Raffaele Fuccella

 

 

 

 

All’ombra della sfinge

 

 

 

 

 

I personaggi del romanzo sono opera di pura fantasia,

ogni riferimento a persone o luoghi è puramente casuale. 

L’unico riferimento storico è la cronaca dell’uccisione

del giovane studente universitario Giulio Regeni al Cairo.

 

Titolo | All'ombra della sfinge

Autore | Raffaele Fuccella

ISBN | 979-12-24042-27-3

 

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 Personaggi:

Stefan Furore: protagonista, giornalista del giornale l’Eco d’Italia.

Nathan Maven: Direttore, nonché capo redattore del giornale l’Eco d’Italia.

Sharon Maven: Moglie di Nathan, molto più giovane di lui.

Morena Mordelli: fidanzata di Stefan.

Serena Bentivoglio: una signora di mezz’età.

Girolamo Malagola: agente di polizia in missione in Egitto.

Addolorata Malagola: moglie di Girolamo.

Marcello Battiferro: turista in gita a Sharm El Sheikh

Assunta Battiferro: moglie di Marcello.

Marco Battiferro: figlio diciassettenne di Marcello e Assunta.

Fedele Zecca, Vera Figone e Mario Pochizia: altri turisti del gruppo.

Rebecca Ovido: anziana signora in Egitto per turismo.


 

Capitolo I

Preparativi per il viaggio a Sharm El Sheikh.

 

In quei giorni di un'afosa estate, uno di quei giorni in cui il caldo asfissiante ti toglie l'aria e non riesci neanche a respirare, in cui i vestiti ti si attaccano addosso, tutti bagnati, e non hai la forza di alzare una gamba per riuscire a fare un passo, Stefan giunse finalmente in redazione. Come si aprì la porta, gli giunse sul viso una ventata d'aria fredda, che improvvisamente lo rianimò e gli fece prendere vigore.

Ad attenderlo nel suo studio c'era Morena. Appena la vide, in tono scherzoso le disse:

"Fa così caldo che le mie freddure sono diventate fritture".

Di rimando Morena gli rispose:

"Ed io questa notte ho tenuto sempre i piedi fuori dal letto senza paura che me li tirasse un diavoletto".

Poi si era messa a ridere allegramente e aveva continuato:

"Meno male che qui in ufficio c'è l'aria condizionata! Stefan, forse sarebbe il caso di prendersi una decina di giorni di ferie e andare in un bel luogo freddo".

“Già”, aveva risposto Stefan, “Magari al Polo nord o in Groenlandia!”

“Ma no! Io intendevo su una bella spiaggia esotica”, aveva replicato Morena, “magari alle Maldive o alle isole Hawaii”.

“Certo! Tu credi che lì faccia meno caldo?”

“Immersi nelle acque di un bel mare limpido e fresco, credo proprio che staremmo senz’altro bene!”

“Allora potremmo andare anche a Sharm El Sheikh, in Egitto? Anche lì c’è un bel mare limpido e pieno di pesci colorati e potremmo praticare dello snorkeling, che ne dici?”

“In Egitto fa molto più caldo che in Italia. Comunque una vacanza a Sharm El Sheikh non mi dispiacerebbe, potrei anche prenderla in considerazione”.

“A me piacerebbe anche vedere le piramidi e la sfinge, visto che andiamo fin lì”.

“Ma sei matto! Col caldo che fa, immagina quanti gradi ci saranno in pieno deserto egiziano?”

“Però, la cosa mi alletta. Vorrà dire che mentre io vado a visitare le piramidi, tu resterai a nuotare nel mare di Sharm El Sheikh”.

“Certo! Con questo caldo non ci penso proprio a venire nel deserto”.

“Bene! Non ci resta che andare dal gran capo e chiedergli dieci giorni di ferie”.

Nel frattempo, il direttore Nathan Maven, stava conversando con la moglie Sharon sulla possibilità di comperare un ulteriore condizionatore d’aria da installare nella redazione, visto il gran caldo di quei giorni.

Del resto, la redazione del giornale non poteva certo chiudere, l’Eco d’Italia doveva necessariamente uscire tutti i giorni, qualunque fosse il tempo: caldo, freddo, pioggia o grandine.

Proprio in quel momento bussarono alla porta dell’ufficio di Maven e si udì la voce di Stefan che chiedeva il permesso di entrare.

“Entra, Stefan e accomodati pure. Io e Sharon stavamo prendendo in considerazione l’idea di comperare un ulteriore condizionatore d’aria da inserire nel corridoio, oltre a quelli situati nei vari uffici, visto il gran caldo di questi giorni”, disse Maven.

“Veramente”, capo, “Io e Morena eravamo venuti a chiederle una decina di giorni di ferie”.

“No!”, replicò Maven. “Non è possibile una diminuzione di personale in questo momento, visto che sono in ferie già altri due redattori; il giornale non può certo chiudere”.

"Certo!", aveva risposto Stefan, senza esitazione, guardando di soppiatto Sharon.

“Ma tra due giorni gli amici rientrano e io e Morena potremmo iniziare le ferie al loro ritorno. Del resto in redazione siete abituati a stare senza di me tutte le volte che mi mandate in missione. L’unica persona che vi verrebbe a mancare sarebbe soltanto Morena”.

"Va bene!", aveva replicato Nathan, "Allora preparo i documenti di congedo, in modo che la prossima settimana, a partire da lunedì 4 agosto fino al 13 agosto, tu e Morena possiate andare in ferie. Ma ditemi, dove avete intenzione di andare?”.

“Avevamo pensato di andare a Sharm El Sheikh in Egitto e Stefan ci tiene a vedere anche le piramidi e la sfinge”, aveva replicato Morena.

“Con questo caldo? Contenti voi!”.

Così dicendo aveva accomiatato Stefan e Morena.

Sharon, sentendo che Stefan sarebbe andato per qualche tempo in Egitto e volendo passare con lui qualche giorno di follia, come, ogni tanto le capitava di fare, prese la palla al balzo e, rivolta al marito, disse:

"Come vorrei vedere anch'io le piramidi e la sfinge! L'ho sempre desiderato!".

Nathan, perplesso, rispose:

"Hai tante amiche, perché non formate un gruppo e, insieme, andate a passare una settimana nel Mar Rosso, con delle escursioni alle piramidi? Se vuoi il viaggio posso organizzartelo io, conosco tante agenzie e tante guide turistiche sono amici miei!".

Entusiasta, Sharon gli balzò al collo, gli diede un grosso bacio e disse:

"Molto volentieri! Puoi organizzarlo anche subito, non vedo l'ora di andare!".

Così, seduta stante, Nathan prese il telefono e chiamò un suo vecchio amico, che aveva un'agenzia turistica. Questi dal canto suo, gli confermò che alla fine di quella settimana, avrebbe voluto formare un gruppo di dieci persone da accompagnare a Sharm El Sheikh in Egitto, erano in attesa proprio di un decimo componente per chiudere il gruppo. Sharon sarebbe stata proprio la decima persona.

Nathan, dal canto suo, fu molto contento nel sentire che l'amico avrebbe accompagnato il gruppo personalmente. Essendo molto geloso, poteva stare tranquillo, Sharon sarebbe stata controllata da qualcuno che poi gli avrebbe riferito ogni cosa. Ad ogni buon conto aveva chiesto all'amico di inviargli i nomi dei componenti del gruppo ed il programma dettagliato della gita con gli indirizzi degli alberghi dove avrebbero pernottato e le eventuali escursioni.

Invece Morena e Stefan, subito dopo aver ricevuto da Nathan il nulla osta alle ferie, erano usciti dalla redazione del giornale e si erano recati in una agenzia turistica poco distante  dalla sede del giornale.

Qui, dopo aver visionato vari depliant sulle gite in Egitto, avevano deciso per un pacchetto turistico che prevedeva un  pernottamento per otto giorni a Sharm El Sheikh, all' hotel Sunrise Arabian Beach Resort, categoria cinque stelle, a partire dal martedì della settimana successiva 5 agosto e rientro in Italia la mattina del 13 agosto. Inoltre Stefan aveva chiesto all’agenzia di poter pernottare per cinque giorni a Sharm El Sheikh e poter effettuare una escursione di due giorni al Cairo, con ritorno a Sharm El Sheikh l’11 agosto. La sua intenzione era di partire sabato 9 agosto e rientrare a Sharm lunedì  mattina.

Sarebbero dovuti partire il martedì della settimana successiva, 5 agosto, con un volo Egyptair, in partenza da Roma alle 13,40 e con arrivo al Cairo per le 17,45, poi avrebbero proseguito per  Sharm El Sheikh con un volo interno.

Qualche giorno dopo arrivò in ufficio una lettera dell'agenzia turistica alla quale Nathan si era rivolto, con il programma completo della gita al Cairo e la lista dei nomi dei partecipanti.

Programma della gita:

Da lunedì 4 agosto a domenica 10 agosto permanenza a Sharm El Sheikh all'hotel Sunrise Arabian Beach Resort, categoria cinque stelle, salvo quanto previsto dal successivo programma in dettaglio.

1° giorno: partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino con la compagnia aerea Wizz Air alle ore 17,35; arrivo a Sharm El Sheikh alle 22,10, sistemazione  in albergo e cena.

2° giorno: permanenza a Sharm, in mattinata visita alla spiaggia con snorkeling per chi lo desiderava; nel pomeriggio visita del centro della città e shopping.

3° giorno: partenza molto presto per Luxor con l'aereo. Visita della valle dei re e del tempio di Amon. In serata rientro con l'aereo a Sharm.

4° giorno: escursione sul Monte Sinai e Monastero di Santa Caterina nel Sinai e pernottamento nell’albergo Sheikh Mousa Bedouin camp,  a 3,7 km da Monte Sinai.

5° giorno: visita al deserto del Sinai: uno spettacolo della natura incastonato nella penisola del Sinai, tra il golfo di Suez ed il golfo di Aqaba. La sera rientro a Sharm.

6° giorno: Visita al Parco Nazionale di Ras Mohammad, escursione col pulmino a circa  20 km da Sharm.

7° giorno: partenza in mattinata per il Cairo con l'aereo, visita di Giza con le tre piramidi più famose, di Cheope, Chefren e Micerino, e la sfinge sempre dovuta a Chefren. Pernottamento in albergo: Grand Nile Tower, Corniche El Nile, Garden City, al Cairo, per partire sabato mattina dall'aeroporto del Cairo con la compagnia aerea Egyptair alle ore 9,35 e arrivo a Roma Fiumicino alle 13,00.

