigliano
i nidi nell’ombra.
Soltanto
si odono i passi
di
chi frettoloso rientra,
in
una città brulicante di vicoli e sassi.
Duro
è stato il cammino,
più
lunga l’attesa.
La
meta ormai s’avvicina.
Già
la tocchiamo col cuore che avvampa,
mentre
più grevi si fanno i pensieri,
su
una via che s’arrampa.
Tra
breve ci sarà tanta pace,
cesserà
la fatica degli erti sentieri.
Un
brivido percorre le membra,
s’accende
in me una nuova certezza,
un
nuovo pensiero mi schiara:
domani
sarà un altro giorno!
Un
giorno di luce, si spera!
Fur
20)
Vita
e morte.
Una
foglia che cade,
un
fiore si schiude;
l'usignolo
che canta,
il
gemito di un corpo morente;
la
pioggia che scende sull'arida terra,
il
sole nel brullo deserto divampa.
Potrà
mai una vita che nasce,
sostituire
una vita che muore?
Che
strano gioco è la vita!
Quel
che pria dà si riprende.
In
questo ritmo alterno
qual'è
la funzione dell'uomo?
Si
nasce, si cresce, si muore!
Cosa
resterà all'universo
di
questo perpetuo mutare?
Resterà
alla memoria del tempo
un
segno del nostro passaggio?
O
tutto svanirà nell'oblio,
e
nessuna traccia resterà del passato?
Fur
Emigranti.
Una
scia di uomini in fuga attraversa i deserti;
...deserti voluti
alla
bramosia di uomini avidi.
Una scia di uomini fugge
alla
morte
dalla
bramosia di uomini avidi .
Una
scia di uomini in fuga
solca
le acque tempestose dei mari.
Sognando nuovi albori
e
approdando a nuovi lidi,
diventano
schiavi
della
bramosia di uomini avidi.
Hanno
lasciato le loro capanne,
abbandonato
ogni piccola cosa,
tra
le macerie dei loro villaggi,
per
vivere tra tuguri di latta,
nella
polvere di terre lontane.
Vittime
sacrificali di uomini avidi.
Fur
Natale.
Un
dolce profumo
si
espande nell'aria
di
un fervido giorno.
Allegria
di bimbi festanti
si
ode per le vie
illuminate
dintorno.
L'animo
si predispone all'amore.
una
soave mitezza
invade
i cuori di molti.
È Natale.
Fur
Autunno
Dolce
stagione l'autunno,
pregna, a volte di malinconia,
a volte di allegra euforia.
Nell'aria respiri
gli ultimi tepori d' una estate in declino
e i primi freddi dell'inverno incombente.
Giornate terse e luminose,
altre piovigginose ed uggiose.
Per l'aere si espande l'odore
del
mosto e del vino novello.
Odi il crepitio di un fuscello,
che brucia nel camino ardente,
mentre il tepore riscalda il tuo corpo fremente.
Odi il vocio di bambini,
giocare allegri in cortile,
mentre
il tuo umore umbratile,
soffuso di languori sopiti,
ti porta, stupito,
in un mondo di sogni.
Stagione
dell'età senile,
Dell'età in declino,
quando avverti forte
il presagio del repentino
avvento del gelo,
che scendendo dal cielo.
porterà
pace alle tue stanche membra.
Fur
È buio e il cielo è pieno di stelle.
Inebriato ammiro Venere
che ad occidente risplende,
mentre a meriggio c'è Giove.
Tutto il firmamento sfavilla
di mille lucine pulsanti.
Ma quando spunti tu o luna
tutte le accechi.
Tu con un gran faccione irridente,
sembri dire:
"Son io la regina del cielo".
E man mano che sali nella volta celeste,
Spegni quasi tutte le stelle.
Con la tua luce argentea
illumini di nuovo la terra.
E al viandante, che erra smarrito,
indichi la strada sicura,
nella notte che sembrava
buia ed oscura.
Fur
Le uggiose giornate
danno l'addio alle albe dorate,
ai riflessi d'argento su acque incantate
ai tramonti rosati di sere abbronzate.
Addio ai riflessi dei lampi infuocati,
alle ultime luci di giorni assolati.
La natura si veste con nuovi colori:
di grigio cinereo, di scuro giallore.
Il soffio del vento da terra solleva
le foglie ingiallite,
che il tempo passando ha reso appassite.
Comincia una danza di gocce di pioggia,
che i fossi riempie a mo' di una foggia.
Addio al cielo di nubi pulito
e la brezza leggera dei mesi passati.
Le strade son piene di pozze e detriti.
27)
Intrepido nocchiero,
che solcasti sicuro
le impetuose onde
di Schilla e di Cariddi,
portando in acque chete
di più lontane mete.il figlio di Afrodite,
per volontà divina
perdesti la tua vita.
per l'incolumità di Enea,
Poseidone, avverso,
alla citerea dea
chiese una preda in cambio.
E tu, O Palinuro, tradito da Morfeo,
in profondo sonno immerso,
cadesti in queste acque,
davanti ad un'altura
a forma di zampa di leone.
E mentre onde impetuose,in altre terre ascose,
lontano, ti portavan,
stancamente nuotando,
e la costa di Caprioli anelando,
esausto vi giungesti.
Uomini incolti ti spinsero negli Inferi, all'approdo.
Il tuo corpo dai flutti del mare sbattuto
Vagò tra gli scogli
di questi aspri lidi.
Dove, per volontà di Enea,
ti fu eretto un tumulo,
che, vincendo l'oblio,
perpetuò il tuo nome,
e rese eterna Caprioli.
Fur
28)
Una fiamma si è spenta.
Vibrava Fiametta nella baia di Sapri.
Ondeggiava tremula tra bimbi felici.
Ricordi lontani di tempi passati.
Il greco mar Floga l'accolse.
Nella terra degli Atridi luce divenne.
Ora brilla nel ciel stella lucente.
E ai nostri cuori grondanti
dolor pace trasmette.
Fur
Buongiorno alla vita,
Stringila a te con le dita.
Cercala come un naufrago esausto anela la costa,
tra i flutti impetuosi
del mare in tempesta.
Non piegarti al vento
che soffia rabbioso,
né far si che la corrente ti porti all'occaso.
Ergiti come un dio greco,
Che comanda protervo,
Con cipiglio bieco,
sugli eventi malvagi dell'evo.
Fur
30)
Sotto una coltre nera di cenere e lapilli,
ecco spuntare un fiore:
è lo splendore della vita,
che vince sulla morte.
Bella, imponente, altera
ti ergi sulle acque del nostro mare.
Anche se la tua bocca
sputa fiamme di fuoco,
il verde dei pendii
ci mostra la tua veste,
pennellata di vividi colori.
Tra le sfavillanti sorelle,
che Efeso ilare eresse
ed Eolo modellò,
col suo soffio soave,
ti pavoneggi,
con la tua nuova,
sempre variopinta sottana.
Così ci appari, o Stromboli.
FurFur
Un'eterea mano ardente
ti stringe il collo.
Un soffio di aria rovente
ti strozza la gola.
Un fuoco ti prende dai piedi
e arriva al cervello.
La pelle trasuda vapore.
33)