
Raffaele
Fuccella
All’ombra
della
sfinge
I
personaggi del romanzo sono opera
di pura fantasia,
ogni riferimento a persone o luoghi è puramente casuale.
L’unico
riferimento storico è la
cronaca dell’uccisione
del
giovane studente universitario
Giulio Regeni al Cairo.
Titolo
| All'ombra della sfinge
Autore
| Raffaele Fuccella
ISBN
| 979-12-24042-27-3
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Personaggi:
Stefan
Furore: protagonista,
giornalista del giornale l’Eco d’Italia.
Nathan
Maven: Direttore, nonché capo
redattore del giornale l’Eco d’Italia.
Sharon
Maven: Moglie di Nathan,
molto più giovane di lui.
Morena
Mordelli: fidanzata di
Stefan.
Serena
Bentivoglio: una signora
di mezz’età.
Girolamo
Malagola: agente di
polizia in missione in Egitto.
Addolorata
Malagola: moglie di
Girolamo.
Marcello
Battiferro: turista in
gita a Sharm El Sheikh
Assunta
Battiferro: moglie di
Marcello.
Marco
Battiferro: figlio
diciassettenne di Marcello e Assunta.
Fedele
Zecca, Vera Figone e Mario
Pochizia: altri turisti del gruppo.
Rebecca
Ovido: anziana signora in
Egitto per turismo.
Capitolo
I
Preparativi
per il viaggio a Sharm
El Sheikh.
In
quei giorni di un'afosa estate, uno di quei giorni in cui il caldo
asfissiante
ti toglie l'aria e non riesci neanche a respirare, in cui i vestiti ti
si
attaccano addosso, tutti bagnati, e non hai la forza di alzare una
gamba per
riuscire a fare un passo, Stefan giunse finalmente in redazione. Come
si aprì
la porta, gli giunse sul viso una ventata d'aria fredda, che
improvvisamente lo
rianimò e gli fece prendere vigore.
Ad
attenderlo nel suo studio c'era Morena. Appena la vide, in tono
scherzoso le
disse:
"Fa
così caldo che le mie freddure sono diventate fritture".
Di
rimando Morena gli rispose:
"Ed
io questa notte ho tenuto sempre i piedi fuori dal letto senza paura
che me li
tirasse un diavoletto".
Poi
si era messa a ridere allegramente e aveva continuato:
"Meno
male che qui in ufficio c'è l'aria condizionata! Stefan,
forse sarebbe il caso
di prendersi una decina di giorni di ferie e andare in un bel luogo
freddo".
“Già”,
aveva risposto Stefan, “Magari al Polo nord o in
Groenlandia!”
“Ma
no! Io intendevo su una bella spiaggia esotica”, aveva
replicato Morena,
“magari alle Maldive o alle isole Hawaii”.
“Certo!
Tu credi che lì faccia meno caldo?”
“Immersi
nelle acque di un bel mare limpido e fresco, credo proprio che staremmo
senz’altro bene!”
“Allora
potremmo andare anche a Sharm El Sheikh, in Egitto? Anche lì
c’è un bel mare
limpido e pieno di pesci colorati e potremmo praticare dello
snorkeling, che ne
dici?”
“In
Egitto fa molto più caldo che in Italia. Comunque una
vacanza a Sharm El Sheikh
non mi dispiacerebbe, potrei anche prenderla in
considerazione”.
“A
me piacerebbe anche vedere le piramidi e la sfinge, visto che andiamo
fin lì”.
“Ma
sei matto! Col caldo che fa, immagina quanti gradi ci saranno in pieno
deserto
egiziano?”
“Però,
la cosa mi alletta. Vorrà dire che mentre io vado a visitare
le piramidi, tu
resterai a nuotare nel mare di Sharm El Sheikh”.
“Certo!
Con questo caldo non ci penso proprio a venire nel deserto”.
“Bene!
Non ci resta che andare dal gran capo e chiedergli dieci giorni di
ferie”.
Nel
frattempo, il direttore Nathan Maven, stava conversando con la moglie
Sharon
sulla possibilità di comperare un ulteriore condizionatore
d’aria da installare
nella redazione, visto il gran caldo di quei giorni.
Del
resto, la redazione del giornale non poteva certo chiudere,
l’Eco d’Italia
doveva necessariamente uscire tutti i giorni, qualunque fosse il tempo:
caldo,
freddo, pioggia o grandine.
Proprio
in quel momento bussarono alla porta dell’ufficio di Maven e
si udì la voce di
Stefan che chiedeva il permesso di entrare.
“Entra,
Stefan e accomodati pure. Io e Sharon stavamo prendendo in
considerazione
l’idea di comperare un ulteriore condizionatore
d’aria da inserire nel
corridoio, oltre a quelli situati nei vari uffici, visto il gran caldo
di
questi giorni”, disse Maven.
“Veramente”,
capo, “Io e Morena eravamo venuti a chiederle una decina di
giorni di ferie”.
“No!”,
replicò Maven. “Non è possibile una
diminuzione di personale in questo momento,
visto che sono in ferie già altri due redattori; il giornale
non può certo chiudere”.
"Certo!",
aveva risposto Stefan, senza esitazione, guardando di soppiatto Sharon.
“Ma
tra due giorni gli amici rientrano e io e Morena potremmo iniziare le
ferie al
loro ritorno. Del resto in redazione siete abituati a stare senza di me
tutte
le volte che mi mandate in missione. L’unica persona che vi
verrebbe a mancare
sarebbe soltanto Morena”.
"Va
bene!", aveva replicato Nathan, "Allora preparo i documenti di
congedo, in modo che la prossima settimana, a partire da
lunedì 4 agosto fino
al 13 agosto, tu e Morena possiate andare in ferie. Ma ditemi, dove
avete
intenzione di andare?”.
“Avevamo
pensato di andare a Sharm El Sheikh in Egitto e Stefan ci tiene a
vedere anche
le piramidi e la sfinge”, aveva replicato Morena.
“Con
questo caldo? Contenti voi!”.
Così
dicendo aveva accomiatato Stefan e Morena.
Sharon,
sentendo che Stefan sarebbe andato per qualche tempo in Egitto e
volendo
passare con lui qualche giorno di follia, come, ogni tanto le capitava
di fare,
prese la palla al balzo e, rivolta al marito, disse:
"Come
vorrei vedere anch'io le piramidi e la sfinge! L'ho sempre desiderato!".
Nathan,
perplesso, rispose:
"Hai
tante amiche, perché non formate un gruppo e, insieme,
andate a passare una
settimana nel Mar Rosso, con delle escursioni alle piramidi? Se vuoi il
viaggio
posso organizzartelo io, conosco tante agenzie e tante guide turistiche
sono
amici miei!".
Entusiasta,
Sharon gli balzò al collo, gli diede un grosso bacio e disse:
"Molto
volentieri! Puoi organizzarlo anche subito, non vedo l'ora di andare!".
Così,
seduta stante, Nathan prese il telefono e chiamò un suo
vecchio amico, che
aveva un'agenzia turistica. Questi dal canto suo, gli
confermò che alla fine di
quella settimana, avrebbe voluto formare un gruppo di dieci persone da
accompagnare a Sharm El Sheikh in Egitto, erano in attesa proprio di un
decimo
componente per chiudere il gruppo. Sharon sarebbe stata proprio la
decima
persona.
Nathan,
dal canto suo, fu molto contento nel sentire che l'amico avrebbe
accompagnato
il gruppo personalmente. Essendo molto geloso, poteva stare tranquillo,
Sharon
sarebbe stata controllata da qualcuno che poi gli avrebbe riferito ogni
cosa.
Ad ogni buon conto aveva chiesto all'amico di inviargli i nomi dei
componenti
del gruppo ed il programma dettagliato della gita con gli indirizzi
degli
alberghi dove avrebbero pernottato e le eventuali escursioni.
Invece
Morena e Stefan, subito dopo aver ricevuto da Nathan il nulla osta alle
ferie,
erano usciti dalla redazione del giornale e si erano recati in una
agenzia
turistica poco distante dalla
sede del
giornale.
Qui,
dopo aver visionato vari depliant sulle gite in Egitto, avevano deciso
per un
pacchetto turistico che prevedeva un pernottamento
per otto giorni a Sharm El Sheikh, all' hotel Sunrise Arabian Beach
Resort,
categoria cinque stelle, a partire dal martedì della
settimana successiva 5
agosto e rientro in Italia la mattina del 13 agosto. Inoltre Stefan
aveva
chiesto all’agenzia di poter pernottare per cinque giorni a
Sharm El Sheikh e
poter effettuare una escursione di due giorni al Cairo, con ritorno a
Sharm El
Sheikh l’11 agosto. La sua intenzione era di partire sabato 9
agosto e rientrare
a Sharm lunedì mattina.
Sarebbero
dovuti partire il martedì della settimana successiva, 5
agosto, con un volo
Egyptair, in partenza da Roma alle 13,40 e con arrivo al Cairo per le
17,45,
poi avrebbero proseguito per Sharm
El
Sheikh con un volo interno.
Qualche
giorno dopo arrivò in ufficio una lettera dell'agenzia
turistica alla quale
Nathan si era rivolto, con il programma completo della gita al Cairo e
la lista
dei nomi dei partecipanti.
Programma
della gita:
Da
lunedì 4 agosto a domenica 10 agosto permanenza a Sharm El
Sheikh all'hotel
Sunrise Arabian Beach Resort, categoria cinque stelle, salvo quanto
previsto
dal successivo programma in dettaglio.
1°
giorno: partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino con la
compagnia aerea Wizz
Air alle ore 17,35; arrivo a Sharm El Sheikh alle 22,10, sistemazione in albergo e cena.
2°
giorno: permanenza a Sharm, in mattinata visita alla spiaggia con
snorkeling
per chi lo desiderava; nel pomeriggio visita del centro della
città e shopping.
3°
giorno: partenza molto presto per Luxor con l'aereo. Visita della valle
dei re
e del tempio di Amon. In serata rientro con l'aereo a Sharm.
4°
giorno: escursione sul Monte Sinai e Monastero di Santa Caterina nel
Sinai e
pernottamento nell’albergo Sheikh Mousa Bedouin camp, a 3,7 km da Monte Sinai.
5°
giorno: visita al deserto del Sinai: uno spettacolo della natura
incastonato
nella penisola del Sinai, tra il golfo di Suez ed il golfo di Aqaba. La
sera
rientro a Sharm.
6°
giorno: Visita al Parco Nazionale di Ras Mohammad, escursione col
pulmino a
circa 20 km da
Sharm.
7°
giorno: partenza in mattinata per il Cairo con l'aereo, visita di Giza
con le
tre piramidi più famose, di Cheope, Chefren e Micerino, e la
sfinge sempre
dovuta a Chefren. Pernottamento in albergo: Grand Nile Tower, Corniche
El Nile,
Garden City, al Cairo, per partire sabato mattina dall'aeroporto del
Cairo con
la compagnia aerea Egyptair alle ore 9,35 e arrivo a Roma Fiumicino
alle 13,00.
Per
una visione più dettagliata delle escursioni bisognava
guardare le locandine
allegate con i rispettivi programmi.
Queste
erano invece le caratteristiche della struttura alberghiera dove
avrebbe
soggiornato Sharon a Sharm.
Descrizione
della struttura:
Caratterizzato
da una vista panoramica su una bellissima spiaggia del Mar Rosso,
l'albergo a 5
stelle Sunrise Arabian Beach Resort, offriva camere climatizzate con TV
satellitare a schermo piatto e bagno in marmo, lussuosi servizi
benessere e una
piscina paesaggistica.
Altri
Servizi:
Parcheggio,
WiFi gratis, animali ammessi, ristorante, attività di
intrattenimento, sauna, palestra,
centro benessere e massaggi a pagamento.
Inoltre
poiché Nathan aveva espressamente chiesto i nomi dei
componenti del gruppo: ecco,
in dettaglio, l'elenco dei partecipanti
al viaggio di Sharon: totale 10 persone (5 uomini e 5 donne)
più
l'accompagnatore.
Signor
Marcello Battiferro, con la moglie Assunta e il figlio diciassettenne
Marco.
Signor
Zecca Fedele, signorina Figone Vera e signor Pochizia Mario, tutti
più o meno
ventenni.
Signor
Malagola Girolamo di anni 54, con la moglie
Addolorata di anni 29.
Signora
Giulia Spaventa di anni 65, pensionata.
Signora
Sharon Maven.
Dopo
aver preso visione del programma, Sharon aveva telefonato a Stefan per
informarlo dell’albergo in cui avrebbe soggiornato e dei
giorni in cui sarebbe
rimasta a Sharm El Sheikh.
Il
caso aveva voluto che l’Hotel a Sharm El Sheikh coincidesse
con quello scelto
da Morena e Stefan.
Capitolo
II
Arrivo
a Sharm El Sheikh.
Martedì
mattina Morena e Stefan arrivarono all'aeroporto di Fiumicino
un’ora prima
della partenza del loro volo, fissato per le 13,40.
Stefan
era euforico all'idea di incontrare Sharon e restare da soli (Morena
permettendo) in albergo lontano da Roma.
Quando
arrivarono all'aeroporto di Sharm, poiché era già
tardino, presero un taxi e si
fecero portare subito all'albergo, dove il giorno prima era arrivata
anche
Sharon.
Stefan,
appena giunto, si diresse alla reception dell'albergo dove gli fu
assegnata,
come previsto dalla prenotazione, una camera matrimoniale per lui e
Morena.
Sharon,
mentre si trovava nella hall dell’albergo insieme ai suoi
compagni di viaggio, intravide
Stefan intento ad espletare i
controlli dei suoi documenti da parte del receptionist, gli corse
incontro per
abbracciarlo, senza accorgersi della presenza di Morena. Ma Stefan, con
uno
sguardo atterritore, la bloccò, facendole capire che non era
solo e non era il
caso di farsi notare in atteggiamenti affettuosi. Sharon appena si
accorse che
c'era anche Morena cambiò espressione e con cortesia si
avvicinò a Stefan,
"Ciao",
disse, "anche voi qui, che sorpresa!”
E,
rivolta a Morena:
"Che
piacere vedervi! Come mai siete qui?”
Di
rimando Morena rispose:
"Non
ricordi? Lo dicemmo a Maven
che saremmo venuti a Sharm El Sheikh; se non sbaglio, poiché
ti avrebbe fatto
molto piacere, fosti proprio tu a chiedere a tuo marito di venire in
Egitto".