Per una visione più dettagliata delle escursioni bisognava guardare le locandine allegate con i rispettivi programmi.

Queste erano invece le caratteristiche della struttura alberghiera dove avrebbe soggiornato Sharon a Sharm.

Descrizione della struttura:

Caratterizzato da una vista panoramica su una bellissima spiaggia del Mar Rosso, l'albergo a 5 stelle Sunrise Arabian Beach Resort, offriva camere climatizzate con TV satellitare a schermo piatto e bagno in marmo, lussuosi servizi benessere e una piscina paesaggistica.

Altri Servizi:

Parcheggio, WiFi gratis, animali ammessi, ristorante, attività di intrattenimento, sauna, palestra, centro benessere e massaggi a pagamento.

Inoltre poiché Nathan aveva espressamente chiesto i nomi dei componenti del gruppo:  ecco, in dettaglio, l'elenco dei partecipanti al viaggio di Sharon: totale 10 persone (5 uomini e 5 donne) più l'accompagnatore.

Signor Marcello Battiferro, con la moglie Assunta e il figlio diciassettenne Marco.

Signor Zecca Fedele, signorina Figone Vera e signor Pochizia Mario, tutti più o meno ventenni.

Signor Malagola Girolamo di anni 54, con la moglie  Addolorata di anni 29.

Signora Giulia Spaventa di anni 65, pensionata.

Signora Sharon Maven.

Dopo aver preso visione del programma, Sharon aveva telefonato a Stefan per informarlo dell’albergo in cui avrebbe soggiornato e dei giorni in cui sarebbe rimasta a Sharm El Sheikh.

Il caso aveva voluto che l’Hotel a Sharm El Sheikh coincidesse con quello scelto da Morena e Stefan.


 

Capitolo II

Arrivo a Sharm El Sheikh.

 

Martedì mattina Morena e Stefan arrivarono all'aeroporto di Fiumicino un’ora prima della partenza del loro volo, fissato per le 13,40.

Stefan era euforico all'idea di incontrare Sharon e restare da soli (Morena permettendo) in albergo lontano da Roma.

Quando arrivarono all'aeroporto di Sharm, poiché era già tardino, presero un taxi e si fecero portare subito all'albergo, dove il giorno prima era arrivata anche Sharon.

Stefan, appena giunto, si diresse alla reception dell'albergo dove gli fu assegnata, come previsto dalla prenotazione, una camera matrimoniale per lui e Morena.

Sharon, mentre si trovava nella hall dell’albergo insieme ai suoi compagni di viaggio,  intravide Stefan intento ad espletare i controlli dei suoi documenti da parte del receptionist, gli corse incontro per abbracciarlo, senza accorgersi della presenza di Morena. Ma Stefan, con uno sguardo atterritore, la bloccò, facendole capire che non era solo e non era il caso di farsi notare in atteggiamenti affettuosi. Sharon appena si accorse che c'era anche Morena cambiò espressione e con cortesia si avvicinò a Stefan,

"Ciao", disse, "anche voi qui, che sorpresa!”

E, rivolta a Morena:

"Che piacere vedervi! Come mai siete qui?”

Di rimando Morena rispose:

"Non ricordi? Lo dicemmo a Maven che saremmo venuti a Sharm El Sheikh; se non sbaglio, poiché ti avrebbe fatto molto piacere, fosti proprio tu a chiedere a tuo marito di venire in Egitto".

Sharon ebbe un attimo di stizza, ma si controllò e con garbo rispose:
"Ma certo, ricordo benissimo! Ricordo che Nathan, con riluttanza, vi concesse dei giorni di congedo. Comunque, sono molto contenta di avervi incontrato e spero che qualche sera possiamo cenare insieme".

Così dicendo, si salutarono come vecchi conoscenti, mentre Sharon mostrava, distrattamente ma maliziosamente, a  Stefan il numero della sua camera, scritto sulla chiave. Nel frattempo Sharon rientrò nel suo gruppo con nonchalance, affermando di aver incontrato un amico di Roma, poi tutti insieme andarono a cena.

Dal canto suo Morena mormorò sottovoce:

"Certo che sei contenta di rivedere Stefan, grande…!”
Si avvicinò a Stefan e con sgarbo lo strattonò verso l'ascensore per salire al piano della loro camera.

Non appena ebbero sistemato i bagagli, Morena contrariata prese Stefan per il bavero della giacca e con voce sommessa, ma molto arrabbiata, disse:

"Lurido verme, ti eri messo d'accordo con Sharon per ritrovarvi nello stesso albergo? Speravi così di fare il galletto con due donne? Scordatelo! Ti terrò d'occhio da mattina a sera".

"Cosa stai fantasticando? Come avrei potuto concordare con Sharon l’albergo, se il nostro viaggio lo abbiamo scelto insieme, mentre quello di Sharon l'ha organizzato Nathan?”

Per un momento le parole di Stefan la tranquillizzarono, ma subito dopo ritornò alla carica:

"Vuoi  negare, forse, che sei stato l'amante di Sharon?”

"No, non lo nego", rispose Stefan, "ma è stato tanto tempo fa, ora ci salutiamo soltanto. D'altra parte, Nathan è gelosissimo e mi butterebbe fuori dal giornale se solo avesse sentore di un nostro ritorno di fiamma".

"Quindi, Sharon non ti attrae più?", replicò Morena.

"Assolutamente, siamo rimasti solo buoni amici. Ora sono fortemente attratto solo da te, che sei bellissima ed hai un fisico da schianto".

A quelle parole, Morena gli si buttò al collo e cominciò a baciarlo con ardore. Una volta che ebbero fatto pace, scesero di nuovo nella hall per andare a cenare al ristorante dell’hotel.

Arrivati in sala da pranzo, il cameriere chiese loro:

"Signori, desiderate un tavolo per due o volete cenare al tavolo con altre persone?".

Poiché Stefan aveva sempre avuto piacere di parlare con le persone e gradiva stare in compagnia, chiese a Morena:

“Amore, perché non ceniamo a un tavolo insieme ad altre persone?”

“Con piacere!”, rispose Morena. E rivolta al cameriere:

"Ceneremmo volentieri con qualcuno, magari italiano!".

Proprio davanti a loro c'era un tavolo dove era seduta una coppia di italiani;  il cameriere, in modo cortese, chiese loro se gradivano la compagnia di Stefan e Morena al tavolo.

"Molto volentieri", risposero in coro.

Così il cameriere accostò al tavolo altre due sedie, dove presero posto Stefan e Morena, che subito si presentarono:

"Io sono Stefan Furore e questa è la mia fidanzata Morena Mordelli, entrambi  giornalisti dell'Eco d'Italia, siamo venuti qui per trascorrere le nostre ferie", disse cortesemente Stefan, rivolto alla coppia.

"Molto piacere. Io mi chiamo Addolorata Malagola e questo al mio fianco è mio marito Girolamo", rispose di rimando la donna in tono cordiale e sorridente. “Siamo in Egitto in gita turistica per osservare le bellezze del Mar Rosso e successivamente per ammirare le famose piramidi e la sfinge”.

Così dicendo si strinsero le mani in segno di amicizia.

Nel frattempo, arrivò il cameriere con il menù e chiese:

"I signori preferiscono bere del vino rosso o bianco?".

I quattro commensali si guardarono in volto e  il sig. Girolamo rispose:

"Cominciamo con un buon vino rosso, ma mi raccomando, che sia buono!".

"Il migliore è: l'Irep nefer, il vino buono dell'antico Egitto, detto: calice di Ebe", rispose il cameriere in tono cortese, ma deciso.

"Bene!",  confermarono in coro.

Poi, ognuno cominciò a dare uno sguardo al menu ed alla fine concordarono che avrebbero ordinato tutti le stesse pietanze.

Per primo piatto: Koshari, piatto tipico egiziano a base di riso, pasta corta, lenticchie, ceci, farina, cipolle, pomodori  e tante spezie.

Per secondo: Pasticcio piccante di samak, a base di pesce, accompagnato da una bottiglia di Mareotico bianco, prodotto sulle rive di un lago salmastro a sud di Alessandria.

E per finire, il dolce: Il balouza, un budino di maizena tipico della cucina egiziana, con decorazioni di pistacchi e  ciliegie sciroppate, accompagnato da un buon bicchierino di passito di Pantelleria.

Durante la cena conversarono amabilmente, Stefan raccontò dei suoi trascorsi al giornale Eco d'Italia, mentre Girolamo disse di essere un agente di polizia sulle tracce di un corriere della droga.

Dal canto suo la signora Malagola sorrideva, parlando del più e del meno con Morena, mettendo in mostra una splendida gamba lunga e ben tornita, che non poteva non attrarre Stefan. Infatti, la osservò ben bene, di sottecchi, per non destare la gelosia del marito e di Morena. Era una bella donna giovane, dai lineamenti un po' marcati, quasi maschili, con dei bellissimi capelli biondo-dorati, un naso piccino, ma dritto e due occhi castano-verdastro, che le davano un tono di profonda intensità.

Girolamo dal canto suo era un uomo molto ordinario, di mezza età, senza particolari caratteristiche interessanti.

Non lontano dal loro tavolo, ma in posizione un poco defilata, c'era un tavolo da quattro, davanti al quale sedevano Sharon e una famiglia di tre persone: padre, madre e figlio diciassettenne, che discutevano amabilmente, mangiucchiando e bevendo non si sa cosa.

Sharon era abbigliata come al solito con un vestitino corto ed attillato che metteva in mostra il suo corpo sinuoso e le sue belle e armoniose gambe, mentre molti commensali maschi la guardavano con sguardo voluttuoso e sognante.

Dopo diversi bicchieri di vino, quando ormai la loro riservatezza si era fatta evanescente, Girolamo rivelò a Stefan che era sulla buona strada per smascherare l’identità del corriere della droga e concludere, così, le sue indagini; infatti, prima di partire, era riuscito a mettersi in contatto con un giovane amico, il quale gli aveva rivelato che il corriere si trovava al Cairo. Per questo motivo lui e la moglie avevano scelto di fare una gita in Egitto, che includesse una escursione con permanenza nella capitale. Erano riusciti a fissare un appuntamento con l’amico per venerdì di quella settimana nei pressi della sfinge di Chefren a Giza, in quella circostanza il ragazzo gli avrebbe rivelato l’identità del pusher in cambio di venticinquemila euro.