Sharon
ebbe un attimo di stizza, ma si
controllò e con garbo rispose:
"Ma
certo, ricordo benissimo! Ricordo che Nathan, con riluttanza, vi
concesse dei giorni
di congedo. Comunque, sono molto contenta di avervi incontrato e spero
che
qualche sera possiamo cenare insieme".
Così
dicendo, si salutarono come vecchi conoscenti, mentre Sharon mostrava,
distrattamente ma maliziosamente, a
Stefan il numero della sua camera, scritto sulla chiave.
Nel frattempo
Sharon rientrò nel suo gruppo con nonchalance, affermando di
aver incontrato un
amico di Roma, poi tutti insieme andarono a cena.
Dal
canto suo Morena mormorò sottovoce:
"Certo
che sei contenta di rivedere Stefan, grande…!”
Si
avvicinò a Stefan e con sgarbo lo strattonò verso
l'ascensore per salire al
piano della loro camera.
Non
appena ebbero sistemato i bagagli, Morena contrariata prese Stefan per
il
bavero della giacca e con voce sommessa, ma molto arrabbiata, disse:
"Lurido
verme, ti eri messo d'accordo con Sharon per ritrovarvi nello stesso
albergo? Speravi
così di fare il galletto con due donne? Scordatelo! Ti
terrò d'occhio da
mattina a sera".
"Cosa
stai fantasticando? Come avrei potuto concordare con Sharon
l’albergo, se il
nostro viaggio lo abbiamo scelto insieme, mentre quello di Sharon l'ha
organizzato Nathan?”
Per
un momento le parole di Stefan la tranquillizzarono, ma subito dopo
ritornò
alla carica:
"Vuoi
negare, forse, che
sei stato l'amante di
Sharon?”
"No,
non lo nego", rispose Stefan, "ma è stato tanto tempo fa,
ora ci
salutiamo soltanto. D'altra parte, Nathan è gelosissimo e mi
butterebbe fuori
dal giornale se solo avesse sentore di un nostro ritorno di fiamma".
"Quindi,
Sharon non ti attrae più?", replicò Morena.
"Assolutamente,
siamo rimasti solo buoni amici. Ora sono fortemente attratto solo da
te, che
sei bellissima ed hai un fisico da schianto".
A
quelle parole, Morena gli si buttò al collo e
cominciò a baciarlo con ardore. Una
volta che ebbero fatto pace, scesero di nuovo nella hall per andare a
cenare al
ristorante dell’hotel.
Arrivati
in sala da pranzo, il cameriere chiese loro:
"Signori,
desiderate un tavolo per due o volete cenare al tavolo con altre
persone?".
Poiché
Stefan aveva sempre avuto piacere di parlare con le persone e gradiva
stare in
compagnia, chiese a Morena:
“Amore,
perché non ceniamo a un tavolo insieme ad altre
persone?”
“Con
piacere!”, rispose Morena. E rivolta al cameriere:
"Ceneremmo
volentieri con qualcuno, magari italiano!".
Proprio
davanti a loro c'era un tavolo dove era seduta una coppia di italiani; il cameriere, in modo
cortese, chiese loro se
gradivano la compagnia di Stefan e Morena al tavolo.
"Molto
volentieri", risposero in coro.
Così
il cameriere accostò al tavolo altre due sedie, dove presero
posto Stefan e
Morena, che subito si presentarono:
"Io
sono Stefan Furore e questa è la mia fidanzata Morena
Mordelli, entrambi giornalisti
dell'Eco d'Italia, siamo venuti
qui per trascorrere le nostre ferie", disse cortesemente Stefan,
rivolto
alla coppia.
"Molto
piacere. Io mi chiamo Addolorata Malagola e questo al mio fianco
è mio marito
Girolamo", rispose di rimando la donna in tono cordiale e sorridente.
“Siamo
in Egitto in gita turistica per osservare le bellezze del Mar Rosso e
successivamente per ammirare le famose piramidi e la sfinge”.
Così
dicendo si strinsero le mani in segno di amicizia.
Nel
frattempo, arrivò il cameriere con il menù e
chiese:
"I
signori preferiscono bere del vino rosso o bianco?".
I
quattro commensali si guardarono in volto e
il sig. Girolamo rispose:
"Cominciamo
con un buon vino rosso, ma mi raccomando, che sia buono!".
"Il
migliore è: l'Irep nefer,
il vino
buono dell'antico Egitto, detto: calice di Ebe", rispose il cameriere
in
tono cortese, ma deciso.
"Bene!", confermarono in coro.
Poi,
ognuno cominciò a dare uno sguardo al menu ed alla fine
concordarono che
avrebbero ordinato tutti le stesse pietanze.
Per
primo piatto: Koshari, piatto
tipico
egiziano a base di riso, pasta corta, lenticchie, ceci, farina,
cipolle,
pomodori e tante
spezie.
Per
secondo: Pasticcio piccante di samak,
a base di pesce, accompagnato da una bottiglia di Mareotico
bianco, prodotto sulle rive di un lago salmastro a sud di
Alessandria.
E
per finire, il dolce: Il balouza,
un
budino di maizena tipico della cucina egiziana, con decorazioni di
pistacchi
e ciliegie
sciroppate, accompagnato da
un buon bicchierino di passito di Pantelleria.
Durante
la cena conversarono amabilmente, Stefan raccontò dei suoi
trascorsi al
giornale Eco d'Italia, mentre Girolamo disse di essere un agente di
polizia
sulle tracce di un corriere della droga.
Dal
canto suo la signora Malagola sorrideva, parlando del più e
del meno con
Morena, mettendo in mostra una splendida gamba lunga e ben tornita, che
non
poteva non attrarre Stefan. Infatti, la osservò ben bene, di
sottecchi, per non
destare la gelosia del marito e di Morena. Era una bella donna giovane,
dai
lineamenti un po' marcati, quasi maschili, con dei bellissimi capelli
biondo-dorati, un naso piccino, ma dritto e due occhi
castano-verdastro, che le
davano un tono di profonda intensità.
Girolamo
dal canto suo era un uomo molto ordinario, di mezza età,
senza particolari
caratteristiche interessanti.
Non
lontano dal loro tavolo, ma in posizione un poco defilata, c'era un
tavolo da
quattro, davanti al quale sedevano Sharon e una famiglia di tre
persone: padre,
madre e figlio diciassettenne, che discutevano amabilmente,
mangiucchiando e
bevendo non si sa cosa.
Sharon
era abbigliata come al solito con un vestitino corto ed attillato che
metteva
in mostra il suo corpo sinuoso e le sue belle e armoniose gambe, mentre
molti
commensali maschi la guardavano con sguardo voluttuoso e sognante.
Dopo
diversi bicchieri di vino, quando ormai la loro riservatezza si era
fatta
evanescente, Girolamo rivelò a Stefan che era sulla buona
strada per smascherare
l’identità del corriere della droga e concludere,
così, le sue indagini;
infatti, prima di partire, era riuscito a mettersi in contatto con un
giovane
amico, il quale gli aveva rivelato che il corriere si trovava al Cairo.
Per
questo motivo lui e la moglie avevano scelto di fare una gita in
Egitto, che
includesse una escursione con permanenza nella capitale. Erano riusciti
a
fissare un appuntamento con l’amico per venerdì di
quella settimana nei pressi
della sfinge di Chefren a Giza, in quella circostanza il ragazzo gli
avrebbe
rivelato l’identità del pusher in cambio di
venticinquemila euro.
Girolamo
voleva che la notizia non fosse trapelata perché possibili
agenti segreti,
infiltrati, sarebbero potuti venire a conoscenza dei fatti, mandando in
fumo
l’operazione. Comunque, aveva promesso a Stefan che gli
avrebbe riferito ogni
cosa sabato mattina, prima di rientrare in Italia. Inoltre,
poiché Stefan gli
era risultato molto simpatico e brillante, voleva che potesse
realizzare uno
scoop giornalistico da inviare al suo giornale. Ma non volle
confidargli nulla
sull’identità del suo interlocutore.
Alla
fine della cena, un po' brilli per il troppo vino bevuto, rientrarono
ognuno
nelle loro camere, dandosi appuntamento, per sabato mattina,
all'aeroporto del
Cairo e scambiandosi i numeri dei cellulari.
Capitolo
III
Il
soggiorno a Sharm El Sheikh.
Giunti
in camera, Stefan
si spogliò ed indossò
un pigiama di seta con pantaloncini e maniche corte, mentre Morena
indossò una
camicia da notte molto leggera e trasparente, tale da far intravedere
le sue
nudità.
Morena
era una ragazza mora bellissima, alta quasi un metro e ottanta, con
delle gambe
lunghe sottili e ben tornite, come Stefan la vide la prese per mano e
la tirò a
sé, crollarono entrambi sulle bianche lenzuola del loro
letto matrimoniale e si
scambiarono tenere effusioni d’amore.
La
mattina seguente, mercoledì 6
agosto,
Sharon si svegliò presto per partire, insieme alla sua
comitiva, per Luxor,
come previsto dal programma.
Invece,
Morena e Stefan si alzarono di mala voglia, ancora stanchi e assonnati.
Si
prepararono pigramente, senza fretta, per scendere a far colazione.
Dopo
aver assaggiato varie prelibizie del luogo e bevuto un orrido
caffè
all’americana, chiamarono un taxi per recarsi nel centro
della città, visitare
i mercatini locali e fare dello shopping.
Verso mezzogiorno rientrarono in albergo e, dopo essersi
riposati su un
comodo divano posto in un angolo della hall,
si recarono in una sala adiacente dove pranzarono. Alla
fine del pranzo
risalirono in camera.
Verso
le tre del pomeriggio, Morena indossò un perizoma molto
succinto con sopra un
copricostume a fantasia, molto colorato e appariscente, che aveva
appena
comperato ai mercatini di Sharm. Invece, Stefan indossò un
pantaloncino-costume
con disegni di palme su una spiaggia di sabbia dorata, una camicia a
fiori
molto colorata, che anche lui aveva comperato ai mercatini e scesero
sulla
spiaggia di fronte all'albergo. Qui noleggiarono pinne, maschera e una
barca a
motori e si fecero portare in un posto non molto lontano dalla costa
dove,
immergendosi, avrebbero avuto la possibilità di vedere dei
meravigliosi
fondali. Non appena la barca si fermò, si tuffarono
entusiasti nelle limpide
acque del Mar Rosso.
L'acqua
del mare era caldissima, trasparente, limpida e cristallina; videro
rocce di
corallo variopinte, dal giallo intenso al rosso porpora, dal viola
sfumato al
fucsia pallido.
Colonie
di coralli, madrepore, gorgonie, immersi in fondali marini incantevoli,
acque
dalle mille sfumature di blu, numerosissime specie di pesci tropicali
dai
colori brillanti: dal gigantesco napoleone al pesce pappagallo, dal
pesce
pagliaccio ai bellissimi pesci farfalla. Rimasero estasiati da quella
bellezza
di colori che non avevano mai veduto, né avrebbero mai
immaginato di vedere.
Non finivano mai di stupirsi ad ogni anfratto roccioso, pieno di
coralli
variopinti, che si presentavano alla loro vista.
Stefan
Trascorse, così, in acqua quasi due ore e non sarebbe
più risalito a riva se
non fosse stato per un
leggero brivido
di freddo, che ogni tanto gli suggeriva di uscire dall'acqua.
Con
negli occhi quella fantasmagorica bellezza di colori, entusiasti,
rientrarono
in albergo e salirono in camera a cambiarsi per ridiscendere a cena,
poiché,
senza accorgersene, si erano fatte circa le 20.
Questa
volta cenarono da soli, infatti la comitiva di Italiani, tra cui Sharon, non era ancora
rientrata da Luxor. Finirono
di cenare proprio mentre rientrava la comitiva e si salutarono da
lontano con
tutti. Sharon risalì frettolosamente in camera, sperava che
prima o poi sarebbe
arrivato Stefan a bussare alla sua porta.
E
fu proprio così; Stefan vedendo Sharon risalire verso la sua
camera, rivolto a
Morena disse:
“Amore,
mi è venuto un gran mal di pancia, vado di corsa nel bagno
del ristorante, tu
risali in camera che dopo ti raggiungo”.
Così
dicendo fece finta di andare verso il bagno ma, nel momento in cui
Morena
volgeva lo sguardo altrove, svoltò nel corridoio e corse
all’ascensore. Si
fermò al secondo piano, ricordava bene che
il numero della stanza di Sharon era il 261. Prese il corridoio che
portava nella
direzione giusta e poco dopo bussava alla porta.
Non
dovette attendere molto, Sharon andò ad aprire semi
svestita, certa che fosse
Stefan. Quando aprì la porta, l’abbraccio fu
veemente, tenero e
passionale, si baciarono con
trepidazione e si sedettero sul letto.
Questa
volta, purtroppo, Sharon subì una forte delusione, era certa
che avrebbero
trascorso infuocate ore a letto. Invece, Stefan, staccatosi dal suo
appassionato abbraccio, le disse:
“Purtroppo
ho poco tempo per restare con te, mi attende di sopra Morena, alla
quale ho
detto una bugia proprio per venire da te e concordare il prossimo,
solitario
incontro sabato al Cairo. So, infatti,
che tu sarai al Cairo sabato, per ripartire domenica
mattina per
l’Italia. Sabato
sarò anche io al Cairo,
così potremo
passare insieme tutta la
giornata ed anche tutta la notte.
Dimmi
il nome dell’hotel presso il quale pernotterai, e
vedrò di prenotare anche io
lo stesso albergo”.
Registrò
il nome dell’hotel sul suo taccuino elettronico, diete un
lungo bacio a Sharon
e di corsa uscì dalla stanza per prendere
l’ascensore e salire al terzo piano,
dove era situata la loro stanza: la 318.
Morena
e Stefan trascorsero delle bellissime giornate, quasi sempre sulla
spiaggia,
spesso immersi nelle bellissime acque del mar Rosso, per alleviare il
calore
del sole; avevano, inoltre, a disposizione un originalissimo ombrellone
a forma
di tucul, due lettini di tela bianchi, un tavolino circolare con un
foro al
centro, nel quale era situato l’asse
dell’ombrellone, con sopra due freschi
aperitivi e vari tipi di snack.
Stefan
avrebbe voluto fare qualche escursione, ma Morena, per il troppo
caldo, non aveva
voluto
assolutamente muoversi dall’incantevole
mare di Sharm. Cosi restarono lì fino al mattino del sabato
successivo, 9
agosto, quando Stefan partì per il Cairo,
come da programma, concordato con Morena.
Quella
mattina Stefan, si alzò presto, si preparò di
tutto punto per la partenza,
indossò un abito di lino bianco su una camicia color paglino
a maniche corte e
prima di uscire dalla stanza, per andare all’aeroporto col
taxi, si rivolse a
Morena:
“Amore,
non preoccuparti per me, continua a goderti questa splendida vacanza e
non fare
la civettuola con i giovanotti sulla
spiaggia”.
Di
rimando, Morena rispose:
“Sei
sempre tu che vai in cerca di ragazze, dovunque ti trovi; per cui,
mi raccomando, non abbordare signorine compiacenti. Io ti
telefonerò ogni
sera per chiederti il resoconto della giornata”.
Così
dicendo si diedero un bacio lungo e appassionato e Stefan
uscì dalla stanza,
prese un taxi e giunse all’aeroporto di Sharm El Sheikh prima
delle 7,00, in
tempo per prendere il volo Egyptair con arrivo all'aeroporto del Cairo
alle
9,30. Il volo era lo stesso che stava prendendo Sharon col suo gruppo.
Si guardarono da lontano, ma
fecero finta di non
vedersi. Sull’aereo occuparono posti sufficientemente lontani
per non destare
sospetti. Infatti l’accompagnatore del gruppo, a cui si era
affidato Nathan,
non si accorse nemmeno che Stefan era sullo stesso aereo.
Giunsero
al Cairo in perfetto orario, e mentre il gruppo di Sharon
salì su un pulmino
che li portò direttamente all’hotel Grand Nile
Tower, Corniche El Nile, Garden
City, Stefan prese un taxi e
si fece
portare nello stesso albergo, dove aveva
prenotato una camera già da qualche giorno e
che aveva confermato da
Sharm la sera del giorno precedente. Dopo il controllo dei documenti
alla
reception, un cameriere lo accompagnò con
l’ascensore su, al terzo piano,
portandogli i bagagli. Stefan lo ringraziò, dandogli una
mancia e lo congedò.
La camera era la n° 319, molto bella, ampia, lussuosa e con una
meravigliosa ed
incantevole vista sul Nilo.
Stefan,
stanco si buttò sul letto e così vi rimase per
una decina di minuti. Poi, si
ricordò che il suo amico Girolamo Malagola, col quale aveva
cenato insieme con
la sua bella moglie a Sharm, gli aveva detto che nella giornata di
sabato
avrebbe dovuto incontrare al Cairo un giovane amico con le prove
dell’identità
del corriere della droga. Volendo partecipare alla missione per
realizzare un
grande scoop da far avere al giornale e al suo capo Nathan Maven, prese
il
telefonino sul quale aveva annotato il numero dell’agente
Girolamo Malagola e
lo chiamò:
“Ciao,
Girolamo, sono Stefan. Hai avuto conferma da quel tuo amico; oggi ti
porterà le
prove che gli hai richiesto?”, disse con apprensione.
“Non
preoccuparti è tutto confermato, del resto venticinquemila
euro valgono la candela. Tu, da
parte tua, mi
raccomando, non fare imprudenze e cerca di non cadere in qualche
tranello
ideato dagli agenti segreti egiziani, altrimenti passerai dei guai
seri, né ci
saranno santi che ti potranno aiutare. Attendi con pazienza il mio
arrivo”,
rispose sereno Girolamo.
Volendo
tener fede alle parole di Girolamo Malagola, si adagiò sul
letto e non pensò
più a nulla.
Era quella una giornata
transitoria da
trascorrere senza far niente di speciale, cioè una giornata
di gran noia.
Poiché, in altri termini, doveva perdere tempo, decise di
visitare l’albergo e,
poiché, aveva letto su una locandina che l'hotel era fornito
di una bellissima
piscina panoramica, dopo essersi vestito da spiaggia, con
pantaloncino/costume
e camicia a fiori, prese l'ascensore e
salì all'ultimo piano dell’hotel,
dove era situato il terrazzo.
Qui
effettivamente, era situata una bellissima piscina a forma di nuvola
irregolare,
intorno alla quale c'erano numerosi ombrelloni con rispettive sedie a
sdraio,
quasi tutte occupate da persone. Sembrava proprio di stare su una
spiaggia, ma
era una spiaggia del tutto eccezionale, perché da
lassù si godeva un panorama
davvero splendido. Si vedeva tutta la città del Cairo, con i
suoi numerosi
minareti, le sue case color ocra, quasi a voler simulare le dune di un
deserto,
attraversate da un grande serpentone azzurro: il Nilo. Stefan
restò estasiato
di fronte a cotanta bellezza, per un attimo si astrasse e gli
sembrò di stare
su una nuvola in cielo, ma un brusio continuo di suoni lo scosse e lo
riportò
alla realtà. Poiché avrebbe voluto far amicizia e
discorrere con alcune persone
che stavano lì sdraiate, cercò, tra il vocio
vario, di riuscire a riconoscere
l'idioma italico. Così notò una giovane coppia di
italiani, sdraiati sotto un
ombrellone. Si avvicinò e si presentò:
“Salve! Mi chiamo Stefan Furore e cercavo
qualche italiano con cui
scambiare due parole e trascorrere un po' di tempo insieme".
Non
aveva fatto caso che i due erano una giovane coppia di sposi in viaggio
di
nozze, cosa che seppe solo qualche tempo dopo. Il ragazzo, molto geloso
della
giovane moglie, si infastidì all'invadenza di Stefan e
pensando che fosse un
"viveur", in cerca d'avventure, anche perché Stefan era un
bel
ragazzo aitante, gli rispose a muso duro:
"Il
piacere è tutto suo, non mio! Gradirei che
rivolgesse la sua attenzione da qualche altra parte. Vada!
Lì c'è una
anziana signora italiana che ha una gran voglia di parlare, vada da
lei!",
disse con tono sgarbato e perentorio, indicando una simpatica signora dai capelli
candidi, che stava
sorseggiando una tazza di the.
Poiché
non aveva nessuna intenzione di dar noia a nessuno, Stefan non se lo fece ripetere
due volte e
candidamente si avviò verso l’ombrellone dove
c’era una simpatica signora, non
più giovane, tutta sola, che non attendeva altro che fare
quattro chiacchiere
con un connazionale.
Stefan,
con molto garbo, le si avvicinò e le rivolse la parola:
“Buona
giornata, signora! Permette che mi sieda sotto al suo ombrellone? I
posti qui
sono quasi tutti occupati ed il sole picchia malamente in
testa”.
“Certo!
Si accomodi pure. Sento dall’accento che è
italiano ed io sono molto felice di
poter parlare con qualche connazionale. Lei di dove
è?”.
“Ora
abito a Roma, ma sono di origini cilentane”, rispose
gentilmente Stefan.
“Ho
molto piacere di conoscerla, io pur essendo settentrionale, di Genova,
amo
molto il Cilento. Sono stata più volte in gita turistica sia
a Palinuro che ad
Acciaroli”.
“Ho
molto piacere di conoscerla anch’io”, rispose
Stefan. “Mi chiamo Stefan Furore
e sono un giornalista dell’Eco d’Italia, in gita
qui al Cairo per ammirare le
piramidi e la sfinge”.
“Ah…
non le ha ancora viste? Sono una delle meraviglie del mondo, cosa
aspetta per
andarle a vedere? Non perda tempo qui nell’albergo, vada
prima a vedere questo
meraviglioso incanto creato dagli uomini migliaia di anni fa! Poi
potrà perdere
tempo a prendere il sole!”.
“Veramente
sono appena arrivato, ma nel pomeriggio ho intenzione di recarmi a
Giza”.
“Ha
ragione, forse ora è ancora un poco stanco per il viaggio,
ma, un bel ragazzo
atletico come lei, non dovrebbe mai essere stanco! È qui con
sua moglie o una
sua compagna?”.
“No! Sono
solo”:
“Posso
chiederle come mai, un ragazzo così
bello, sta da solo? Forse sono stata un po’ troppo
invadente?”.
Stefan,
volendo darsi un certo tono di importanza e mistero, rispose:
“Ho lasciato la
mia ragazza a Sharm, e sono
venuto qui da solo, perché sono in missione da parte del mio
giornale per fare
delle indagini, inoltre,
come le avevo
già detto prima, avevo voglia di vedere le piramidi e la
sfinge”.
“Immagino
che la sua ragazza sarà bellissima come lei! Ah…
che distratta! Mi sono
dimenticata di presentarmi, mi scusi! Mi chiamo Rebecca Ovido. Sono una
signora
ormai un po’ attempata e, da quando è morto mio
marito, non trovo pace; sono
sempre in giro per il mondo”.
“Rebecca!”,
ripeté Stefan. “Un bellissimo nome, come lei,
d’altronde!”
“Giovanotto!
Non mi faccia complimenti! Tanto so benissimo che sono una vecchia,
impareggiabile scassa palle!”.
“No!
Non dica queste cose! E’ una simpatica ed intelligente
signora, forse, di mezza
età”, replicò Stefan.
“Ah,
ah, ah… giovanotto, lei ha il dono dell’ironia! Mi
piace!”.
“Meno
male”, disse Stefan sottovoce, “perché,
vede quella coppia di italiani poco
distante da qui, mi trova particolarmente antipatico tanto che nel
salutarli,
lui mi ha allontanato in malo modo”.
“Non
ci faccia caso”, rispose Rebecca Ovido, “Sono in
viaggio di nozze e lui è
particolarmente geloso della moglie. Poi, ha visto un ragazzo splendido
come
lei, e subito ha pensato che al confronto sarebbe risultato come uno
scarabeo
nero. Ha pensato che la mogliettina avrebbe preferito mille volte
restare a
letto, sotto o sopra le lenzuola, con lei piuttosto che col maritino.
Ah, ah,
ah”.
Anche
Stefan rise di buon grado, poi continuò:
“Non
dica queste cose, che potrebbero sentirci, allora sì, che il
marito
diventerebbe nero”.
Rebecca
rise di gran gusto e aggiunse:
“Caro
Stefan, l’avevo detto che lei ha il dono
dell’ironia! Ma
parliamo d’altro! Ha detto che è in
missione qui per il suo giornale? Spero tanto che non si tratti
dell’omicidio Regeni
di cui si fa un gran parlare sia in Italia che qui in
Egitto!”.
“Lei,
cara signora, è anche indovina”, rispose Stefan,
in tono meravigliato, mentendo
spudoratamente.
“Niente
affatto! Dalle sue parole ho solo dedotto la verità! Mi
raccomando Stefan non
faccia molte domande in giro, qui è pieno di agenti segreti
e non vorrei che
sparisse anche lei”, disse sottovoce la signora Rebecca.
Era
la seconda volta che, quel giorno, qualcuno lo avvertiva
di stare attento ai servizi segreti
egiziani.
Poiché
tra una chiacchiera e l’altra si era fatta l’ora di
pranzo, la signora volle
ritirarsi nella sua stanza, mentre Stefan scese nella sala da pranzo,
ma prima
si diedero appuntamento per quella sera a cena.
Capitolo
IV
Non
appena ebbe finito di pranzare, Stefan fece chiamare un taxi e si fece
accompagnare a visitare la necropoli di Giza; in vero, non era molto
distante
dall’hotel (20 km), ma dato l’elevato traffico
impiegarono più di un’ora.
La
Necropoli di Giza situata in Nazlet El-Semman Al Haram è
aperta tutti i giorni
fino alle 17, ma tra aprile e settembre fino alle 19,
perché, soprattutto in
estate, è consigliato visitare questo luogo, evitando le ore
centrali, le più
calde della giornata. La Necropoli di Giza è sicuramente uno
dei luoghi più
incredibili sulla terra, oltre ad essere il sito archeologico
più conosciuto al
mondo. Si
trova sull'altopiano
di Giza ed è un complesso di monumenti la cui costruzione
dovrebbe risalire
circa al 2.500 a.C. Come siano state costruite le piramidi e la Grande
Sfinge
rimane ancora oggi un mistero. All'interno della necropoli si possono
visitare
alcuni importanti monumenti come la Grande Sfinge, la Piramide di
Cheope, la
Piramide di Chefren e la Piramide di Micerino. L'ingresso al complesso
ha un
costo di 200,00 EGP (€11,20). Questo biglietto dà
accesso all'area delle
piramidi e della Sfinge, ma se si vuole entrare all'interno delle
piramidi, è necessario
acquistare un ulteriore biglietto; cosa che Stefan fece.
Stefan
ebbe modo, così, di vedere la Grande Sfinge della necropoli,
che è sicuramente
uno dei simboli dell'Egitto. Ha delle dimensioni davvero grandi, circa
73 m di
lunghezza per
20 m d'altezza. E'
arrivata quasi intera ai giorni d'oggi, attraversando secoli e millenni
di
storia: la sua costruzione è, infatti, datata circa al 2.500
a.C.
Nella
mitologia egizia la Sfinge era considerata come simbolo protettivo:
infatti, veniva,
posta davanti a tombe reali o templi, in questo caso si trova davanti
alle
piramidi. Il suo scopo era di garantire una vita serena
nell'aldilà al faraone
e alla sua famiglia. Questa figura mitologica si presenta con il corpo
di un
leone e la testa umana e, in alcuni casi, è dotata anche di
ali. Trovarsi
davanti a questa imponente struttura lascia sicuramente senza parole,
sia per
la sua grandezza che per la sua lunga storia.
La
Piramide di Cheope è la più grande delle piramidi
presenti, raggiungendo
un'altezza di 180 m. Per questo motivo è conosciuta anche
come Grande Piramide
di Giza. Fu costruita probabilmente nel 2.570 a.C. Originariamente
furono
impiegati ben 2,3 milioni di blocchi di pietra, per volere del Faraone
Khufu,
conosciuto anche come Cheope (da qui il nome).
Stefan
volle visitare anche il suo interno. Un'esperienza davvero unica, ma
gli
interni sono davvero molto stretti, con soffitti bassi e cunicoli
piccoli.