Girolamo voleva che la notizia non fosse trapelata perché possibili agenti segreti, infiltrati, sarebbero potuti venire a conoscenza dei fatti, mandando in fumo l’operazione. Comunque, aveva promesso a Stefan che gli avrebbe riferito ogni cosa sabato mattina, prima di rientrare in Italia. Inoltre, poiché Stefan gli era risultato molto simpatico e brillante, voleva che potesse realizzare uno scoop giornalistico da inviare al suo giornale. Ma non volle confidargli nulla sull’identità del suo interlocutore.

Alla fine della cena, un po' brilli per il troppo vino bevuto, rientrarono ognuno nelle loro camere, dandosi appuntamento, per sabato mattina, all'aeroporto del Cairo e scambiandosi i numeri dei cellulari.


 


 

Capitolo III

Il soggiorno a Sharm El Sheikh.

Giunti in camera,  Stefan si spogliò ed indossò un pigiama di seta con pantaloncini e maniche corte, mentre Morena indossò una camicia da notte molto leggera e trasparente, tale da far intravedere le sue nudità.

Morena era una ragazza mora bellissima, alta quasi un metro e ottanta, con delle gambe lunghe sottili e ben tornite, come Stefan la vide la prese per mano e la tirò a sé, crollarono entrambi sulle bianche lenzuola del loro letto matrimoniale e si scambiarono tenere effusioni d’amore.

La mattina seguente, mercoledì  6 agosto, Sharon si svegliò presto per partire, insieme alla sua comitiva, per  Luxor, come previsto dal programma.

Invece, Morena e Stefan si alzarono di mala voglia, ancora stanchi e assonnati. Si prepararono pigramente, senza fretta, per scendere a far colazione.

Dopo aver assaggiato varie prelibizie del luogo e bevuto un orrido caffè all’americana, chiamarono un taxi per recarsi nel centro della città, visitare i mercatini locali e fare dello shopping.  Verso mezzogiorno rientrarono in albergo e, dopo essersi riposati su un comodo divano posto in un angolo della hall,  si recarono in una sala adiacente dove pranzarono. Alla fine del pranzo risalirono in camera.  

Verso le tre del pomeriggio, Morena indossò un perizoma molto succinto con sopra un copricostume a fantasia, molto colorato e appariscente, che aveva appena comperato ai mercatini di Sharm. Invece, Stefan indossò un pantaloncino-costume con disegni di palme su una spiaggia di sabbia dorata, una camicia a fiori molto colorata, che anche lui aveva comperato ai mercatini e scesero sulla spiaggia di fronte all'albergo. Qui noleggiarono pinne, maschera e una barca a motori e si fecero portare in un posto non molto lontano dalla costa dove, immergendosi, avrebbero avuto la possibilità di vedere dei meravigliosi fondali. Non appena la barca si fermò, si tuffarono entusiasti nelle limpide acque del Mar Rosso.

L'acqua del mare era caldissima, trasparente, limpida e cristallina; videro rocce di corallo variopinte, dal giallo intenso al rosso porpora, dal viola sfumato al fucsia pallido.

Colonie di coralli, madrepore, gorgonie, immersi in fondali marini incantevoli, acque dalle mille sfumature di blu, numerosissime specie di pesci tropicali dai colori brillanti: dal gigantesco napoleone al pesce pappagallo, dal pesce pagliaccio ai bellissimi pesci farfalla. Rimasero estasiati da quella bellezza di colori che non avevano mai veduto, né avrebbero mai immaginato di vedere. Non finivano mai di stupirsi ad ogni anfratto roccioso, pieno di coralli variopinti, che si presentavano alla loro vista.

Stefan Trascorse, così, in acqua quasi due ore e non sarebbe più risalito a riva se non fosse stato per  un leggero brivido di freddo, che ogni tanto gli suggeriva di uscire dall'acqua.

Con negli occhi quella fantasmagorica bellezza di colori, entusiasti, rientrarono in albergo e salirono in camera a cambiarsi per ridiscendere a cena, poiché, senza accorgersene, si erano fatte circa le 20.

Questa volta cenarono da soli, infatti la comitiva di Italiani, tra cui  Sharon, non era ancora rientrata da Luxor. Finirono di cenare proprio mentre rientrava la comitiva e si salutarono da lontano con tutti. Sharon risalì frettolosamente in camera, sperava che prima o poi sarebbe arrivato Stefan a bussare alla sua porta.

E fu proprio così; Stefan vedendo Sharon risalire verso la sua camera, rivolto a Morena disse:

“Amore, mi è venuto un gran mal di pancia, vado di corsa nel bagno del ristorante, tu risali in camera che dopo ti raggiungo”.

Così dicendo fece finta di andare verso il bagno ma, nel momento in cui Morena volgeva lo sguardo altrove, svoltò nel corridoio e corse all’ascensore.  Si fermò al secondo piano, ricordava bene che il numero della stanza di Sharon era il 261. Prese il corridoio che portava nella direzione giusta e poco dopo bussava alla porta.

Non dovette attendere molto, Sharon andò ad aprire semi svestita, certa che fosse Stefan. Quando aprì la porta, l’abbraccio fu veemente,  tenero e passionale, si baciarono con trepidazione e si sedettero sul letto.

Questa volta, purtroppo, Sharon subì una forte delusione, era certa che avrebbero trascorso infuocate ore a letto. Invece, Stefan, staccatosi dal suo appassionato abbraccio, le disse:

“Purtroppo ho poco tempo per restare con te, mi attende di sopra Morena, alla quale ho detto una bugia proprio per venire da te e concordare il prossimo, solitario incontro sabato al Cairo. So, infatti,  che tu sarai al Cairo sabato, per ripartire domenica mattina per l’Italia.  Sabato sarò anche io al Cairo, così  potremo passare insieme tutta la giornata ed anche tutta la notte.  Dimmi il nome dell’hotel presso il quale pernotterai, e vedrò di prenotare anche io lo stesso albergo”.

Registrò il nome dell’hotel sul suo taccuino elettronico, diete un lungo bacio a Sharon e di corsa uscì dalla stanza per prendere l’ascensore e salire al terzo piano, dove era situata la loro stanza: la 318.

Morena e Stefan trascorsero delle bellissime giornate, quasi sempre sulla spiaggia, spesso immersi nelle bellissime acque del mar Rosso, per alleviare il calore del sole; avevano, inoltre, a disposizione un originalissimo ombrellone a forma di tucul, due lettini di tela bianchi, un tavolino circolare con un foro al centro, nel quale era situato l’asse dell’ombrellone, con sopra due freschi aperitivi e vari tipi di snack.

Stefan avrebbe voluto fare qualche escursione, ma Morena, per il troppo caldo, non aveva voluto assolutamente muoversi  dall’incantevole mare di Sharm. Cosi restarono lì fino al mattino del sabato successivo,  9 agosto, quando Stefan partì per il Cairo, come da programma, concordato con Morena.

Quella mattina Stefan, si alzò presto, si preparò di tutto punto per la partenza, indossò un abito di lino bianco su una camicia color paglino a maniche corte e prima di uscire dalla stanza, per andare all’aeroporto col taxi, si rivolse a Morena:

“Amore, non preoccuparti per me, continua a goderti questa splendida vacanza e non fare la civettuola con i giovanotti  sulla spiaggia”.

Di rimando, Morena rispose:

“Sei sempre tu che vai in cerca di ragazze, dovunque ti trovi;  per cui,  mi raccomando, non abbordare signorine compiacenti. Io ti telefonerò ogni sera per chiederti il resoconto della giornata”.

Così dicendo si diedero un bacio lungo e appassionato e Stefan uscì dalla stanza, prese un taxi e giunse all’aeroporto di Sharm El Sheikh prima delle 7,00, in tempo per prendere il volo Egyptair con arrivo all'aeroporto del Cairo alle 9,30. Il volo era lo stesso che stava prendendo Sharon col suo gruppo.

Si  guardarono da lontano, ma fecero finta di non vedersi. Sull’aereo occuparono posti sufficientemente lontani per non destare sospetti. Infatti l’accompagnatore del gruppo, a cui si era affidato Nathan, non si accorse nemmeno che Stefan era sullo stesso aereo.

Giunsero al Cairo in perfetto orario, e mentre il gruppo di Sharon salì su un pulmino che li portò direttamente all’hotel Grand Nile Tower, Corniche El Nile, Garden City, Stefan prese un taxi  e si fece portare nello stesso albergo, dove aveva  prenotato una camera già da qualche giorno e che aveva confermato da Sharm la sera del giorno precedente. Dopo il controllo dei documenti alla reception, un cameriere lo accompagnò con l’ascensore su, al terzo piano, portandogli i bagagli. Stefan lo ringraziò, dandogli una mancia e lo congedò. La camera era la n° 319, molto bella, ampia, lussuosa e con una meravigliosa ed incantevole vista sul Nilo.

Stefan, stanco si buttò sul letto e così vi rimase per una decina di minuti. Poi, si ricordò che il suo amico Girolamo Malagola, col quale aveva cenato insieme con la sua bella moglie a Sharm, gli aveva detto che nella giornata di sabato avrebbe dovuto incontrare al Cairo un giovane amico con le prove dell’identità del corriere della droga. Volendo partecipare alla missione per realizzare un grande scoop da far avere al giornale e al suo capo Nathan Maven, prese il telefonino sul quale aveva annotato il numero dell’agente Girolamo Malagola e lo chiamò:

“Ciao, Girolamo, sono Stefan. Hai avuto conferma da quel tuo amico; oggi ti porterà le prove che gli hai richiesto?”, disse con apprensione.

“Non preoccuparti è tutto confermato, del resto venticinquemila euro valgono la candela. Tu, da parte tua, mi raccomando, non fare imprudenze e cerca di non cadere in qualche tranello ideato dagli agenti segreti egiziani, altrimenti passerai dei guai seri, né ci saranno santi che ti potranno aiutare. Attendi con pazienza il mio arrivo”, rispose sereno Girolamo.

Volendo tener fede alle parole di Girolamo Malagola, si adagiò sul letto e non pensò più a nulla.