All’interno Stefan ebbe modo di ammirare la Barca Solare di
Cheope: una grande
nave in legno di cedro utilizzata nel rituale funerario del Faraone,
scoperta
nel 1954 durante degli scavi. Ritrovata in mille pezzi, furono
necessari 18
anni per restaurarla.
Poi
passò a contemplare la
Piramide di
Chefren, ovvero la seconda piramide più grande del Paese. Fu
costruita per
volere del Faraone Chefren IV, sovrano della IV dinastia,
nonché figlio di
Cheope. La sua costruzione risale circa al 2.500 a.C. con un'altezza di
136
m, si contraddistingue dalle altre per
una caratteristica: è l'unica che sulla sommità
conserva ancora una parte della
copertura originaria. Inizialmente, infatti, la piramide era
completamente
ricoperta in calcare bianco di Tura, che è andato perduto
durante i millenni,
fatta eccezione per la sua punta.
Questa
volta, però, non scese al suo interno, data
l’esperienza non certo piacevole
della precedente.
Infine
poté ammirare la Piramide di Micerino, la terza piramide del
complesso e la più
piccola tra le tre. Piccola ma comunque con dimensioni impressionanti:
ha
un'altezza di circa 66 m, mentre la sua base misura 100 m.
Terminata
la visita, si fece riaccompagnare in Albergo, dove giunse poco prima
delle 20. Era
l’ora in cui solitamente lo chiamava
Morena, sia quando stava lontano sia quando era in missione da parte
del
giornale. Salì in camera, si fece una doccia per togliersi
di dosso la sabbia,
che naturalmente gli si era appiccicata addosso, indossò
abiti puliti e attese
l’arrivo della telefonata.
Puntualmente
dopo pochi minuti squillò il suo telefonino, era Morena:
“Ciao
amore, allora, cosa hai fatto di bello oggi? Sei stato a vedere le
piramidi e
la sfinge? Come sono?”
Stefan
allora le fece il resoconto di tutta la giornata, esaltò le
bellezze delle
piramidi e la magnificenza della sfinge e si rammaricò che
lei non avesse
potuto godere di uno spettacolo unico al mondo per la sua bellezza ed
imponenza. Poi passando ad altro argomento le disse:
“Sai,
Morena, ho fatto amicizia con una simpaticissima anziana signora. Si
chiama
Rebecca, conosce molto bene l’Egitto ed è allegra
e molto socievole”.
“Bada
bene, Stefan, non inventarti panzane, perché le bugie hanno
le gambe corte e se
scopro che, anziché aver fatto amicizia con una vecchia
signora, ti vedi con
una giovane signorina, appena rientri, ti tiro il collo e ti riempio di
sberle”.
“Ti
giuro che è una anziana signora”, ribatte
concitato Stefan. “Se vuoi posso
mandarti una sua foto, inoltre, se fossi in mala fede, non ti avrei mai
detto nulla.
Anzi tra poco, appena scendo giù, ceneremo
insieme”.
“Va
bene, Stefan, ti voglio credere, ma mi raccomando frequenta solo
anziane
signore o saranno guai. Ora ti saluto, perché
anch’io devo scendere a cenare.
Baci, baci, baci”.
“Un
grande ed appassionato bacione anche a te”, rispose Stefan.
“ Ma fai la brava
anche tu!”.
Così
dicendo ridiscese nella sala da pranzo dove, seduta ad un tavolo,
l’attendeva
la signora Rebecca Ovido. Aveva un bellissimo vestito scollato, con un
filo di
perle al collo e sfoggiava una chioma di riccioli bianchi, a
dimostrazione che
nel pomeriggio era stata dal parrucchiere.
Appena
si avvicinò al tavolo, Stefan si scusò
con la signora:
“Mi
perdoni, ma sono rientrato più tardi del previsto
dall’escursione alla
necropoli di Giza, per colpa di un traffico veramente
caotico”.
“Non
si preoccupi, giovanotto, sapevo che sarebbe tornato da Giza
più tardi del previsto”,
rispose Rebecca con tono alquanto rassegnato.
“Questa
sera è veramente incantevole, il vestito che indossa la fa
sembrare una
ventenne”, disse in modo adulatorio Stefan, anche per farsi
perdonare il
ritardo.
Aveva
contravvenuto ad uno dei suoi comandamenti fondamentali: non far attendere mai una
signora.
“Ragazzo,
non cederò alle sue lusinghe, conosco troppo bene gli anni
che mi porto sul
groppone e non ho nessuna intenzione di
ascoltare ulteriori sciocchezze da parte sua. Ora si sieda
e cerchi di
essere serio!”, lo rimbrottò con tono deciso la
signora Rebecca.
Mentre
Stefan si sedeva al tavolo, arrivò un cameriere molto
premuroso, che porse loro
il menù e riempì a metà i calici con una
bottiglia di acqua minerale, che con molta probabilità aveva
già ordinato la
signora Rebecca.
Questa,
rivolta al cameriere, con tono molto deciso disse:
“Ragazzo,
dopo che avremo ordinato, non ci faccia attendere tutta la sera per
servirci!”.
In
effetti, il servizio fu veloce e puntuale; evidentemente il cameriere
aveva già
avuto a che fare con Rebecca.
Poco
prima che arrivasse lo chef de rang con i pasti ordinati,
rientrò anche il
gruppo di Sharon dalla visita a Giza.
Con
grande disappunto di Stefan, dal gruppo mancavano proprio il suo amico
Malagola
con la moglie.
La
cosa lo infastidì molto, perché si erano dati
appuntamento quella sera per
parlare dell’identità del corriere della droga.
Stefan confidava che il suo
amico Malagola gli rivelasse tutti i retroscena della missione, per
poter
scrivere un articolo di fuoco da inviare in redazione. Invece vide
avvicinarsi
verso il loro tavolo Sharon, che con aria sbadata fingeva di passare casualmente di
lì.
Stefan
capì la mossa, del resto conosceva molto bene Sharon e,
fingendo di
giocherellare con la chiave della sua camera, la girò in
modo che si leggesse
chiaramente il numero sopra inciso. Sharon,
dal canto suo, guardò distrattamente la chiave
e sorrise.
Durante
il pranzo, Stefan raccontò delle meraviglie viste nella
necropoli di Giza, a
sua volta Rebecca, ogni tanto, interveniva per aggiungere qualche
ulteriore
caratteristica alle descrizioni di Stefan.
Quando
ebbero finito di pranzare, Rebecca invitò Stefan a spostarsi
nel salotto della
sala adiacente per sedersi su un confortevole divanetto di broccato
ocra e bere
un amaro digestivo. In effetti aveva intenzione di riprendere il
discorso
interrotto in terrazzo, sul caso dell’uccisione del giovane
Giulio Regeni.
Infatti,
in modo che potesse apparire quasi casuale, cominciò col
dire:
“Stefan,
faccia molta attenzione nel condurre le indagini sul <caso
Regeni>, ci
sono mille orecchie e mille occhi che potrebbero vederla e sentirla. Ho
notato
più volte anche in questo albergo delle strane losche figure
seguire dei nostri
connazionali che facevano domande su questo caso”. Poi
abbassando la voce
continuò:
“Quando
hanno ritrovato il cadavere del povero ragazzo, sul suo corpo si sono
contate
più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole
rotte, tutte le
dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le
braccia e scapole, oltre
a cinque denti rotti. Si sono riscontrate coltellate multiple sul tutto
il
corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un
rompighiaccio
o uno strumento simile a un punteruolo. Vi erano, inoltre, numerosi
tagli, causati da
uno strumento affilato, simile a
un rasoio e incisioni somiglianti a vere e proprie lettere”.
Stefan
ascoltò le parole di Rebecca, non senza un moto di
compassione e ribrezzo, poi
chiese:
“Ma
come fa lei a dire tutte queste cose?”
“Caro
il mio Stefan, io ho seguito sui giornali locali quasi tutte le notizie
da loro
riportate e sono giunta alla conclusione che Giulio Regeni è
stato ucciso dai
servizi segreti egiziani. Infatti, da quando sono intervenuti nelle
indagini
gli agenti di polizia italiani, non vogliono assolutamente che si parli
più di
questo caso”.
“Ma
come ha fatto a leggere i giornali locali se sono scritti in lingua
araba?”,
obiettò Stefan.
“Mio
caro ragazzo, un proverbio italiano dice: non
c’è miglior sordo di chi non vuol sentire
ed io aggiungerei: non
c’è miglior cieco di chi non vuol vedere
”.
“Cosa
intende dire, signora?”.
“Che
io so leggere, scrivere e capire l’arabo meglio degli
Egiziani stessi, sono
laureata in lingua e letteratura araba. Vengo spesso qui in Egitto, i
luoghi mi
piacciono moltissimo. Solo che faccio finta di capire e parlare solo
l’italiano
per non essere sospettata o semplicemente infastidita dagli agenti
locali. Del
resto il personale degli alberghi conosce molto bene
l’italiano”.
“Grazie
moltissimo, signora Rebecca, per le informazioni che mi ha fornito,
saranno
molto utili per scrivere uno scottante articolo sul mio giornale,
quando torno
in Italia”.
“Smettila
di chiamarmi continuamente signora, ti autorizzo a chiamarmi
semplicemente
Rebecca. Così mi fai sentire più vecchia di
quanto già sono”, lo apostrofò in modo deciso Rebecca.
“Grazie,
Rebecca, allora ti sarò debitore
per
tutta la vita”.
“Smettila
anche di essere così teatralmente gentile, le signore un
po’ anziane, come me,
vogliono essere trattare alla pari, magari anche sentendosi dire
qualche
cattiva parola, così si sentono più giovani! Non
lo capisci?”.
“D’ora
in poi lo farò! Non ci avevo pensato!”, rispose
sorridendo Stefan.
Così,
finirono di bere l’amaro-digestivo, si salutarono caldamente
e si diedero
appuntamento al mattino seguente; poi si ritirarono, ciascuno nella
propria
camera.
Qualche
minuto dopo essere rientrato in stanza, mentre stanco si era buttato
sul letto,
Stefan sentì bussare leggermente alla sua porta. Con
lentezza, si sollevò ed
andò ad aprire. Non appena ebbe aperto la porta, Sharon gli
si buttò con impeto
al collo, lo strinse forte e lo baciò con ardore. Stefan
rimase per un attimo
come inebetito, sia dallo slancio di Sharon, ma soprattutto dai fumi
dell'alcol
bevuto; tuttavia ritornò subito in sé, strinse
forte Sharon al petto e, dopo
aver chiuso la porta, con passione la portò fino alla sponda
del letto dove si
fecero cadere sempre
con lei avvinghiata
a lui.
Stefan
e Sharon erano abituati, da una lunga consuetudine di rapporti
clandestini, a
quelle effusioni
d'amore, godevano
estasiati alla vista delle loro scultoree nudità, si
accarezzavano con estrema
dolcezza ma poi si stringevano così forte quasi a voler
divenire un solo corpo.
Trascorsero,
così, tutta la notte. Si addormentarono, esausti, solo in
mattinata. Furono, di
mala voglia, destati dal suono acuto ed incessante della sveglia del
telefonino, restarono in uno stato di torpore per qualche minuto, poi,
Sharon
si scosse e si rese conto che si era fatto giorno, doveva di corsa
rientrare
nella sua stanza, perché di lì a poco sarebbero
passati a chiamarla per andare
all'aeroporto, e rientrare in Italia.
Capitolo
V
All’ombra
della sfinge.
Dopo
circa un’ora, mentre Sharon, insieme a tutto il suo gruppo
partiva, in
aereo, per
rientrare in Italia, Stefan
molto lentamente si tirò su, con
le
spalle nude, poggiate sul cuscino, sembrava fosse assorto in profondi
pensieri,
in effetti stava pensando all’amico Girolamo Malagola e alla
moglie che non
erano rientrati in albergo e che l’accompagnatore del gruppo
aveva cercato di
rintracciare freneticamente per tutta la sera.
Dopo
essersi alzato, aver fatto una doccia ristoratrice e vestito di tutto
punto col
suo classico doppio petto blu gessato, camicia bianco-vaniglia e
cravatta avion
a righe larghe trasversali, scese giù nella sala per fare
colazione.
Una
mezzoretta dopo, soddisfatto per le prelibizie che aveva trovato sul
buffet e
mangiate con gusto, uscì per il centro del Cairo dove
comprò un vestito tipico
egiziano, molto bello ed appariscente per Morena e vari regalini da
portare a
Roma per gli altri suoi colleghi.
Pranzò
in un ristorante nel centro della città e, per fare rientro
in albergo, prese
un taxi che lo riportò fino davanti al portone dell'hotel.
Trovò
che il receptionist confabulava animatamente col direttore
dell’albergo.
Incuriosito si avvicinò per sentire quello che dicevano, ma
non capì neanche
una parola, visto che parlavano in arabo.
Vide
però nella saletta accanto alla hall, comodamente seduta sul
divano la signora
Ovido, che candidamente sorseggiava un drink.
Le
si avvicinò in modo cortese e le chiese:
“Buongiorno,
Rebecca, sai perché il direttore dell’hotel
è così agitato?”
“Non
da molto è circolata la notizia che uno degli ospiti
dell’albergo è stato
trovato morto, proprio alla base della sfinge di Cheope”.
Stefan
sbiancò, aveva lo strano presentimento che il corpo del
cadavere fosse quello
del suo amico scomparso, Girolamo Malagola.
In
modo quasi angosciato tornò a chiedere:
“Non
è per caso il cadavere del signor Malagola? E la moglie che
fine ha fatto?”
La
signora Ovido, lo guardò con
tenerezza e,
intuendo lo stato
d’animo di Stefan, con
voce flebile disse:
“Mi
sembra di aver percepito proprio quel nome; la moglie sembra sparita.
Ma siediti,
giovanotto, e bevi un whisky. Ti sentirai meglio!”
Stefan
era affranto per quella nefasta notizia,
prese il bicchiere in cui la signora Ovido gli aveva versato uno scotch
e lo
trangugiò d’impeto. Sentì come una
scossa nello stomaco, ma si rianimò subito.
Volle sapere di più su quello strano delitto, desiderava
vedere il cadavere
e in che condizioni era, e capire
dove era finita la signora Malagola. Perciò pregò
Rebecca Ovido di fargli da
interprete con il direttore dell’albergo per chiedergli tutti
i particolari a
sua conoscenza su quel crimine.
Rebecca,
da parte sua, fu ben felice di fargli da interprete, si sentiva
inorgoglita di
poter aiutare un giornalista così bello e affascinante nelle
sue indagini.
Seppe, così, che il corpo era stato trovato, tutto
insanguinato, quella mattina
all’ombra della sfinge da alcuni turisti in visita in quei
luoghi. Il delitto
era stato particolarmente efferato, infatti sul capo c’erano
segni di numerosi
colpi, inferti con una pietra, trovata accanto al cadavere, inoltre
presentava
alcune tumefazioni sul viso, segno che era stato percosso prima
dell’uccisione.
Della moglie si erano perse completamente le tracce, come se fosse
stata
rapita. Da quella descrizione a Stefan vennero in mente le parole che
l’amico
Girolamo Malagola gli aveva detto al telefono:
“Stai
molto attento ai servizi segreti egiziani, perché se vengono
a conoscenza di
quello che ti ho rivelato, potresti fare una brutta fine”.
Inoltre
ricordava anche i particolari in cui era stato ritrovato il corpo del
povero
Giulio Regeni e non poté far a meno di associarlo al
cadavere di Girolamo.
Tutti
gli indizi convergevano su un unico colpevole, i servizi segreti
Egiziani, che,
per qualche ragione a lui ancora sconosciuta, avevano voluto eliminare
Girolamo
Malagola e avevano fatto sparire la moglie che era a conoscenza dei
segreti del
marito.
Ora,
secondo Stefan, bisognava riuscire a capire il movente del delitto e
dove era
stata portata la signora Addolorata Malagola. Temeva anche per la sua
incolumità, nonostante non fosse a conoscenza di nulla
sull’identità del
corriere della droga.
Ringraziò
cortesemente la signora Ovido per avergli fatto da interprete in quella
dolorosa situazione, salutò i circostanti e con animo triste
salì in camera.
Giunto qui, telefonò immediatamente a Morena:
“Ciao
amore”, sussurrò Stefan e dalla sua voce
traspariva tanta tristezza.
“Cosa
ti è successo, Stefan?”, chiese Morena con
trepidazione.
“Devo
darti una brutta notizia”.
“Non
farmi stare in ansia”.
“Credo,
invece, di avere
una grande paura. Ieri
notte è stato ucciso, Girolamo Malagola, mentre la moglie
è scomparsa”.
“E
tu che c’entri, appena lo conoscevamo!”.
“Ma
non ricordi! Mi aveva confidato che era sulle tracce di un fattorino
della
droga e mi aveva detto di avere un appuntamento, ieri sera, con un
giovane che
a pagamento gli avrebbe rivelato il nome del corriere. Inoltre, mi
aveva dato
appuntamento, subito dopo, per mettermi al corrente della sua indagine
e
rivelarmi il nome del trasportatore della droga. Ma non ha fatto in
tempo”.
“Stefan,
ma se tu non sai niente, vuoi dirmi, per cortesia, di cosa hai
paura?”.
“Non
capisci! Mi aveva avvertito di stare attento ai servizi segreti
egiziani. Con
molta probabilità il giovane che doveva incontrare era un
loro agente. Ora, se questi
suppongono che Girolamo si era confidato con me, credo di essere in
serio
pericolo”.
“Dai,
Stefan! A me sembra che tu stia ingigantendo le cose. Poi, potrebbe
esserci
un’altra spiegazione sul delitto di Girolamo, potrebbe essere
stato proprio
quel ragazzo ad ucciderlo per una questione di soldi. Mentre la moglie,
testimone del delitto, è fuggita e si è nascosta
per non farsi trovare”.
“Certo!
Questa potrebbe essere un’altra possibilità, ma io
propendo per i servizi
segreti. Tu non hai idea di come era ridotto il povero corpo di
Girolamo. Oltre
a presentare numerosi colpi di pietra sulla testa, aveva anche il volto
tumefatto. Segni evidenti che è stato torturato, per farlo
parlare, prima di
essere ucciso”.
“Ma
no!”, obiettò Morena, “potrebbero aver
litigato per la somma da versare; il
ragazzo voleva più soldi mentre Girolamo voleva dargli solo
la somma pattuita.
Hanno fatto a botte e, poi, il
giovane indispettito
lo ha ucciso”.
“Potrebbe
essere andata proprio così”, rispose Stefan
dubbioso. “Ad ogni buon conto
domani mattina rientro a Sharm e vedremo se non sia il caso di
rientrare in
anticipo a Roma. Lì staremmo certamente più al
sicuro”:
“Stefan,
non ti facevo così fifone! Proprio tu, che ti butti a
capofitto sempre in
situazioni pericolose”.
“Si!
Però tu non conosci la spietatezza dei servizi segreti
Egiziani. Potresti
essere anche tu in pericolo”.
“Va
bene, Stefan rientra qui da me e successivamente vedremo il da
farsi”.
La
mattina dopo, Stefan lasciò l’albergo,
chiamò un taxi e si fece portare
all’aeroporto per prendere il volo per Sharm.
Era
stato per tutto il tempo guardingo, girandosi continuamente intorno,
alla
ricerca di qualcuno che lo seguisse. Ma, con sua grande gioia, nessuno
lo aveva
seguito.
All’ingresso
dell’albergo c’era Morena ad aspettarlo; appena si
videro si abbracciarono
forte e di corsa salirono nella loro stanza. Qui Morena lo
riempì di baci e a
Stefan piaceva molto essere consolato. Poi aprì la valigia e
mostrò a Morena
l’abito che le aveva comperato al Cairo. Morena finse di
essere molto felice,
anche se il vestito non era proprio di suo gusto, ma non voleva
rattristare
ulteriormente il suo fidanzato, mostrandosi delusa.
Una
volta finiti i convenevoli, Morena disse:
“Stefan,
vuoi proprio partire subito per Roma, a me non fa troppo piacere
abbandonare
questo paradiso”.
“Va
bene, amore. In fondo non si tratta di attendere che passino solo altri
due
giorni. Forse, restando quarantotto ore in più in Egitto,
posso raccogliere
ulteriori notizie sul delitto”.
“Ti
aiuterò anch’io in questa ricerca”,
rispose contenta Morena.
“Anche
qui in albergo è circolata la notizia che un italiano del
gruppo appena partito
era stato ucciso. Inoltre, ho fatto amicizia con molte signore e
sicuramente
loro potranno riferirmi altri particolari sul caso”.
Nei
due giorni seguenti Stefan fu molto guardingo, vedeva agenti segreti da
tutte
le parti. Bastava che un volto egiziano sconosciuto si avvicinasse nei
paraggi,
quando stava da solo, che subito si allertava e cercava di andare dove
c'era
più folla.
Comunque
quei due giorni furono utili anche grazie all’aiuto di
Morena, che era andata
in giro a fare domande sul delitto, ad avere ulteriori particolari.
Vennero a
sapere, infatti, che il consolato italiano si era mosso e aveva cercato
di
contattare i parenti di Girolamo Malagola a Roma, ma all'indirizzo
indicato
dalla carta d'identità, non c'era nessuno col suo nome,
né tanto meno
all'anagrafe risultava che fosse negli elenchi dei nati a Roma.
A
questo punto Stefan si chiedeva: chi veramente fosse Girolamo Malagola,
quale
fosse il suo vero nome e cosa facesse al Cairo di tanto importante da
essere
ucciso.
Sperava
che tornando a Roma avrebbe risolto alcuni di questi misteri.
Lì avrebbe potuto
indagare con maggiore serenità e molto più
proficuamente, muovendosi su un
territorio a lui notevolmente più familiare.
Capitolo
VI
Ritorno
a Roma.
La
mattina del 13 agosto Stefan e Morena si svegliarono di buon ora, con
la
consapevolezza che la loro vacanza era terminata, e di lì a
poco avrebbero
preso l’aereo per tornare a Roma. Morena era piuttosto triste
al pensiero di dover
tornare al lavoro, chiusa tra le quattro mura della sua stanza, mentre
Stefan
era contento di lasciare il suolo egiziano, per paura di poter essere
fermato
dai servizi segreti.
Alle
13,00 in punto il loro aereo arrivò a Roma Fiumicino e
Stefan tirò un gran
sospiro di sollievo: finalmente era ritornato nel suo ambiente
naturale.
Presero un taxi e arrivarono a casa dopo circa un’ora,
esattamente alle 18,18.
Avendo
pranzato sull’aereo e non avendo più fame,
salirono nel loro appartamento e si
buttarono sul letto.
Verso
le 17 a Stefan venne voglia di andare in redazione a
raccontare al suo capo Nathan tutto ciò che
gli era capitato in Egitto. Così fece. Nathan fu molto
felice di rivederlo e,
dopo aver ascoltato il resoconto di Stefan, esclamo:
“Benissimo!
Qui c’è materia per realizzare un articolo
interessantissimo. Ogni volta che vai
da qualche parte in missione o per tuo divertimento, torni sempre con
notizie
da prima pagina”.
“Però,
Nathan”, replicò Stefan, “io ho vissuto
giornate davvero spaventose ed ora
vorrei la tua collaborazione nel riuscire a risolvere questo caso
così strano”.
“Con
molto piacere, Stefan”, aveva risposto Nathan, tutto
compiaciuto. “Dimmi quello
che devo fare e mi metterò a tua disposizione”.
“Per
prima cosa”, ribatté Stefan, “devi
cercare di capire se realmente a Roma esista
un Girolamo Malagola o se si tratti di un nome inventato; se sia un
dipendente
del nostro ministero degli Esteri o un agente segreto, sotto falso nome
in
missione in Egitto”.
“Muoverò
tutte le mie conoscenze per scoprire l’identità di
questo signore”, rispose sereno
Nathan.
Morena,
dal canto suo, aveva preferito non muoversi da casa. Dopotutto era
ancora in
ferie. Il giorno dopo sarebbe rientrata in servizio in redazione.
Nathan
si era subito affrettato a fare quello che gli aveva chiesto Stefan.
Aveva
telefonato ad alcuni suoi amici del Ministero degli Interni per
appurare la
verità su Girolamo Malagola.
Il
giorno dopo Morena, vestita di tutto punto, con una gonna stretta, che
arrivava
fin sopra al ginocchio, si era recata in redazione, dove era trapelata
la falsa
notizia che Stefan era stato fermato, interrogato e picchiato dai
servizi
segreti egiziani. Appena entrò le colleghe le corsero
incontro ansiose di
sapere come era andata la gita a Sharm El Sheikh. Subito
l’avevano circondata
ed in coro le avevano chiesto:
“Dai Morena,
raccontaci quello che vi è
accaduto in Egitto”.
Morena,
candidamente rispose:
“È
stata una vacanza bellissima, abbiamo riposato su una spiaggia dorata e
ci
siamo immersi in un mare incantevole, ricco di pesci di tutti i
colori”.
“Ma
noi vogliamo sapere di Stefan”, avevano replicato in coro le
amiche. “Abbiamo
saputo che è stato malmenato dai servizi segreti
egiziani”.
“No!
È una falsa notizia. Stefan non ha subito nessuna violenza
da parte di
chicchessia. Solo che è bravo a mettersi nei guai quando sta
senza di me. Si è
recato per due giorni al Cairo per visitare le piramidi e la sfinge,
mentre io
sono rimasta a godermi il mare di Sharm. Mentre stava lì, in
albergo, ha saputo
della morte di una persona che aveva conosciuto il giorno prima; pare
che fosse
un agente segreto italiano. Voi sapete come è Stefan, subito
si è messo ad
indagare. Pare, però, che qualcuno gli abbia consigliato di
farsi i fatti suoi,
se non voleva passare dei guai. Stefan si è intimorito ed è rientrato
da me a Sharm, dove io sono
riuscita a sapere che questo signore si trovava in Egitto sotto falso
nome. Ora
Stefan vuole indagare sulla vicenda”.
Capitolo
VII
Stefan
indaga.
Due
giorni dopo il loro rientro in redazione, il capo redattore, Nathan,
convocò
Stefan presso il suo ufficio, era presente anche Sharon, comodamente
sdraiata
sul divano, posto di fronte alla scrivania del marito, in atteggiamento
molto
rilassato e scomposto con le sue belle gambe accavallate in modo da far
intravedere anche
la parte posteriore
delle cosce.
Appena
Stefan entrò nell’ufficio non poté fare
a meno di guardare Sharon, la vista
delle gambe, innegabilmente lo attraeva, quasi da paralizzarne lo
sguardo. Però
sapeva bene che di fronte a lui c’era il marito,
nonché suo capo redattore, per
cui, dopo un attimo di smarrimento, distolse lo sguardo da Sharon e
rivolto a
Nathan disse:
“Capo,
mi ha fatto chiamare, vuole dirmi qualcosa?”
A
Nathan non era sfuggito lo sguardo concupiscente di Stefan rivolto alle
gambe
della moglie, per cui con tono di rimprovero rispose:
“Siediti,
Stefan. Devo chiederti come mai non hai ancora scritto un articolo
sulla vicenda
in Egitto; speravo che lo avessi già fatto, i lettori del
giornale vanno in
cerca di notizie sensazionali”.
“Capo”,
obiettò Stefan, ”avevo intenzione di farlo non
appena avessi avuto notizie
certe dell’identità del Malagola”.
“Ti
ho fatto chiamare anche per questo, infatti, come ti avevo promesso, volevo riferirti tutti gli
aggiornamenti che
sono riuscito ad ottenere sul caso in questione”.
“Ebbene!”,
rispose trepidante Stefan.
“Da
fonti sicure ho saputo che certamente a Roma non esiste il cognome
Malagola,
che nessun agente segreto è stato inviato in missione in
Egitto in questi
ultimi giorni e che sicuramente i passaporti della coppia da te
incontrata
erano falsi. Ora sta a te indagare ulteriormente”.
Così
dicendo lo accomiatò; Stefan uscendo, fidando del fatto che
Nathan gli volgeva le
spalle, diede un ulteriore sbirciata alle gambe di Sharon e compiaciuto
le fece
l’occhiolino.
Dopo
aver ottenuto le informazioni che voleva, Stefan pensò:
"Che
strano paese è l'Italia, per ottenere qualsiasi cosa hai
sempre bisogno di avere
santi in paradiso. Se avesse cercato
lui di ottenere le informazioni che gli aveva appena dato Nathan, ci
sarebbero
volute circa due settimane (se tutto fosse andato bene!).