 Era quella una giornata transitoria da trascorrere senza far niente di speciale, cioè una giornata di gran noia. Poiché, in altri termini, doveva perdere tempo, decise di visitare l’albergo e, poiché, aveva letto su una locandina che l'hotel era fornito di una bellissima piscina panoramica, dopo essersi vestito da spiaggia, con pantaloncino/costume e camicia a fiori, prese l'ascensore e  salì all'ultimo piano dell’hotel, dove era situato il terrazzo.

Qui effettivamente, era situata una bellissima piscina a forma di nuvola irregolare, intorno alla quale c'erano numerosi ombrelloni con rispettive sedie a sdraio, quasi tutte occupate da persone. Sembrava proprio di stare su una spiaggia, ma era una spiaggia del tutto eccezionale, perché da lassù si godeva un panorama davvero splendido. Si vedeva tutta la città del Cairo, con i suoi numerosi minareti, le sue case color ocra, quasi a voler simulare le dune di un deserto, attraversate da un grande serpentone azzurro: il Nilo. Stefan restò estasiato di fronte a cotanta bellezza, per un attimo si astrasse e gli sembrò di stare su una nuvola in cielo, ma un brusio continuo di suoni lo scosse e lo riportò alla realtà. Poiché avrebbe voluto far amicizia e discorrere con alcune persone che stavano lì sdraiate, cercò, tra il vocio vario, di riuscire a riconoscere l'idioma italico. Così notò una giovane coppia di italiani, sdraiati sotto un ombrellone. Si avvicinò e si presentò:  “Salve! Mi chiamo Stefan Furore e cercavo qualche italiano con cui scambiare due parole e trascorrere un po' di tempo insieme".

Non aveva fatto caso che i due erano una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze, cosa che seppe solo qualche tempo dopo. Il ragazzo, molto geloso della giovane moglie, si infastidì all'invadenza di Stefan e pensando che fosse un "viveur", in cerca d'avventure, anche perché Stefan era un bel ragazzo aitante, gli rispose a muso duro:

"Il piacere è tutto suo, non mio! Gradirei che  rivolgesse la sua attenzione da qualche altra parte. Vada! Lì c'è una anziana signora italiana che ha una gran voglia di parlare, vada da lei!", disse con tono sgarbato e perentorio, indicando una simpatica  signora dai capelli candidi, che stava sorseggiando una tazza di the.

Poiché non aveva nessuna intenzione di dar noia a nessuno, Stefan  non se lo fece ripetere due volte e candidamente si avviò verso l’ombrellone dove c’era una simpatica signora, non più giovane, tutta sola, che non attendeva altro che fare quattro chiacchiere con un connazionale.

Stefan, con molto garbo, le si avvicinò e le rivolse la parola:

“Buona giornata, signora! Permette che mi sieda sotto al suo ombrellone? I posti qui sono quasi tutti occupati ed il sole picchia malamente in testa”.

“Certo! Si accomodi pure. Sento dall’accento che è italiano ed io sono molto felice di poter parlare con qualche connazionale. Lei di dove è?”.

“Ora abito a Roma, ma sono di origini cilentane”, rispose gentilmente Stefan.

“Ho molto piacere di conoscerla, io pur essendo settentrionale, di Genova, amo molto il Cilento. Sono stata più volte in gita turistica sia a Palinuro che ad Acciaroli”.

“Ho molto piacere di conoscerla anch’io”, rispose Stefan. “Mi chiamo Stefan Furore e sono un giornalista dell’Eco d’Italia, in gita qui al Cairo per ammirare le piramidi e la sfinge”.

“Ah… non le ha ancora viste? Sono una delle meraviglie del mondo, cosa aspetta per andarle a vedere? Non perda tempo qui nell’albergo, vada prima a vedere questo meraviglioso incanto creato dagli uomini migliaia di anni fa! Poi potrà perdere tempo a prendere il sole!”.

“Veramente sono appena arrivato, ma nel pomeriggio ho intenzione di recarmi a Giza”.

“Ha ragione, forse ora è ancora un poco stanco per il viaggio, ma, un bel ragazzo atletico come lei, non dovrebbe mai essere stanco! È qui con sua moglie o una sua compagna?”.

  “No! Sono solo”:

“Posso chiederle come mai, un ragazzo  così bello, sta da solo? Forse sono stata un po’ troppo invadente?”.

Stefan, volendo darsi un certo tono di importanza e mistero, rispose:

 “Ho lasciato la mia ragazza a Sharm, e sono venuto qui da solo, perché sono in missione da parte del mio giornale per fare delle indagini,  inoltre, come le avevo già detto prima, avevo voglia di vedere le piramidi e la sfinge”.

“Immagino che la sua ragazza sarà bellissima come lei! Ah… che distratta! Mi sono dimenticata di presentarmi, mi scusi! Mi chiamo Rebecca Ovido. Sono una signora ormai un po’ attempata e, da quando è morto mio marito, non trovo pace; sono sempre in giro per il mondo”.

“Rebecca!”, ripeté Stefan. “Un bellissimo nome, come lei, d’altronde!”

“Giovanotto! Non mi faccia complimenti! Tanto so benissimo che sono una vecchia, impareggiabile scassa palle!”.

“No! Non dica queste cose! E’ una simpatica ed intelligente signora, forse, di mezza età”, replicò Stefan.

“Ah, ah, ah… giovanotto, lei ha il dono dell’ironia! Mi piace!”.

“Meno male”, disse Stefan sottovoce, “perché, vede quella coppia di italiani poco distante da qui, mi trova particolarmente antipatico tanto che nel salutarli, lui mi ha allontanato in malo modo”.

“Non ci faccia caso”, rispose Rebecca Ovido, “Sono in viaggio di nozze e lui è particolarmente geloso della moglie. Poi, ha visto un ragazzo splendido come lei, e subito ha pensato che al confronto sarebbe risultato come uno scarabeo nero. Ha pensato che la mogliettina avrebbe preferito mille volte restare a letto, sotto o sopra le lenzuola, con lei piuttosto che col maritino. Ah, ah, ah”.

Anche Stefan rise di buon grado, poi continuò:

“Non dica queste cose, che potrebbero sentirci, allora sì, che il marito diventerebbe nero”.

Rebecca rise di gran gusto e aggiunse:

“Caro Stefan, l’avevo detto che lei ha il dono dell’ironia!  Ma parliamo d’altro! Ha detto che è in missione qui per il suo giornale? Spero tanto che non si tratti dell’omicidio Regeni di cui si fa un gran parlare sia in Italia che qui in Egitto!”.

“Lei, cara signora, è anche indovina”, rispose Stefan, in tono meravigliato, mentendo spudoratamente.

“Niente affatto! Dalle sue parole ho solo dedotto la verità! Mi raccomando Stefan non faccia molte domande in giro, qui è pieno di agenti segreti e non vorrei che sparisse anche lei”, disse sottovoce la signora Rebecca.

Era la seconda volta che, quel giorno, qualcuno lo  avvertiva di stare attento ai servizi segreti egiziani.   

Poiché tra una chiacchiera e l’altra si era fatta l’ora di pranzo, la signora volle ritirarsi nella sua stanza, mentre Stefan scese nella sala da pranzo, ma prima si diedero appuntamento per quella sera a cena.

 


 

Capitolo IV

Aspettando Girolamo Malagola.

 

Non appena ebbe finito di pranzare, Stefan fece chiamare un taxi e si fece accompagnare a visitare la necropoli di Giza; in vero, non era molto distante dall’hotel (20 km), ma dato l’elevato traffico impiegarono più di un’ora.

La Necropoli di Giza situata in Nazlet El-Semman Al Haram è aperta tutti i giorni fino alle 17, ma tra aprile e settembre fino alle 19, perché, soprattutto in estate, è consigliato visitare questo luogo, evitando le ore centrali, le più calde della giornata. La Necropoli di Giza è sicuramente uno dei luoghi più incredibili sulla terra, oltre ad essere il sito archeologico più conosciuto al mondo.          Si trova sull'altopiano di Giza ed è un complesso di monumenti la cui costruzione dovrebbe risalire circa al 2.500 a.C. Come siano state costruite le piramidi e la Grande Sfinge rimane ancora oggi un mistero. All'interno della necropoli si possono visitare alcuni importanti monumenti come la Grande Sfinge, la Piramide di Cheope, la Piramide di Chefren e la Piramide di Micerino. L'ingresso al complesso ha un costo di 200,00 EGP (€11,20). Questo biglietto dà accesso all'area delle piramidi e della Sfinge, ma se si vuole entrare all'interno delle piramidi, è necessario acquistare un ulteriore biglietto; cosa che Stefan fece.

Stefan ebbe modo, così, di vedere la Grande Sfinge della necropoli, che è sicuramente uno dei simboli dell'Egitto. Ha delle dimensioni davvero grandi, circa 73 m di lunghezza      per 20 m d'altezza. E' arrivata quasi intera ai giorni d'oggi, attraversando secoli e millenni di storia: la sua costruzione è, infatti, datata circa al 2.500 a.C.

Nella mitologia egizia la Sfinge era considerata come simbolo protettivo: infatti, veniva, posta davanti a tombe reali o templi, in questo caso si trova davanti alle piramidi. Il suo scopo era di garantire una vita serena nell'aldilà al faraone e alla sua famiglia. Questa figura mitologica si presenta con il corpo di un leone e la testa umana e, in alcuni casi, è dotata anche di ali. Trovarsi davanti a questa imponente struttura lascia sicuramente senza parole, sia per la sua grandezza che per la sua lunga storia.

La Piramide di Cheope è la più grande delle piramidi presenti, raggiungendo un'altezza di 180 m. Per questo motivo è conosciuta anche come Grande Piramide di Giza. Fu costruita probabilmente nel 2.570 a.C. Originariamente furono impiegati ben 2,3 milioni di blocchi di pietra, per volere del Faraone Khufu, conosciuto anche come Cheope (da qui il nome).

Stefan volle visitare anche il suo interno. Un'esperienza davvero unica, ma gli interni sono davvero molto stretti, con soffitti bassi e cunicoli piccoli. All’interno Stefan ebbe modo di ammirare la Barca Solare di Cheope: una grande nave in legno di cedro utilizzata nel rituale funerario del Faraone, scoperta nel 1954 durante degli scavi. Ritrovata in mille pezzi, furono necessari 18 anni per restaurarla.