Il
problema serio degli italiani è che anche il più
umile dei dipendenti pubblici
si sente sempre investito di autorità (dallo spazzino fino
al più alto
dirigente dello Stato).
Tutti cercano di
rendersi più importanti di quello che sono ed esercitano il
loro presunto
potere sul povero cittadino che non ha mezzi per ottenere i propri
diritti. Per
non parlare dei segnali stradali: per tutti rappresentano un ornamento
delle
strade. Tutti li ignorano, e se qualcuno li rispetta, intralcia
seriamente il
traffico.
Lo
stesso ragionamento vale anche per le norme delle ordinanze:
per tutti sono
un optional, chi le rispetta è considerato uno stupido. Poi
Stefan pensò anche
al ruolo dei magistrati, ma preferì scacciare subito questo
pensiero. Però non
poté fare a meno di ricordare una frase di Don Chisciotte,
che ben si addice
loro: “deboli coi forti, forti coi deboli”, giusto
il contrario di ciò che è
scritto nei tribunali: "la
giustizia è uguale per tutti".
Questo
pensiero lo espresse a Morena, non appena la vide nel suo ufficio. Ed
ella di
rimando:
“Caro,
Stefan, il problema dei magistrati italiani è ancora
più serio, spesso si
arrogano il diritto di interpretare le leggi; invece, te lo dico in
latino: ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. In altri
termini, le norme vanno
applicate letteralmente senza estensioni o limitazioni del significato
di ciò
che ha scritto il legislatore. In caso contrario diventano loro stessi
legislatori.
Questo non deve poter essere permesso
in
una vera democrazia”.
Con
animo amareggiato, lentamente si avviò nel suo studio per
scrivere l’articolo
che tanto ansiosamente Nathan aspettava.
All’articolo Stefan aveva allegato una
foto della cena
scattata la sera in cui erano stati insieme ai coniugi Malagola a Sharm
El Sheikh.
Si vedevano moto bene i volti di Girolamo e della moglie Addolorata,
oltre a
quello suo e di Morena. In basso alla foto aveva apposto una
didascalia:
“Chiunque nelle immagini riconosca le persone evidenziate in
rosso è
cortesemente pregato di contattare il reporter Stefan Furore presso il
giornale: l’Eco
d’Italia”. Seguiva il
numero di telefono della sua redazione.
Nathan
fu felicissimo di ricevere l’articolo scritto
da Stefan, lo lesse e fu molto soddisfatto, tanto che lo
fece pubblicare
in prima pagina.
L’articolo
di Stefan ebbe un grande successo e il giornale raddoppiò le
tirature, con
grande gioia di Nathan.
Qualche
giorno dopo la pubblicazione del suo appello sul giornale, Stefan
ricevette una
concitata telefonata:
“Pronto,
parlo col dott. Stefan Furore?”.
“Si!
Chi parla?”.
“Mi
chiamo Serena Bentivoglio, le telefono perché ho letto il
suo articolo in cui
chiedeva informazioni su alcune persone ritratte su una foto”.
“Bene!”,
rispose Stefan con trepidazione. “Crede di aver riconosciuto
qualcuno di loro?”
“Certamente,
la persona da voi indicata come Girolamo Malagola è mio
fratello”. Così dicendo
scoppiò in un pianto convulso.
“Non
si agiti signora e mi dica qualcosa di più di suo
fratello”, replicò Stefan con
tono suadente, per consolarla.
“Ma…
veramente è stato ucciso!”. Nuovamente la signora
scoppiò in lacrime. “Ho letto
il suo articolo ed è tutto inverosimile: mio fratello ucciso
in Egitto sotto
falso nome e con una moglie. Non è possibile!”.
“Mio fratello era gay, perciò
non avrebbe mai potuto sposare una donna, anche se in questi ultimi
mesi
sembrava proprio che avesse cambiato atteggiamenti, era sempre in
compagnia di una
bella ragazza. Prima del 4
agosto mi
aveva telefonato dicendomi che sarebbe partito con una amica per una
vacanza,
ma non sapeva quando sarebbe tornato. Comunque dal tono della voce
sembrava
contento, felice di partire. Alcuni giorni dopo ho
cercato di mettermi in contatto con lui
telefonicamente sul cellulare, ma non ho mai ricevuto risposta; ero
molto
preoccupata. Dal vostro giornale, poi, sono venuta a sapere che era
morto in
Egitto”, scoppiò ancora una volta in lacrime. E
proseguì:
“Vorrei
avere almeno il suo corpo, per dargli una degna sepoltura. Voi che
dite? Sarà
possibile?”.
“Certamente,
l’aiuteremo noi a far rientrare la salma in
Italia”, rispose Stefan,
anche lui un po’ commosso.
“Non
bado a spese”, disse la signora Serena Bentivoglio.
“Mio
fratello era benestante, aveva
molto
denaro in deposito
presso le banche
oltre ad essere proprietario di due appartamenti a Roma”.
Sentendo
quest’ultima affermazione, Stefan pensò che
proprio il denaro poteva essere un
valido movente per l’omicidio.
Non disse
niente, ma si limitò ad incoraggiare la signora Bentivoglio
a continuare a
raccontare, chiedendole:
“Ha
detto che suo fratello Girolamo era gay? Viveva da solo?”.
“Si,
aveva vissuto quasi sempre da
solo nel
suo appartamento in viale Giulio Cesare 32. Ultimamente,
però, era stato visto
in compagnia di una bella ragazza, con la quale sembra convivesse; ma
non mi
aveva mai detto niente”.
“Quindi
le è sembrato strano che si trovasse in Egitto, sposato con
una donna, come
risultava dai loro documenti?”.
“Quei
documenti”, ribatté la signora Bentivoglio,
“erano certamente falsi, lo
dimostra il fatto che aveva cambiato cognome, il suo vero nome
è: Girolamo
Bentivoglio”.
“Conosce
il motivo per cui aveva fatto documenti falsi”,
incalzò Stefan.
“No,
non c’era nessuna ragione, che io sappia”.
“Grazie,
signora, lei è stata molto gentile e questa conversazione
è stata notevolmente
utile alla prosecuzione delle indagini
sul delitto di suo fratello. Stia certa che io ed il mio giornale
faremo di
tutto per far rientrare il corpo di suo fratello in Italia, nel
più breve tempo
possibile”. Ciò detto si salutarono e terminarono
la conversazione.
Stefan
era rimasto stupefatto, ma contento per le rivelazioni fattegli dalla
sorella
di Girolamo Bentivoglio. Rimuginò tutto il giorno su quelle
parole, a sera
chiamò Morena nel suo ufficio e le riferì la
conversazione avuta quella mattina
con la signora Bentivoglio.
“Ora
sappiamo che il vero nome di Girolamo Malagola era in
realtà: Girolamo
Bentivoglio, abitante a Roma in viale Giulio Cesare. Dobbiamo indagare
e
cercare di sapere tutto su di lui. Tu mi aiuterai, vero?”.
“Certamente,
amore”, rispose in modo deciso Morena. “Dimmi cosa
devo fare e sarò pronta ad
aiutarti”.
“Per
prima cosa dovresti andare nel palazzo dell’appartamento del
signor Bentivoglio,
vedere se c’è il portiere
e chiedergli
tutto ciò che sa su di lui: cosa faceva, che tipo era, chi
erano i suoi amici e
quant’altro. In caso contrario prova a chiedere ai
vicini”.
“Se
vuoi, posso andare anche subito”, replicò Morena.
“Credo
di si, amore. Prima sappiamo le cose e meglio è”,
ribatté trepidante
Stefan, mentre pensava alla fine
che avesse potuto fare la moglie, dove potesse essere finita e chi
l’avesse
rapita.
Le
indagini fatte da Morena non portarono a grandi novità, si
seppe che Girolamo
Bentivoglio (alias Girolamo Malagola) era un tipo riservato, cordiale
con tutti,
molto ricco e sempre elegante e curato, amante degli uomini, anche se,
ultimamente, pare, convivesse con una giovane donna.
La mattina di lunedì 4 agosto era stato visto
uscire dal portone, insieme alla sua giovane compagna, bellissima
donna, tutto
agghindato, con una grande valigia.
Questi
particolari non si confacevano all’idea che Stefan si era
fatta di lui. Stefan
aveva conosciuto un uomo intraprendente, sicuro di sé, di
buon appetito e
facile ai piaceri dell’alcol. La
moglie,
invece, come riferito, gli era sembrata una bella donna con due belle
gambe,
più giovane del marito anche lei molto briosa, non certo
sobria; entrambi molto
loquaci ed esibizionisti.
Quando
Morena gli riferì quello che aveva appurato, parlando con il
portiere del palazzo
del suo appartamento, rimase
interdetto e, accarezzando
Morena sul
viso, le disse:
“Amore,
ma non sembra anche a te che questi tratti distintivi del signor
Bentivoglio,
che ti sono stati riferiti, mal si addicono a Girolamo Malagola?
Sembrano quasi
due persone diverse”.
Di
rimando:
“Hai
ragione, Stefan, il signor Malagola non era poi tanto riservato, gli
piaceva
parlare del suo lavoro ed esibire la bellezza di sua moglie. Alla
signora, poi,
piaceva ostentare le sue belle gambe lisce e scolpite, come tu
certamente avrai
osservato ben bene”, rispose Morena in tono ironico e
canzonatorio.
“Non
cominciare col dire cose assurde”, ribatté
sorridendo Stefan, “sai bene che io
guardo solo le tue gambe, se poi qualche bella signora mette in mostra
le sue,
io non posso certo voltarmi dall’altra parte, le farei una
scortesia. Non ti
pare?”.
Morena
scoppiò in una fragorosa risata, tirò a
sé Stefan, per il bavero della giacca,
gli diede un bacio e disse:
“Sei
impagabile, amore mio. Come sei capace di girare la frittata tu,
nessuno! In fondo
sei dolce come il miele”.
E
continuò a baciarlo appassionatamente.
Non
appena Morena ebbe finito di strapazzarlo, Stefan le disse:
“Tesoro, credo che sia il caso di
indagare meglio su
tutta questa vicenda. Ci sono varie cose che non mi convincono.
Innanzitutto
facciamo un’analisi delle possibili soluzioni:
1)
Girolamo
Bentivoglio (Malagola), secondo i primi riscontri, sembra sia stato
ucciso dai
servizi segreti egiziani, ma ne ignoriamo il motivo.
2)
Seconda
ipotesi, da te prospettata, potrebbe essere stato ucciso dal giovane
con cui avrebbe
dovuto avere un incontro la sera di sabato, per ragione di denaro.
3)
Cosa
che allo stato attuale mi sembra la più inverosimile,
potrebbe essere stato
ucciso da un componente del
gruppo con
cui viaggiava, per ragioni che noi, per il momento,
ignoriamo”.
“La
tua analisi mi sembra perfetta”, rispose Morena, poggiandogli
una mano sulla
spalla.
“Questo
vuol dire che per le ulteriori indagini dovremo muoverci su tre
fronti”,
proseguì Stefan. “Scegli tu quale pista preferisci
seguire, mentre io indagherò
sulle altre due”.
“D’accordo!”,
ribatté Morena. “Vorrà dire che io
preferisco indagare sul gruppo dei componenti
coi quali viaggiava Girolamo Bentivoglio”.
“Però
ora andiamo a casa , ho una gran voglia di mettermi a letto”.
“Ottima idea!”,
replicò, euforico Stefan,
strizzandole l’occhio ed accarezzandola.
“Sei
il solito mandrillone”, sbottò
Morena, “non
riesci a pensare ad altro che a quello. Io intendevo dire che ho un
gran
sonno”.
Tutte
le fantasie che Stefan aveva fatto erano
crollate di colpo. Mogio mogio prese Morena sottobraccio e insieme si
avviarono
verso casa.
Capitolo
VIII
Alla
ricerca della verità.
La
mattina seguente, Stefan, vestito di tutto punto, con un elegante
doppio petto
azzurro, aspettò con pazienza che si preparasse anche
Morena. Rimase senza
parole quando la vide: aveva un tubicino rosso corto, che metteva in
evidenza
tutte le sue splendide
forme. Dopo un
attimo di smarrimento disse:
“Oggi
hai intenzione di rubare cuori ed ingelosirmi, con
quell’abitino corto
che mostra tutte le tue belle gambe”.
“Sei
sempre il solito scemo, non cambi mai”, rispose ridendo
Morena.
Poi
insieme si recarono in redazione. Stefan dal canto suo,
bussò alla porta dello
studio di Nathan, mentre Morena cominciò subito a chiamare
per telefono i vari
membri del gruppo che erano stati con lei a Sharm, per incrociare le
loro
risposte.
Nathan
fece accomodare su una poltroncina Stefan, che con soddisfazione gli
raccontò
la telefonata avuta la mattina precedente con la sorella di Girolamo
Malagola.
Avute tutte le informazioni, gli chiese:
“Come
posso esserti ancora utile?”.
“Ho
promesso alla signora Bentivoglio che avremmo fatto del tutto per far
rientrare
il cadavere del fratello a Roma”.
“Va
bene, Stefan. Vedrò cosa si può fare per
accelerare il rientro della salma
dall’Egitto”. Così dicendo,
sollevò la cornetta del telefono e chiamò un suo
amico al Ministero degli Interni, mentre Stefan rientrava nel suo
ufficio.
Verso
mezzogiorno in redazione arrivò Sharon, era venuta a
prendere il marito per
andare ad un pranzo di ricevimento. Come Stefan udì la voce
di Sharon si recò
nuovamente nella stanza del capo e chiese:
“Nathan
mi permetti di parlare cinque minuti con tua moglie?”. Anche
se a malincuore,
ma facendo buon viso a cattivo gioco, Nathan rispose:
“Certamente!
Cosa vuoi sapere da Sharon?”.
“Sempre
a proposito delle indagini che sto conducendo sul delitto, avrei
bisogno di
conoscere i comportamenti dei compagni di viaggio di Sharon durante la
loro
permanenza in Egitto”.
A
questo punto, Sharon prontamente interloquì e disse:
“Ciao
Stefan, avresti potuto rivolgerti direttamente a me senza chiedere il
permesso
a Nathan. Ma dimmi cosa vuoi sapere”.
Stefan,
con imbarazzo, si rivolse a Sharon e chiese:
“Potresti
farmi avere i nomi dei componenti del tuo gruppo di viaggio in Egitto?
Inoltre
vorrei sapere da te se, durante tutto il viaggio, hai notato dei
comportamenti
strani in qualcuno dei partecipanti”.
“Mi
fa molto piacere aiutarti nelle indagini,
Stefan, anche se ora dobbiamo andar
via, perché siamo stati invitati ad un ricevimento e non
vorremmo arrivare
tardi. Però, domani mattina ti prometto che verrò
a trovarti nel tuo ufficio e
risponderò volentieri a tutte le domande che vorrai
farmi”, ribatté Sharon.
A
queste parole Stefan non poté non notare una espressione di
disappunto sul viso
di Nathan, ma impavido, fingendo di essere distratto, guardò
Sharon nel suo
elegante tailleur bianco, lungo
fin quasi sopra al ginocchio e con uno spacco vertiginoso, che metteva
in bella
mostra le sue piacevoli gambe.
L’indomani
mattina, come promesso Sharon si presentò
nell’ufficio di Stefan e approfittando
che nessuno li potesse udire,
disse:
“Sei
stato veramente molto diplomatico ieri mattina, rivolgendoti a mio
marito. Forse
avevi paura di rivolgermi la parola in sua presenza?”.
“Veramente
ero alquanto indeciso se rivolgermi direttamente a te, poi ho pensato
che
sarebbe stato meglio rivolgermi a Nathan. Non dimenticare che tuo
marito mi
tiene costantemente d’occhio dopo i nostri
precedenti”.
“Va
bene, sei perdonato, poi ero particolarmente contenta di vedere la tua
espressione mentre mi guardavi le gambe”.
“Smettila,
non è vero niente! Ma
veniamo al
nocciolo della questione; hai portato l’elenco dei tuoi
compagni di viaggio.
C’è stato qualcuno che ha attirato la tua
attenzione durante il soggiorno in
Egitto? Siete stati sempre tutti in gruppo o qualcuno si è
allontanato per
molto tempo insieme con la coppia dei Malagola?”.
Sharon
nel porgergli un foglio con la lista dei partecipanti, rispose:
“Il
più irrequieto del gruppo era Marco, il figlio
diciassettenne dei Battiferro.
Spesso scompariva per molto tempo coi i suoi nuovi amici: Fedele Zecca, Vera Figone
e Mario Pochizia, con
grande preoccupazione dei genitori, i quali avevano fatto grande
amicizia con i
coniugi Malagola. Ma non li ho mai visti allontanarsi insieme. Quella
che, invece,
è rientrata molto tardi la sera di sabato è stata
la signorina Vera Figone,
probabilmente avrà avuto un incontro galante con qualche
ragazzo; la giovinezza
ha le sue priorità, non ti pare Stefan?”.
Inoltre
Sharon aggiunse, sorridendo:
“L’ho
vista rientrare mentre salivo per venire nella tua stanza”.
Nel
frattempo, Morena aveva ottenuto altre informazioni sul gruppo dei
Malagola. Le
notizie da lei raccolte concordavano in buona parte con quelle riferite
da
Sharon.
Qualche
giorno dopo, Nathan ricevette una telefonata dall’amico del
ministero degli
interni che lo informava su quanto gli aveva chiesto: l’ambasciata
italiana in Egitto, da lui
contattata, aveva risposto che il rientro della salma in Italia avrebbe
avuto
un iter piuttosto lungo, poiché il cadavere era al vaglio
della magistratura
del Cairo; inoltre le autorità egiziane avevano aperto
un’inchiesta
sull’uccisione del Malagola. Comunque un rappresentante
italiano avrebbe potuto
presenziare all’autopsia. Una volta espletate tutte le
formalità di rito, la
salma avrebbe potuto far rientro
in
Italia.
Una
settimana dopo Nathan chiamò nel suo studio Stefan e gli
diede la buona notizia
del rientro a Roma, quella mattina, della salma. Inoltre
dall’autopsia era risultato che la
causa del decesso era stato un forte colpo inferto con un sasso sulla
testa
della vittima. Il volto presentava numerose ecchimosi, segno di una
violenta
colluttazione. Sul corpo non c’erano altri segni di violenza.
E un’ulteriore
notizia, priva sicuramente di interesse, era che insieme alla salma era
stato
rimpatriato un giovane italiano, fermato al Cairo senza documenti.
Stefan
fu molto contento della notizia e volle telefonare subito alla signora
Serena
Bentivoglio, per riferirle che la salma del fratello era rientrata in
Italia.
Logicamente si prese tutti i meriti, le innumerevoli lodi e la
riconoscenza
della signora:
“Qualsiasi
cosa le possa essere utile io sono a sua completa disposizione, anzi
volevo
riferirle un particolare importante ai fini delle sue
indagini”, aggiunse la
signora.
“Mi
dica, la prego”, ribatté Stefan.
“Dal
testamento di mio fratello, che da pochi giorni mi ha letto il notaio,
io sarei
la sua erede universale, però risulta quasi azzerato il suo
conto corrente
bancario, sono rimasti solo
quarantamila euro, mentre l’ultima volta che ci siamo visti
con Girolamo, mi
aveva confidato di avere circa seicentomila
euro. Ciò significa che negli ultimi mesi in cui non ci
siamo più visti ha
speso una enorme somma di danaro”.
“Questo
è un ottimo indizio per arrivare al colpevole”,
aveva concluso euforicamente
Stefan.
Infatti,
si chiedeva chi mai avrebbe potuto sottrarre una tale somma dal conto
del
signor Bentivoglio. Solo una persona a lui molto vicina: la moglie (o
presunta
tale)! Ma dove era finita la moglie? Era stata uccisa anche lei da
qualcuno che
conosceva la loro situazione patrimoniale, o era stata rapita e
costretta con
la forza e sborsare il denaro?”. Questo dubbio assillava la
mente di Stefan,
dopo la conversazione con la signora Bentivoglio.
Alla
luce di questa rivelazione, era necessario indagare sulla signora
Addolorata
Malagola: dove il Bentivoglio l’aveva incontrata, chi erano i
suoi amici e
conoscenti. Non si poteva neanche escludere che alcune delle persone
del gruppo
o il giovane delatore del Cairo potessero essere complici
nell’uccisione del
povero Girolamo.
Le
indagini, ora, prendevano un’altra direzione. Si poteva, con
buona congettura,
escludere la possibilità che il delitto fosse stato commesso
dai servizi
segreti egiziani, che tanto aveva temuto. Per prima cosa bisognava
appurare
dove erano finiti i seicentomila euro che il Bentivoglio aveva
sborsato, c’era
la possibilità che fossero stati girati su un conto della
moglie. In tal caso
la banca conosceva il vero nome della beneficiaria.
Ancora
una volta aveva bisogno di rivolgersi al capo Nathan, che aveva molte
più conoscenze
di lui nell’alta finanza della “Roma
bene”, per riuscire a conoscere il vero
nome della signora Malagola.
Così,
immediatamente, bussò alla porta dell’ufficio del
capo.
“Cos’altro
c’è, Stefan”, mormorò
infastidito Nathan. “Quale altro favore hai da
chiedermi?”.
“Non
si irriti, capo. Infondo il caso che sto cercando di risolvere
interessa anche
il giornale”, ribatté Stefan.
A
quella affermazione, Nathan cambiò atteggiamento.
“D’accordo,
cosa vuoi che faccia ancora?”.
“Dovrebbe
riuscire a sapere su quale conto sono finiti i circa seicentomila euro
che
Girolamo Bentivoglio ha speso negli ultimi mesi e il nome del
beneficiario”.
“Sarai,
come al solito accontentato”, rispose Nathan, guardando
Stefan con aria sospettosa.
Non
voleva che fosse un trucco
di Stefan per
vedersi con sua moglie, che, come quasi tutte le mattine a
quell’ora, era
nell’ufficio con lui.
Nel
frattempo Stefan si diede da fare per capire come mai il figlio
diciassettenne
dei signori Battiferro era stato così inquieto durante tutto
il viaggio in
Egitto e dove si trovasse la sera di sabato all’ora del
delitto e a che ora
fosse rientrato in albergo. Gli venne il forte dubbio che in qualche
modo fosse
coinvolto in quello strano fattaccio. Poteva benissimo essere lui il
giovane
delatore che Girolamo Malagola attendeva prima di essere ucciso, come
aveva
prospettato Morena.
C’era
un particolare, però, che lo assillava: se il Malagola non
era un agente
segreto, come aveva voluto far credere, quale era il vero motivo che lo
spingeva a parlare quella sera sotto la sfinge con questo giovane esagitato? Era veramente un mistero.
Come,
eventualmente, si erano conosciuti Girolamo Malagola e la sua presunta
moglie
con il giovane Marco Battiferro? C’entrava veramente la
droga? Poteva essere
uno spacciatore? Forse la signora Malagola era dipendente dalla droga e
voleva
comperare qualche dose dal giovane Marco?
Tutti
questi pensieri affollavano la mente di Stefan. Per riuscire a
districare
questa strana matassa, aveva bisogno di aiuto. Chi meglio di Morena,
che aveva
conosciuto i coniugi Battiferro e suo figlio Marco durante la
permanenza a
Sharm? Perciò,
chiamò Morena nel suo
studio, le fece due moine, la fece sedere sulle sue gambe e,
accarezzandole il
viso, la mise a
conoscenza di tutti i
suoi dubbi e di tutte le congetture che gli frullavano per la testa,
poi
proseguì:
“Mia
cara, nessuno
meglio di te può aiutarmi
a sbrogliare questa intricata matassa. Infatti, durante la permanenza a
Sharm,
sicuramente avrai fatto amicizia con i coniugi Battiferro e certamente
avrai
conosciuto il loro figlio Marco. Che impressione hai avuto? Poteva
essere
drogato? Hanno fatto amicizia con i Malagola? Io ho avuto
l’impressione che, la
sera che abbiamo cenato insieme, fossero alquanto su di giri. Tu pensi
che
fosse solo colpa dell’alcol o avrebbero potuto,
precedentemente, aver assunto droga,?”.
“Sai,
Stefan, anche io avevo avuto il tuo stesso pensiero. Erano troppo su di
giri,
inoltre la signora Malagola ostentava con troppa disinvoltura le sue
gambe,
forse voleva fare colpo su di te. Non sapeva che non ci voleva poi
tanto per
attrarre la tua attenzione”.
“Siamo
alle solite”, ribatté Stefan. “Io cerco
aiuto da te e tu, come al solito, mi
dai addosso e mi fai perdere la concentrazione”.
“Vieni
qua, bocconcino mio!” rispose Morena afferrandogli la bella e
ricciuta testa
bionda e tirandolo
verso le sue labbra.
A
quel punto, Stefan finì per dimenticare tutti i pensieri e
cominciò a
fantasticare su ben altro.
Capitolo
IX
Fine
delle indagini.
La
mattina seguente, Stefan e Morena, al
suono del telefonino, si svegliarono di malavoglia, avrebbero voluto
restare
sotto le coperte per tutta la mattinata. Ma quel malefico telefonino
continuava
a suonare, per cui Stefan allungò una mano, lo prese e
chiese:
“Chi
è che mi rom… sveglia a
quest’ora?”
Era
il suo capo Natan, che perplesso rispose:
“Ma
Stefan sono le nove e tu saresti dovuto essere già qui, a
quest’ora, insieme
alla tua fidanzata”.
“Scusami,
capo, ma non pensavo che fosse già così
tardi”:
“Lasciamo
perdere, Stefan, Ma ho da darti le notizie che mi avevi chiesto. Non
voglio
riferirtele per telefono, per cui, vieni di corsa qui”.
Stefan
si vestì rapidamente di tutto punto, con un completo rigato,
giacca a doppio
petto e camicia avion pallido, cravatta a fantasia, intonata alla
giacca e uscì
di corsa di casa, dopo aver dato un bacio a Morena, che nel frattempo
si stava
preparando, senza gran fretta, per recarsi anche lei in redazione.
Appena
giunse in ufficio, bussò alla porta dello studio di Nathan,
chiedendo scusa a
bassa voce per il ritardo. Il capo lo fece accomodare e gli
confermò:
“Ho
avuto le notizie che mi avevi chiesto, spero che tu, dopo, scriva un
bell’articolo da pubblicare in prima pagina su questo
intricatissimo caso. Il
signor Bentivoglio ha ritirato dal suo conto, negli ultimi mesi, in
tempi
diversi, ben quattrocentomila euro in contanti, oltre a ulteriori
prelievi di
minore entità, per un totale di circa cinquecentomila euro.
Non ha versato
denaro su nessun conto, intestato ad altre persone”.
“Purtroppo”,
rispose Stefan, “da queste notizie non ricaviamo nessun nuovo
indizio, speravo
di riuscire a conoscere il nome della moglie, ma siamo al punto di
partenza. Se
non accade qualcosa di imprevisto, temo di non riuscire a venire a capo
di
nulla. Anche se ho un flebile indizio: I Malagola acquistavano droga da
un
giovane che
viaggiava con loro, nello
stesso gruppo e del quale conosco il nome. Non mi resta che indagare in
quella
direzione”.
Nel
frattempo era giunta in redazione anche Morena; Stefan la vide e la
mise al
corrente di ciò che Nathan gli aveva riferito.
“Facciamo
il punto della situazione, allo stato attuale”,
argomentò Stefan rivolto a
Morena. “Sappiamo che il delitto è stato compiuto
verso mezzanotte al Cairo ai
piedi della sfinge. Che la morte è stata causata da numerosi
colpi di
pietra inferti
sulla testa della vittima. Che
Girolamo Malagola era andato lì, da solo
o con la moglie, per parlare con un giovane, probabilmente per
acquistare della
droga. Che a quell’ora Marco Battiferro, dal quale
precedentemente i coniugi
Malagola avevano comperato della droga, non si trovava in albergo, ma
in giro
per il Cairo. Che il ragazzo è rientrato agitato in albergo
ben dopo
mezzanotte.
Tutti
questi indizi convergono univocamente nel supporre che
l’autore del delitto sia
Marco Battiferro, che non essendosi accontentato della somma che
Girolamo gli
voleva dare, abbia prima litigato, (ciò è
confermato dal fatto che il cadavere
presentava numerose ecchimosi sul volto),
e successivamente, preso da un raptus d’ira lo
abbia colpito più volte
con una pietra”.