Poi passò a contemplare  la Piramide di Chefren, ovvero la seconda piramide più grande del Paese. Fu costruita per volere del Faraone Chefren IV, sovrano della IV dinastia, nonché figlio di Cheope. La sua costruzione risale circa al 2.500 a.C. con un'altezza di     136 m, si contraddistingue dalle altre per una caratteristica: è l'unica che sulla sommità conserva ancora una parte della copertura originaria. Inizialmente, infatti, la piramide era completamente ricoperta in calcare bianco di Tura, che è andato perduto durante i millenni, fatta eccezione per la sua punta.

Questa volta, però, non scese al suo interno, data l’esperienza non certo piacevole della precedente.

Infine poté ammirare la Piramide di Micerino, la terza piramide del complesso e la più piccola tra le tre. Piccola ma comunque con dimensioni impressionanti: ha un'altezza di circa 66 m, mentre la sua base misura 100 m.

Terminata la visita, si fece riaccompagnare in Albergo, dove giunse poco prima delle 20.     Era l’ora in cui solitamente lo chiamava Morena, sia quando stava lontano sia quando era in missione da parte del giornale. Salì in camera, si fece una doccia per togliersi di dosso la sabbia, che naturalmente gli si era appiccicata addosso, indossò abiti puliti e attese l’arrivo della telefonata.

Puntualmente dopo pochi minuti squillò il suo telefonino, era Morena:

“Ciao amore, allora, cosa hai fatto di bello oggi? Sei stato a vedere le piramidi e la sfinge? Come sono?”

Stefan allora le fece il resoconto di tutta la giornata, esaltò le bellezze delle piramidi e la magnificenza della sfinge e si rammaricò che lei non avesse potuto godere di uno spettacolo unico al mondo per la sua bellezza ed imponenza. Poi passando ad altro argomento le disse:

“Sai, Morena, ho fatto amicizia con una simpaticissima anziana signora. Si chiama Rebecca, conosce molto bene l’Egitto ed è allegra e molto socievole”.

“Bada bene, Stefan, non inventarti panzane, perché le bugie hanno le gambe corte e se scopro che, anziché aver fatto amicizia con una vecchia signora, ti vedi con una giovane signorina, appena rientri, ti tiro il collo e ti riempio di sberle”.

“Ti giuro che è una anziana signora”, ribatte concitato Stefan. “Se vuoi posso mandarti una sua foto, inoltre, se fossi in mala fede, non ti avrei mai detto nulla. Anzi tra poco, appena scendo giù, ceneremo insieme”.

“Va bene, Stefan, ti voglio credere, ma mi raccomando frequenta solo anziane signore o saranno guai. Ora ti saluto, perché anch’io devo scendere a cenare. Baci, baci, baci”.

“Un grande ed appassionato bacione anche a te”, rispose Stefan. “ Ma fai la brava anche tu!”.

Così dicendo ridiscese nella sala da pranzo dove, seduta ad un tavolo, l’attendeva la signora Rebecca Ovido. Aveva un bellissimo vestito scollato, con un filo di perle al collo e sfoggiava una chioma di riccioli bianchi, a dimostrazione che nel pomeriggio era stata dal parrucchiere.

Appena si avvicinò al tavolo, Stefan si scusò  con la signora:

“Mi perdoni, ma sono rientrato più tardi del previsto dall’escursione alla necropoli di Giza, per colpa di un traffico veramente caotico”.

“Non si preoccupi, giovanotto, sapevo che sarebbe tornato da Giza più tardi del previsto”, rispose Rebecca con tono alquanto rassegnato.

“Questa sera è veramente incantevole, il vestito che indossa la fa sembrare una ventenne”, disse in modo adulatorio Stefan, anche per farsi perdonare il ritardo.

Aveva contravvenuto ad uno dei suoi comandamenti fondamentali:  non far attendere mai una signora.

“Ragazzo, non cederò alle sue lusinghe, conosco troppo bene gli anni che mi porto sul groppone e non ho nessuna intenzione di  ascoltare ulteriori sciocchezze da parte sua. Ora si sieda e cerchi di essere serio!”, lo rimbrottò con tono deciso la signora Rebecca.

Mentre Stefan si sedeva al tavolo, arrivò un cameriere molto premuroso, che porse loro il menù e riempì a metà i calici  con una bottiglia di acqua minerale, che con molta probabilità aveva già ordinato la signora Rebecca.

Questa, rivolta al cameriere, con tono molto deciso disse:

“Ragazzo, dopo che avremo ordinato, non ci faccia attendere tutta la sera per servirci!”.

In effetti, il servizio fu veloce e puntuale; evidentemente il cameriere aveva già avuto a che fare con Rebecca.

Poco prima che arrivasse lo chef de rang con i pasti ordinati, rientrò anche il gruppo di Sharon dalla visita a Giza.

Con grande disappunto di Stefan, dal gruppo mancavano proprio il suo amico Malagola con la moglie.

La cosa lo infastidì molto, perché si erano dati appuntamento quella sera per parlare dell’identità del corriere della droga. Stefan confidava che il suo amico Malagola gli rivelasse tutti i retroscena della missione, per poter scrivere un articolo di fuoco da inviare in redazione. Invece vide avvicinarsi verso il loro tavolo Sharon, che con aria sbadata fingeva  di passare casualmente di lì.

Stefan capì la mossa, del resto conosceva molto bene Sharon e, fingendo di giocherellare con la chiave della sua camera, la girò in modo che si leggesse chiaramente il numero sopra inciso. Sharon,  dal canto suo, guardò distrattamente la chiave e sorrise.

Durante il pranzo, Stefan raccontò delle meraviglie viste nella necropoli di Giza, a sua volta Rebecca, ogni tanto, interveniva per aggiungere qualche ulteriore caratteristica alle descrizioni di Stefan.

Quando ebbero finito di pranzare, Rebecca invitò Stefan a spostarsi nel salotto della sala adiacente per sedersi su un confortevole divanetto di broccato ocra e bere un amaro digestivo. In effetti aveva intenzione di riprendere il discorso interrotto in terrazzo, sul caso dell’uccisione del giovane Giulio Regeni.

Infatti, in modo che potesse apparire quasi casuale, cominciò col dire:

“Stefan, faccia molta attenzione nel condurre le indagini sul <caso Regeni>, ci sono mille orecchie e mille occhi che potrebbero vederla e sentirla. Ho notato più volte anche in questo albergo delle strane losche figure seguire dei nostri connazionali che facevano domande su questo caso”. Poi abbassando la voce continuò:

“Quando hanno ritrovato il cadavere del povero ragazzo, sul suo corpo si sono contate più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti. Si sono riscontrate coltellate multiple sul tutto il corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile a un punteruolo. Vi erano, inoltre, numerosi tagli,  causati da uno strumento affilato, simile a un rasoio e incisioni somiglianti a vere e proprie lettere”.

Stefan ascoltò le parole di Rebecca, non senza un moto di compassione e ribrezzo, poi chiese:

“Ma come fa lei a dire tutte queste cose?”

“Caro il mio Stefan, io ho seguito sui giornali locali quasi tutte le notizie da loro riportate e sono giunta alla conclusione che Giulio Regeni è stato ucciso dai servizi segreti egiziani. Infatti, da quando sono intervenuti nelle indagini gli agenti di polizia italiani, non vogliono assolutamente che si parli più di questo caso”.

“Ma come ha fatto a leggere i giornali locali se sono scritti in lingua araba?”, obiettò Stefan.

“Mio caro ragazzo, un proverbio italiano dice: non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire ed io aggiungerei: non c’è miglior cieco di chi non vuol vedere ”.

“Cosa intende dire, signora?”.

“Che io so leggere, scrivere e capire l’arabo meglio degli Egiziani stessi, sono laureata in lingua e letteratura araba. Vengo spesso qui in Egitto, i luoghi mi piacciono moltissimo. Solo che faccio finta di capire e parlare solo l’italiano per non essere sospettata o semplicemente infastidita dagli agenti locali. Del resto il personale degli alberghi conosce molto bene l’italiano”.

“Grazie moltissimo, signora Rebecca, per le informazioni che mi ha fornito, saranno molto utili per scrivere uno scottante articolo sul mio giornale, quando torno in Italia”. 

“Smettila di chiamarmi continuamente signora, ti autorizzo a chiamarmi semplicemente Rebecca. Così mi fai sentire più vecchia di quanto già sono”, lo apostrofò  in modo deciso Rebecca.

“Grazie, Rebecca, allora ti sarò debitore  per tutta la vita”.

“Smettila anche di essere così teatralmente gentile, le signore un po’ anziane, come me, vogliono essere trattare alla pari, magari anche sentendosi dire qualche cattiva parola, così si sentono più giovani! Non lo capisci?”.

“D’ora in poi lo farò! Non ci avevo pensato!”, rispose sorridendo Stefan.

Così, finirono di bere l’amaro-digestivo, si salutarono caldamente e si diedero appuntamento al mattino seguente; poi si ritirarono, ciascuno nella propria camera.

Qualche minuto dopo essere rientrato in stanza, mentre stanco si era buttato sul letto, Stefan sentì bussare leggermente alla sua porta. Con lentezza, si sollevò ed andò ad aprire. Non appena ebbe aperto la porta, Sharon gli si buttò con impeto al collo, lo strinse forte e lo baciò con ardore. Stefan rimase per un attimo come inebetito, sia dallo slancio di Sharon, ma soprattutto dai fumi dell'alcol bevuto; tuttavia ritornò subito in sé, strinse forte Sharon al petto e, dopo aver chiuso la porta, con passione la portò fino alla sponda del letto dove si fecero cadere  sempre con lei avvinghiata a lui.

Stefan e Sharon erano abituati, da una lunga consuetudine di rapporti clandestini, a quelle  effusioni d'amore, godevano estasiati alla vista delle loro scultoree nudità, si accarezzavano con estrema dolcezza ma poi si stringevano così forte quasi a voler divenire un solo corpo.

Trascorsero, così, tutta la notte. Si addormentarono, esausti, solo in mattinata. Furono, di mala voglia, destati dal suono acuto ed incessante della sveglia del telefonino, restarono in uno stato di torpore per qualche minuto, poi, Sharon si scosse e si rese conto che si era fatto giorno, doveva di corsa rientrare nella sua stanza, perché di lì a poco sarebbero passati a chiamarla per andare all'aeroporto, e rientrare in Italia.

Capitolo V

All’ombra della sfinge.

Dopo circa un’ora, mentre Sharon, insieme a tutto il suo gruppo partiva, in aereo,  per rientrare in Italia, Stefan molto lentamente si tirò su,  con le spalle nude, poggiate sul cuscino, sembrava fosse assorto in profondi pensieri, in effetti stava pensando all’amico Girolamo Malagola e alla moglie che non erano rientrati in albergo e che l’accompagnatore del gruppo aveva cercato di rintracciare freneticamente per tutta la sera.

Dopo essersi alzato, aver fatto una doccia ristoratrice e vestito di tutto punto col suo classico doppio petto blu gessato, camicia bianco-vaniglia e cravatta avion a righe larghe trasversali, scese giù nella sala per fare colazione.

Una mezzoretta dopo, soddisfatto per le prelibizie che aveva trovato sul buffet e mangiate con gusto, uscì per il centro del Cairo dove comprò un vestito tipico egiziano, molto bello ed appariscente per Morena e vari regalini da portare a Roma per gli altri suoi colleghi.

Pranzò in un ristorante nel centro della città e, per fare rientro in albergo, prese un taxi che lo riportò fino davanti al portone dell'hotel.

Trovò che il receptionist confabulava animatamente col direttore dell’albergo. Incuriosito si avvicinò per sentire quello che dicevano, ma non capì neanche una parola, visto che parlavano in arabo.

Vide però nella saletta accanto alla hall, comodamente seduta sul divano la signora Ovido, che candidamente sorseggiava un drink.

Le si avvicinò in modo cortese e le chiese:

“Buongiorno, Rebecca, sai perché il direttore dell’hotel è così agitato?”

“Non da molto è circolata la notizia che uno degli ospiti dell’albergo è stato trovato morto, proprio alla base della sfinge di Cheope”.

Stefan sbiancò, aveva lo strano presentimento che il corpo del cadavere fosse quello del suo amico scomparso, Girolamo Malagola.

In modo quasi angosciato tornò a chiedere:

“Non è per caso il cadavere del signor Malagola? E la moglie che fine ha fatto?”

La signora Ovido, lo guardò con  tenerezza e,  intuendo lo stato d’animo di Stefan, con voce flebile disse:

“Mi sembra di aver percepito proprio quel nome; la moglie sembra sparita. Ma siediti, giovanotto, e bevi un whisky. Ti sentirai meglio!”

Stefan era affranto per quella nefasta  notizia, prese il bicchiere in cui la signora Ovido gli aveva versato uno scotch e lo trangugiò d’impeto. Sentì come una scossa nello stomaco, ma si rianimò subito. Volle sapere di più su quello strano delitto, desiderava vedere  il cadavere e in che condizioni era, e capire dove era finita la signora Malagola. Perciò pregò Rebecca Ovido di fargli da interprete con il direttore dell’albergo per chiedergli tutti i particolari a sua conoscenza su quel crimine.

Rebecca, da parte sua, fu ben felice di fargli da interprete, si sentiva inorgoglita di poter aiutare un giornalista così bello e affascinante nelle sue indagini. Seppe, così, che il corpo era stato trovato, tutto insanguinato, quella mattina all’ombra della sfinge da alcuni turisti in visita in quei luoghi. Il delitto era stato particolarmente efferato, infatti sul capo c’erano segni di numerosi colpi, inferti con una pietra, trovata accanto al cadavere, inoltre presentava alcune tumefazioni sul viso, segno che era stato percosso prima dell’uccisione. Della moglie si erano perse completamente le tracce, come se fosse stata rapita. Da quella descrizione a Stefan vennero in mente le parole che l’amico Girolamo Malagola gli aveva detto al telefono:

“Stai molto attento ai servizi segreti egiziani, perché se vengono a conoscenza di quello che ti ho rivelato, potresti fare una brutta fine”.

Inoltre ricordava anche i particolari in cui era stato ritrovato il corpo del povero Giulio Regeni e non poté far a meno di associarlo al cadavere di Girolamo.

Tutti gli indizi convergevano su un unico colpevole, i servizi segreti Egiziani, che, per qualche ragione a lui ancora sconosciuta, avevano voluto eliminare Girolamo Malagola e avevano fatto sparire la moglie che era a conoscenza dei segreti del marito.

Ora, secondo Stefan, bisognava riuscire a capire il movente del delitto e dove era stata portata la signora Addolorata Malagola. Temeva anche per la sua incolumità, nonostante non fosse a conoscenza di nulla sull’identità del corriere della droga.

Ringraziò cortesemente la signora Ovido per avergli fatto da interprete in quella dolorosa situazione, salutò i circostanti e con animo triste salì in camera. Giunto qui, telefonò immediatamente a Morena:

“Ciao amore”, sussurrò Stefan e dalla sua voce traspariva tanta tristezza.

“Cosa ti è successo, Stefan?”, chiese Morena con trepidazione.

“Devo darti una brutta notizia”.

“Non farmi stare in ansia”.

“Credo, invece,  di avere una grande paura. Ieri notte è stato ucciso, Girolamo Malagola, mentre la moglie è scomparsa”.

“E tu che c’entri, appena lo conoscevamo!”.

“Ma non ricordi! Mi aveva confidato che era sulle tracce di un fattorino della droga e mi aveva detto di avere un appuntamento, ieri sera, con un giovane che a pagamento gli avrebbe rivelato il nome del corriere. Inoltre, mi aveva dato appuntamento, subito dopo, per mettermi al corrente della sua indagine e rivelarmi il nome del trasportatore della droga. Ma non ha fatto in tempo”.

“Stefan, ma se tu non sai niente, vuoi dirmi, per cortesia, di cosa hai paura?”.

“Non capisci! Mi aveva avvertito di stare attento ai servizi segreti egiziani. Con molta probabilità il giovane che doveva incontrare era un loro agente. Ora, se questi suppongono che Girolamo si era confidato con me, credo di essere in serio pericolo”.

“Dai, Stefan! A me sembra che tu stia ingigantendo le cose. Poi, potrebbe esserci un’altra spiegazione sul delitto di Girolamo, potrebbe essere stato proprio quel ragazzo ad ucciderlo per una questione di soldi. Mentre la moglie, testimone del delitto, è fuggita e si è nascosta per non farsi trovare”.

“Certo! Questa potrebbe essere un’altra possibilità, ma io propendo per i servizi segreti. Tu non hai idea di come era ridotto il povero corpo di Girolamo. Oltre a presentare numerosi colpi di pietra sulla testa, aveva anche il volto tumefatto. Segni evidenti che è stato torturato, per farlo parlare, prima di essere ucciso”.

“Ma no!”, obiettò Morena, “potrebbero aver litigato per la somma da versare; il ragazzo voleva più soldi mentre Girolamo voleva dargli solo la somma pattuita. Hanno fatto a botte e, poi,  il giovane indispettito lo ha ucciso”.

“Potrebbe essere andata proprio così”, rispose Stefan dubbioso. “Ad ogni buon conto domani mattina rientro a Sharm e vedremo se non sia il caso di rientrare in anticipo a Roma. Lì staremmo certamente più al sicuro”:

“Stefan, non ti facevo così fifone! Proprio tu, che ti butti a capofitto  sempre in situazioni pericolose”.

“Si! Però tu non conosci la spietatezza dei servizi segreti Egiziani. Potresti essere anche tu in pericolo”.

“Va bene, Stefan rientra qui da me e successivamente vedremo il da farsi”.

La mattina dopo, Stefan lasciò l’albergo, chiamò un taxi e si fece portare all’aeroporto per prendere il volo per Sharm.

Era stato per tutto il tempo guardingo, girandosi continuamente intorno, alla ricerca di qualcuno che lo seguisse. Ma, con sua grande gioia, nessuno lo aveva seguito.

All’ingresso dell’albergo c’era Morena ad aspettarlo; appena si videro si abbracciarono forte e di corsa salirono nella loro stanza. Qui Morena lo riempì di baci e a Stefan piaceva molto essere consolato. Poi aprì la valigia e mostrò a Morena l’abito che le aveva comperato al Cairo. Morena finse di essere molto felice, anche se il vestito non era proprio di suo gusto, ma non voleva rattristare ulteriormente il suo fidanzato, mostrandosi delusa.

Una volta finiti i convenevoli, Morena disse:

“Stefan, vuoi proprio partire subito per Roma, a me non fa troppo piacere abbandonare questo paradiso”.

“Va bene, amore. In fondo non si tratta di attendere che passino solo altri due giorni. Forse, restando quarantotto ore in più in Egitto, posso raccogliere ulteriori notizie sul delitto”.

“Ti aiuterò anch’io in questa ricerca”, rispose contenta Morena.

“Anche qui in albergo è circolata la notizia che un italiano del gruppo appena partito era stato ucciso. Inoltre, ho fatto amicizia con molte signore e sicuramente loro potranno riferirmi altri particolari sul caso”.

Nei due giorni seguenti Stefan fu molto guardingo, vedeva agenti segreti da tutte le parti. Bastava che un volto egiziano sconosciuto si avvicinasse nei paraggi, quando stava da solo, che subito si allertava e cercava di andare dove c'era più folla.

Comunque quei due giorni furono utili anche grazie all’aiuto di Morena, che era andata in giro a fare domande sul delitto, ad avere ulteriori particolari. Vennero a sapere, infatti, che il consolato italiano si era mosso e aveva cercato di contattare i parenti di Girolamo Malagola a Roma, ma all'indirizzo indicato dalla carta d'identità, non c'era nessuno col suo nome, né tanto meno all'anagrafe risultava che fosse negli elenchi dei nati a Roma.

A questo punto Stefan si chiedeva: chi veramente fosse Girolamo Malagola, quale fosse il suo vero nome e cosa facesse al Cairo di tanto importante da essere ucciso.

Sperava che tornando a Roma avrebbe risolto alcuni di questi misteri. Lì avrebbe potuto indagare con maggiore serenità e molto più proficuamente, muovendosi su un territorio a lui notevolmente più familiare.


 

Capitolo VI

Ritorno a Roma.

La mattina del 13 agosto Stefan e Morena si svegliarono di buon ora, con la consapevolezza che la loro vacanza era terminata, e di lì a poco avrebbero preso l’aereo per tornare a Roma. Morena era piuttosto triste al pensiero di dover tornare al lavoro, chiusa tra le quattro mura della sua stanza, mentre Stefan era contento di lasciare il suolo egiziano, per paura di poter essere fermato dai servizi segreti.