“Che
te ne pare, Morena?”.
“Le
tue deduzioni non fanno una grinza, è tutto molto logico e
coerente. L’unico
particolare che ancora non mi spiego è: che fine ha fatto la
moglie, per così
dire, del Malagola?”.
Stefan
soprappensiero rispose:
“E’
abbastanza logico pensare che la moglie, essendo stata testimone del
delitto,
abbia fatto la stessa fine del marito”.
“Ma
allora, che fine ha fatto il suo cadavere? Avrebbe dovuto essere
accanto al
corpo del marito”.
“Probabilmente
ha occultato prima il cadavere della moglie e successivamente avrebbe
voluto occultare
anche quello del marito. Ma deve essere successo qualcosa per cui il
giovane è
dovuto fuggire”, obiettò Stefan, tutto inorgoglito
dalla deduzione.
“Bravo,
Stefan, deve essere andata proprio così”,
confermò Morena
convinta. “Ora non ci resta che
recarci al commissariato di Campo Marzio, chiedere
del nostro amico ispettore ed
esporgli tutta la vicenda, in modo che possano indagare a loro volta ed
arrestare il colpevole”.
“Calma!”,
obiettò Stefan. “Non vado al commissariato per
farmi prendere in giro
dall’ispettore, senza delle prove concrete, ma basandomi solo
su delle
congetture personali”.
“Io
credo che sia meglio che a questo punto le ulteriori indagini vengano
svolte
dalla polizia”, ribatté con disappunto Morena.
Ma
Stefan fu irremovibile, aveva bisogno di prove certe. Trascorsero,
così, alcuni
giorni senza che le indagini facessero alcun progresso o uscissero
elementi
nuovi che potessero dare una svolta decisiva alla soluzione del caso.
Morena
dal canto suo stava svolgendo indagini parallele a quelle di Stefan,
convinta
che il vero colpevole dell’uccisione dei coniugi Malagola
fosse Marco
Battiferro, da solo o con qualche suo complice, componente del gruppo.
Per
questo motivo una mattina, fattasi coraggio, aveva telefonato alla
signora
Assunta Battiferro, madre di Marco.
Con
l’aria disinvolta di chi volesse rievocare alcuni bei momenti
della gita fatta
insieme, chiese:
“Ciao,
Assunta, sono Morena, quella giovane con cui avevi fatto amicizia nel
viaggio
in Egitto, ricordi? Ti ho telefonato per parlare un po’ con te e rivivere quei giorni
felici passati
insieme a Sharm El Sheikh. Innanzitutto, come stai?”.
“Bene!”,
rispose in tono perplesso Assunta.
“Ricordi
la spiaggia, il mare incantevole e la miriade di pesci colorati che
guizzavano
in quelle limpidissime acque?”, continuò Morena,
quasi a metterle addosso un
po’ di malinconia.
“Certo,
Morena, che fantastici giorni sono stati”,
confermò Assunta Battiferro.
“E
ricordi che fantastico gruppo era il vostro, e le escursioni che tutti
insieme
avete fatto, mentre io, tutta sola, restavo ad abbronzarmi sulla
spiaggia di
Sharm. Come volentieri mi sarei accodata a voi in quelle mirabili
esperienze.
Quale per te è stata l’escursione più
bella?”.
“Sono
state tutte molto belle ed interessanti, anche se io ricordo con
piacere la
visita a Luxor,
nella valle dei re e al
tempio di Amon”, le confidò in tono sognante
Assunta.
“Ricordi
le belle cene e le risate fatte insieme? Certo che il vostro era
proprio un bel
gruppo e poi quei bei giovani che stavano sempre insieme a tuo figlio,
ma dei
quali non ricordo il nome…”, disse Morena in tono
interrogativo.
“Forse
intendi: Fedele
Zecca, Mario Pochizia e
Vera Figone?”.
“Si
proprio loro, ricordo che erano inseparabili e si divertivano a farsi
reciprocamente scherzi per poi ridere a crepapelle. Peccato, purtroppo,
che la
gita sia finita in quel brutto modo al Cairo. Ricordi quale reazione
ebbero i
ragazzi?”.
“Rientrarono
quasi tutti contemporaneamente, dopo mezzanotte, insieme a mio figlio,
ad
eccezione di Vera, che
rientrò molto più
tardi. Ma erano tutti tranquilli, nessuno aveva ancora saputo della
morte del
nostro amico.”.
“Certo
che è stato un maledetto imbroglio, ancora adesso non si sa
niente su chi ha
ucciso il povero Girolamo”.
“Già,
peccato!”, rispose commossa Assunta.
Così
terminò la loro conversazione.
Morena
aveva acquisito un altro piccolo particolare sulla vicenda: che i tre
ragazzi
quella notte stavano insieme, mentre la signorina Vera Figone aveva
avuto
qualche avventura galante con un giovane conosciuto fuori dal loro
gruppo.
Tutto ciò la confermò nell’idea che ad
uccidere Girolamo fosse stato uno dei
tre ragazzi con la complicità degli altri due.
Quando,
parlando con Stefan, gli rivelò la conversazione avuta con
Assunta Battiferro,
questi immediatamente rispose:
“Grazie,
mia cara Morena! Tutto ciò mi porta a dover indagare
ulteriormente sugli altri
tre ragazzi. Scegli tu su chi vuoi rivolgere la tua attenzione, io mi
occuperò
degli altri due”.
“Uomini
con uomini, donne con donne”, replicò Morena.
“Bene!”
ribatté Stefan. “Allora tu indaghi su Vera Figone,
mentre io indagherò su
Fedele Zecca e Mario Pochizia”.
Nei
giorni successivi Stefan mise in moto tutte le sue doti di
investigatore per
raccogliere notizie su Fedele Zecca e Mario Pochizia, così
appurò che i due
giovani stavano spesso insieme e facevano largo uso di spinelli a base
di
cannabis. Spesso erano stati visti barcollare per strada ridendo e
scherzando e
qualche volta fare a pugni con soggetti poco raccomandabili,
probabilmente dei
pusher. Queste notizie avevano confermato in Stefan l’idea
che, con molta
probabilità, i tre ragazzi erano implicati nel delitto di
Girolamo Bentivoglio
(Malagola).
Dal
canto suo, invece, Morena aveva avuto notizie ben più
approfondite su Vera
Figone. Era una bella ragazza che
frequentava, però, persone poco rispettabili del quartiere
Garbatella, dove
abitava, in via Della Moletta. Era stata fidanzata con un bel giovane,
alto,
simpatico, molto estroverso, ma dalla fedina penale poco pulita, era
stato più
volte fermato dalla polizia per aver scippato dei passanti o per aver
raggirato
dei vecchietti del quartiere dove abitava la sua ragazza. Comunque
erano
diversi mesi che non si frequentavano più, forse si erano
lasciati. Mentre era
stata vista spesso insieme ad una bella donna, alta quasi quanto il suo
ex
ragazzo, in atteggiamento molto confidenziale.
Quando
Morena, la mattina seguente, riferì questi particolari a
Stefan in redazione,
lo vide trasalire, ma subito si ricompose e le chiese:
“Morena,
mio dolce bocconcino, saresti in grado di riuscire a sapere il nome
dell’ex
fidanzato di Vera Figone?”, quasi a seguire un lontano
pensiero che gli era,
per un attimo, balenato alla mente. Infatti, come spesso gli capitava,
aveva
avuto un flash: la visione della signora Malagola, alta con gambe
lunghe e
lisce dalla muscolatura tonica e un visino simpatico, ma troppo
mascolino. Poi,
sempre sovrappensiero, si diresse verso
lo studio di Nathan, bussò e dall’interno
sentì la voce del capo che diceva:
“Avanti,
chi è?”.
Quando
Nathan vide Stefan ebbe un momento di sconforto e gli disse:
“Che
altro c’è, Stefan, non sei ancora giunto alla
conclusione delle tue indagini?
Ti serve ancora il mio aiuto? Sto invano sperando che finalmente tu possa scrivere qualcosa di
definitivo
sull’uccisione del Bentivoglio, è già
troppo tempo che stai tenendo i nostri
lettori sulla corda”.
“Non
ti infastidire, capo, forse siamo sulla dirittura finale, ma ancora una
volta
mi servono delle informazioni che solo tu puoi darmi in breve
tempo”.
“Sentiamo!
Cos’altro vuoi sapere?”.
“Ricordi
che casualmente mi dicesti che insieme al cadavere di Girolamo
Bentivoglio era
stato rimpatriato anche un ragazzo, trovato in Egitto senza documenti?
“Ricordo
bene”, ribatté Nathan.
“Vorrei
conoscere il suo nome e dove abita. Solo tu puoi appurarlo attraverso
il tuo
amico del ministero degli interni. Perché, credo, che al
rientro in Italia sia
stato affidato alle nostre forze dell’ordine”.
“Se
per te è così importante, cercherò di
parlare col mio amico che sicuramente
potrà venire a conoscenza del
nome del
ragazzo e del suo domicilio”.
Così
dicendo Nathan licenziò, ancora una volta, Stefan.
Non
appena Stefan ebbe messo il naso fuori dalla porta del capo,
trovò Morena, che
tutta infuriata, lo attendeva.
“Non
ti pare che ultimamente stai troppo spesso, per ore,
all’interno dell’ufficio
di Nathan. Voglio sperare che non vai a trovare la tua cara amica
Sharon? E
fargliela sotto al naso a quel tontolone…?”, ma si
trattenne e continuò:
“Con
quell’aria da innocentino riusciresti a far fesso anche il
più scaltro degli
uomini; ma non me!”.
“Ma
cosa vai a pensare, stupidina. Sono andato dal capo sempre per
chiedergli
informazioni ed aiuto per risolvere questo benedetto, intricatissimo,
caso sul
quale stiamo entrambi indagando”.
“Facciamo
finta di crederci”, ribatté ironicamente Morena.
“E, questa volta che cosa sei
andato a chiedergli vossignoria?”.
“Ricordi
di avermi parlato, poco fa, dell’ex fidanzato e della nuova
fiamma di Vera
Figone? Ebbene, mi è balenato il
sospetto che le due persone siano invece sempre la stessa
persona”.
“Ma
va là, Stefan, solo tu potevi pensare una bufala
simile”.
“No,
Morena. Rifletti, ricordi che Nathan ci aveva parlato di un ragazzo
rimpatriato in Italia insieme al
cadavere del
Bentivoglio. Secondo me quel
ragazzo, il fidanzato di Vera Figone e la
moglie di Girolamo Malagola sono sempre la stessa persona, sotto
diverse
sembianze. Questo giustificherebbe anche il fatto che la signora
Malagola sia
sparita e non sia stato mai trovato il suo corpo”.
“A
me non sembra verosimile”, rispose dubbiosa Morena.
“Ora
ti spiego meglio quello che penso”, aggiunse
Stefan. “I due ragazzi hanno ideato una truffa ai danni di
Girolamo Bentivoglio.
Il fidanzato di Vera, sapendo che il Bentivoglio era gay, deve averlo
fatto
innamorare. Poi, dopo avergli sottratto una montagna di quattrini, non
so
ancora per quale ragione, forse per allontanare i sospetti da
sé, si è travestito
da donna ed ha convinto Girolamo, innamoratissimo di lui, a fare una
gita in
Egitto, con passaporti falsi e con una finta moglie. Qui deve averlo
ucciso,
dopo avergli sottratto altro denaro. Secondo lui era molto difficile,
in questo
modo, poter essere
individuato, anche
perché le indagini si sarebbero svolte in Egitto, dove
scoprire il colpevole
della morte di un cittadino italiano non interessa a
nessuno”.
Poi
continuò:
“Sono
questi i motivi per cui mi sono rivolto, ancora una volta, a Nathan.
Gli ho
chiesto di farmi sapere le generalità del ragazzo
rimpatriato insieme al
cadavere. Solo che, tu con la tua insana gelosia, hai pensato
all’impensabile”.
“Va
bene, Stefan, se le cose stanno così ti chiedo scusa, ma tu
cerca di fare meno
il tenerone con Sharon”, rispose Morena alquanto contrariata.
“Se
le generalità del ragazzo coincideranno con quelle del
fidanzato di Vera,
questa sarà una prova certa della loro colpevolezza e, in
quel caso potremmo
andare dal nostro amico ispettore
di
Campo Marzio per riferirgli tutto”.
Così
dicendo, Stefan attrasse a sé Morena e la baciò
teneramente. Ora non bisognava
far altro che riuscire a sapere le generalità del fidanzato
di Vera e attendere;
certamente Nathan, in breve tempo, avrebbe conosciuto il nome del
fidanzato di
Vera.
Epilogo.
La
mattina seguente, come Stefan e Morena arrivarono in redazione,
trovarono Nathan
che li stava aspettando davanti alla porta del suo studio e vedendoli
disse:
“Stefan,
ho le notizie che mi avevi chiesto. Dopo, però, cerca di
scrivere la fine di
questo complicatissimo caso”. Poi continuò:
“Il
ragazzo rimpatriato
si chiama Pasquale Ammazzalamorte,
abita nel quartiere della Garbatella, in via Prospero Alpino n° 32.
Sei soddisfatto o siamo ancora in
alto mare?”.
A
quelle parole sia Stefan che Morena diedero un urlo di gioia. Non solo
il nome,
ma anche il quartiere corrispondevano
con
quello che, la sera precedente, Morena era venuta a sapere sul fidanzato di Vera
Figone.
Il
caso era chiuso. Ancora una volta Stefan era riuscito, col suo
eccezionale
intuito, a risolvere uno dei delitti più intricati che gli
fossero mai
capitati.
Fine
Indice
Personaggi
………………………………..pag.
3
Cap
I :
Preparativi per il
viaggio a
Sharm El
Sheikh…………………………..pag.
5
Cap II: Arrivo a Sharn El
Sheikh..............pag. 21
Cap
III:
Soggiorno a Sharm El Sheikh......pag. 35
Cap
IV: Aspettando
Girolamo Malagola..pag. 57
Cap
V: All’ombra
della sfinge………......pag. 75
Cap
VI: Ritorno
a
Roma………………...pag.
89
Cap
VII: Stefan
indaga……………….....pag.
95
Cap
VIII:
Alla ricerca della
verità……..pag. 115
Cap
IX: Fine
delle
indagini…………….pag.
133
Epilogo…………………………………pag.
155