Alle 13,00 in punto il loro aereo arrivò a Roma Fiumicino e Stefan tirò un gran sospiro di sollievo: finalmente era ritornato nel suo ambiente naturale. Presero un taxi e arrivarono a casa dopo circa un’ora, esattamente alle 18,18.

Avendo pranzato sull’aereo e non avendo più fame, salirono nel loro appartamento e si buttarono sul letto.

Verso le 17 a Stefan venne voglia di andare in redazione a  raccontare al suo capo Nathan tutto ciò che gli era capitato in Egitto. Così fece. Nathan fu molto felice di rivederlo e, dopo aver ascoltato il resoconto di Stefan, esclamo:

“Benissimo! Qui c’è materia per realizzare un articolo interessantissimo. Ogni volta che vai da qualche parte in missione o per tuo divertimento, torni sempre con notizie da prima pagina”.

“Però, Nathan”, replicò Stefan, “io ho vissuto giornate davvero spaventose ed ora vorrei la tua collaborazione nel riuscire a risolvere questo caso così strano”.

“Con molto piacere, Stefan”, aveva risposto Nathan, tutto compiaciuto. “Dimmi quello che devo fare e mi metterò a tua disposizione”.

“Per prima cosa”, ribatté Stefan, “devi cercare di capire se realmente a Roma esista un Girolamo Malagola o se si tratti di un nome inventato; se sia un dipendente del nostro ministero degli Esteri o un agente segreto, sotto falso nome in missione in Egitto”. 

“Muoverò tutte le mie conoscenze per scoprire l’identità di questo signore”, rispose sereno Nathan.

Morena, dal canto suo, aveva preferito non muoversi da casa. Dopotutto era ancora in ferie. Il giorno dopo sarebbe rientrata in servizio in redazione.

Nathan si era subito affrettato a fare quello che gli aveva chiesto Stefan. Aveva telefonato ad alcuni suoi amici del Ministero degli Interni per appurare la verità su Girolamo Malagola.

Il giorno dopo Morena, vestita di tutto punto, con una gonna stretta, che arrivava fin sopra al ginocchio, si era recata in redazione, dove era trapelata la falsa notizia che Stefan era stato fermato, interrogato e picchiato dai servizi segreti egiziani. Appena entrò le colleghe le corsero incontro ansiose di sapere come era andata la gita a Sharm El Sheikh. Subito l’avevano circondata ed in coro le avevano chiesto:

 “Dai Morena, raccontaci quello che vi è accaduto in Egitto”.

Morena, candidamente rispose:

“È stata una vacanza bellissima, abbiamo riposato su una spiaggia dorata e ci siamo immersi in un mare incantevole, ricco di pesci di tutti i colori”.

“Ma noi vogliamo sapere di Stefan”, avevano replicato in coro le amiche. “Abbiamo saputo che è stato malmenato dai servizi segreti egiziani”.

“No! È una falsa notizia. Stefan non ha subito nessuna violenza da parte di chicchessia. Solo che è bravo a mettersi nei guai quando sta senza di me. Si è recato per due giorni al Cairo per visitare le piramidi e la sfinge, mentre io sono rimasta a godermi il mare di Sharm. Mentre stava lì, in albergo, ha saputo della morte di una persona che aveva conosciuto il giorno prima; pare che fosse un agente segreto italiano. Voi sapete come è Stefan, subito si è messo ad indagare. Pare, però, che qualcuno gli abbia consigliato di farsi i fatti suoi, se non voleva passare dei guai. Stefan si è intimorito  ed è rientrato da me a Sharm, dove io sono riuscita a sapere che questo signore si trovava in Egitto sotto falso nome. Ora Stefan vuole indagare sulla vicenda”.


 

Capitolo VII

Stefan indaga.

 

Due giorni dopo il loro rientro in redazione, il capo redattore, Nathan, convocò Stefan presso il suo ufficio, era presente anche Sharon, comodamente sdraiata sul divano, posto di fronte alla scrivania del marito, in atteggiamento molto rilassato e scomposto con le sue belle gambe accavallate in modo da far intravedere  anche la parte posteriore delle cosce.

Appena Stefan entrò nell’ufficio non poté fare a meno di guardare Sharon, la vista delle gambe, innegabilmente lo attraeva, quasi da paralizzarne lo sguardo. Però sapeva bene che di fronte a lui c’era il marito, nonché suo capo redattore, per cui, dopo un attimo di smarrimento, distolse lo sguardo da Sharon e rivolto a Nathan disse:

“Capo, mi ha fatto chiamare, vuole dirmi qualcosa?”

A Nathan non era sfuggito lo sguardo concupiscente di Stefan rivolto alle gambe della moglie, per cui con tono di rimprovero rispose:

“Siediti, Stefan. Devo chiederti come mai non hai ancora scritto un articolo sulla vicenda in Egitto; speravo che lo avessi già fatto, i lettori del giornale vanno in cerca di notizie sensazionali”.

“Capo”, obiettò Stefan, ”avevo intenzione di farlo non appena avessi avuto notizie certe dell’identità del Malagola”.

“Ti ho fatto chiamare anche per questo, infatti, come ti avevo promesso,  volevo riferirti tutti gli aggiornamenti che sono riuscito ad ottenere sul caso in questione”.

“Ebbene!”, rispose trepidante Stefan.

“Da fonti sicure ho saputo che certamente a Roma non esiste il cognome Malagola, che nessun agente segreto è stato inviato in missione in Egitto in questi ultimi giorni e che sicuramente i passaporti della coppia da te incontrata erano falsi. Ora sta a te indagare ulteriormente”.

Così dicendo lo accomiatò; Stefan uscendo, fidando del fatto che Nathan gli volgeva le spalle, diede un ulteriore sbirciata alle gambe di Sharon e compiaciuto le fece l’occhiolino.

Dopo aver ottenuto le informazioni che voleva, Stefan pensò:

"Che strano paese è l'Italia, per ottenere qualsiasi cosa hai sempre bisogno di avere santi in paradiso. Se avesse cercato lui di ottenere le informazioni che gli aveva appena dato Nathan, ci sarebbero volute circa due settimane (se tutto fosse andato bene!). 

Il problema serio degli italiani è che anche il più umile dei dipendenti pubblici si sente sempre investito di autorità (dallo spazzino fino al più alto dirigente dello  Stato). Tutti cercano di rendersi più importanti di quello che sono ed esercitano il loro presunto potere sul povero cittadino che non ha mezzi per ottenere i propri diritti. Per non parlare dei segnali stradali: per tutti rappresentano un ornamento delle strade. Tutti li ignorano, e se qualcuno li rispetta, intralcia seriamente il traffico.

Lo stesso ragionamento  vale anche per le norme delle ordinanze: per tutti sono un optional, chi le rispetta è considerato uno stupido. Poi Stefan pensò anche al ruolo dei magistrati, ma preferì scacciare subito questo pensiero. Però non poté fare a meno di ricordare una frase di Don Chisciotte, che ben si addice loro: “deboli coi forti, forti coi deboli”, giusto il contrario di ciò che è scritto nei tribunali:  "la giustizia è uguale per tutti".

Questo pensiero lo espresse a Morena, non appena la vide nel suo ufficio. Ed ella di rimando:

“Caro, Stefan, il problema dei magistrati italiani è ancora più serio, spesso si arrogano il diritto di interpretare le leggi; invece, te lo dico in latino: ubi lex voluit dixit, ubi noluit  tacuit. In altri termini, le norme vanno applicate letteralmente senza estensioni o limitazioni del significato di ciò che ha scritto il legislatore. In caso contrario diventano loro stessi legislatori. Questo non deve poter essere  permesso in una vera democrazia”.

Con animo amareggiato, lentamente si avviò nel suo studio per scrivere l’articolo che tanto ansiosamente Nathan aspettava.

All’articolo  Stefan aveva allegato una foto della cena scattata la sera in cui erano stati insieme ai coniugi Malagola a Sharm El Sheikh. Si vedevano moto bene i volti di Girolamo e della moglie Addolorata, oltre a quello suo e di Morena. In basso alla foto aveva apposto una didascalia: “Chiunque nelle immagini riconosca le persone evidenziate in rosso è cortesemente pregato di contattare il reporter Stefan Furore presso il giornale:  l’Eco d’Italia”. Seguiva il numero di telefono della sua redazione.

Nathan fu felicissimo di ricevere l’articolo scritto  da Stefan, lo lesse e fu molto soddisfatto, tanto che lo fece pubblicare in prima pagina.

L’articolo di Stefan ebbe un grande successo e il giornale raddoppiò le tirature, con grande gioia di Nathan.

Qualche giorno dopo la pubblicazione del suo appello sul giornale, Stefan ricevette una concitata telefonata:

“Pronto, parlo col dott. Stefan Furore?”.

“Si! Chi parla?”.

“Mi chiamo Serena Bentivoglio, le telefono perché ho letto il suo articolo in cui chiedeva informazioni su alcune persone ritratte su una foto”.

“Bene!”, rispose Stefan con trepidazione. “Crede di aver riconosciuto qualcuno di loro?”

“Certamente, la persona da voi indicata come Girolamo Malagola è mio fratello”. Così dicendo scoppiò in un pianto convulso.

“Non si agiti signora e mi dica qualcosa di più di suo fratello”, replicò Stefan con tono suadente, per consolarla.

“Ma… veramente è stato ucciso!”. Nuovamente la signora scoppiò in lacrime. “Ho letto il suo articolo ed è tutto inverosimile: mio fratello ucciso in Egitto sotto falso nome e con una moglie. Non è possibile!”. “Mio fratello era gay, perciò non avrebbe mai potuto sposare una donna, anche se in questi ultimi mesi sembrava proprio che avesse cambiato atteggiamenti, era sempre in compagnia di una bella ragazza. Prima del      4 agosto mi aveva telefonato dicendomi che sarebbe partito con una amica per una vacanza, ma non sapeva quando sarebbe tornato. Comunque dal tono della voce sembrava contento, felice di partire. Alcuni giorni dopo  ho cercato di mettermi in contatto con lui telefonicamente sul cellulare, ma non ho mai ricevuto risposta; ero molto preoccupata. Dal vostro giornale, poi, sono venuta a sapere che era morto in Egitto”, scoppiò ancora una volta in lacrime.               E proseguì:

“Vorrei avere almeno il suo corpo, per dargli una degna sepoltura. Voi che dite? Sarà possibile?”.

“Certamente, l’aiuteremo noi a far rientrare la salma in Italia”, rispose Stefan,  anche lui un po’ commosso.

“Non bado a spese”, disse la signora Serena Bentivoglio.

“Mio fratello era benestante,  aveva molto denaro in  deposito presso le banche oltre ad essere proprietario di due appartamenti a Roma”.

Sentendo quest’ultima affermazione, Stefan pensò che proprio il denaro poteva essere un valido movente per l’omicidio.  Non disse niente, ma si limitò ad incoraggiare la signora Bentivoglio a continuare a raccontare, chiedendole:

“Ha detto che suo fratello Girolamo era gay? Viveva da solo?”.

“Si, aveva vissuto quasi sempre  da solo nel suo appartamento in viale Giulio Cesare 32. Ultimamente, però, era stato visto in compagnia di una bella ragazza, con la quale sembra convivesse; ma non mi aveva mai detto niente”.  

“Quindi le è sembrato strano che si trovasse in Egitto, sposato con una donna, come risultava dai loro documenti?”.

“Quei documenti”, ribatté la signora Bentivoglio, “erano certamente falsi, lo dimostra il fatto che aveva cambiato cognome, il suo vero nome è: Girolamo Bentivoglio”.

“Conosce il motivo per cui aveva fatto documenti falsi”, incalzò Stefan.

“No, non c’era nessuna ragione, che io sappia”.

“Grazie, signora, lei è stata molto gentile e questa conversazione è stata notevolmente utile alla prosecuzione delle  indagini sul delitto di suo fratello. Stia certa che io ed il mio giornale faremo di tutto per far rientrare il corpo di suo fratello in Italia, nel più breve tempo possibile”. Ciò detto si salutarono e terminarono la conversazione.

Stefan era rimasto stupefatto, ma contento per le rivelazioni fattegli dalla sorella di Girolamo Bentivoglio. Rimuginò tutto il giorno su quelle parole, a sera chiamò Morena nel suo ufficio e le riferì la conversazione avuta quella mattina con la signora Bentivoglio.

“Ora sappiamo che il vero nome di Girolamo Malagola era in realtà: Girolamo Bentivoglio, abitante a Roma in viale Giulio Cesare. Dobbiamo indagare e cercare di sapere tutto su di lui. Tu mi aiuterai, vero?”.

“Certamente, amore”, rispose in modo deciso Morena. “Dimmi cosa devo fare e sarò pronta ad aiutarti”.

“Per prima cosa dovresti andare nel palazzo dell’appartamento del signor Bentivoglio, vedere se c’è il  portiere e chiedergli tutto ciò che sa su di lui: cosa faceva, che tipo era, chi erano i suoi amici e quant’altro. In caso contrario prova a chiedere ai vicini”.

“Se vuoi, posso andare anche subito”, replicò Morena.

“Credo di si, amore. Prima sappiamo le cose e meglio è”, ribatté  trepidante Stefan, mentre pensava alla fine che avesse potuto fare la moglie, dove potesse essere finita e chi l’avesse rapita.

Le indagini fatte da Morena non portarono a grandi novità, si seppe che Girolamo Bentivoglio (alias Girolamo Malagola) era un tipo riservato, cordiale con tutti, molto ricco e sempre elegante e curato, amante degli uomini, anche se, ultimamente, pare, convivesse con una giovane donna.  La mattina di lunedì 4 agosto era stato visto uscire dal portone, insieme alla sua giovane compagna, bellissima donna, tutto agghindato, con una grande valigia.

 

Questi particolari non si confacevano all’idea che Stefan si era fatta di lui. Stefan aveva conosciuto un uomo intraprendente, sicuro di sé, di buon appetito e facile ai piaceri dell’alcol.  La moglie, invece, come riferito, gli era sembrata una bella donna con due belle gambe, più giovane del marito anche lei molto briosa, non certo sobria; entrambi molto loquaci ed esibizionisti.

Quando Morena gli riferì quello che aveva appurato, parlando con il  portiere del palazzo del suo appartamento, rimase interdetto e,  accarezzando Morena sul viso, le disse:

“Amore, ma non sembra anche a te che questi tratti distintivi del signor Bentivoglio, che ti sono stati riferiti, mal si addicono a Girolamo Malagola? Sembrano quasi due persone diverse”.

Di rimando:

“Hai ragione, Stefan, il signor Malagola non era poi tanto riservato, gli piaceva parlare del suo lavoro ed esibire la bellezza di sua moglie. Alla signora, poi, piaceva ostentare le sue belle gambe lisce e scolpite, come tu certamente avrai osservato ben bene”, rispose Morena in tono ironico e canzonatorio.

“Non cominciare col dire cose assurde”, ribatté sorridendo Stefan, “sai bene che io guardo solo le tue gambe, se poi qualche bella signora mette in mostra le sue, io non posso certo voltarmi dall’altra parte, le farei una scortesia. Non ti pare?”.

Morena scoppiò in una fragorosa risata, tirò a sé Stefan, per il bavero della giacca, gli diede un bacio e disse:

“Sei impagabile, amore mio. Come sei capace di girare la frittata tu, nessuno! In fondo sei dolce come il miele”.

E continuò a baciarlo appassionatamente.

Non appena Morena ebbe finito di strapazzarlo, Stefan le disse:

“Tesoro,  credo che sia il caso di indagare meglio su tutta questa vicenda. Ci sono varie cose che non mi convincono. Innanzitutto facciamo un’analisi delle possibili soluzioni:

1)    Girolamo Bentivoglio (Malagola), secondo i primi riscontri, sembra sia stato ucciso dai servizi segreti egiziani, ma ne ignoriamo il motivo.

2)    Seconda ipotesi, da te prospettata, potrebbe essere stato ucciso dal giovane con cui avrebbe dovuto avere un incontro la sera di sabato, per ragione di denaro.

3)    Cosa che allo stato attuale mi sembra la più inverosimile, potrebbe essere stato ucciso da un componente  del gruppo con cui viaggiava, per ragioni che noi, per il momento, ignoriamo”.

“La tua analisi mi sembra perfetta”, rispose Morena, poggiandogli una mano sulla spalla.

“Questo vuol dire che per le ulteriori indagini dovremo muoverci su tre fronti”, proseguì Stefan. “Scegli tu quale pista preferisci seguire, mentre io indagherò sulle altre due”.

“D’accordo!”, ribatté Morena. “Vorrà dire che io preferisco indagare sul gruppo dei componenti coi quali viaggiava Girolamo Bentivoglio”.

“Però ora andiamo a casa , ho una gran voglia di mettermi a letto”.

“Ottima  idea!”, replicò, euforico Stefan, strizzandole l’occhio ed accarezzandola.

“Sei il solito mandrillone”, sbottò  Morena, “non riesci a pensare ad altro che a quello. Io intendevo dire che ho un gran sonno”.

Tutte le fantasie che Stefan aveva fatto  erano crollate di colpo. Mogio mogio prese Morena sottobraccio e insieme si avviarono verso casa. 


 

 


 

Capitolo VIII

Alla ricerca della verità.

 

La mattina seguente, Stefan, vestito di tutto punto, con un elegante doppio petto azzurro, aspettò con pazienza che si preparasse anche Morena. Rimase senza parole quando la vide: aveva un tubicino rosso corto, che metteva in evidenza tutte le sue  splendide forme. Dopo un attimo di smarrimento disse:

“Oggi hai intenzione di rubare cuori ed ingelosirmi, con quell’abitino  corto  che mostra tutte le tue belle gambe”.

“Sei sempre il solito scemo, non cambi mai”, rispose ridendo Morena.

Poi insieme si recarono in redazione. Stefan dal canto suo, bussò alla porta dello studio di Nathan, mentre Morena cominciò subito a chiamare per telefono i vari membri del gruppo che erano stati con lei a Sharm, per incrociare le loro risposte.

Nathan fece accomodare su una poltroncina Stefan, che con soddisfazione gli raccontò la telefonata avuta la mattina precedente con la sorella di Girolamo Malagola. Avute tutte le informazioni, gli chiese:

“Come posso esserti ancora utile?”.

“Ho promesso alla signora Bentivoglio che avremmo fatto del tutto per far rientrare il cadavere del fratello a Roma”.

“Va bene, Stefan. Vedrò cosa si può fare per accelerare il rientro della salma dall’Egitto”. Così dicendo, sollevò la cornetta del telefono e chiamò un suo amico al Ministero degli Interni, mentre Stefan rientrava nel suo ufficio.

Verso mezzogiorno in redazione arrivò Sharon, era venuta a prendere il marito per andare ad un pranzo di ricevimento. Come Stefan udì la voce di Sharon si recò nuovamente nella stanza del capo e chiese:

“Nathan mi permetti di parlare cinque minuti con tua moglie?”. Anche se a malincuore, ma facendo buon viso a cattivo gioco, Nathan rispose:

“Certamente! Cosa vuoi sapere da Sharon?”.

“Sempre a proposito delle indagini che sto conducendo sul delitto, avrei bisogno di conoscere i comportamenti dei compagni di viaggio di Sharon durante la loro permanenza in Egitto”.

A questo punto, Sharon prontamente interloquì e disse:

“Ciao Stefan, avresti potuto rivolgerti direttamente a me senza chiedere il permesso a Nathan. Ma dimmi cosa vuoi sapere”.

Stefan, con imbarazzo, si rivolse a Sharon e chiese:

“Potresti farmi avere i nomi dei componenti del tuo gruppo di viaggio in Egitto? Inoltre vorrei sapere da te se, durante tutto il viaggio, hai notato dei comportamenti strani in qualcuno dei partecipanti”.

“Mi fa molto piacere aiutarti nelle  indagini, Stefan, anche se ora dobbiamo andar via, perché siamo stati invitati ad un ricevimento e non vorremmo arrivare tardi. Però, domani mattina ti prometto che verrò a trovarti nel tuo ufficio e risponderò volentieri a tutte le domande che vorrai farmi”, ribatté Sharon.

A queste parole Stefan non poté non notare una espressione di disappunto sul viso di Nathan, ma impavido, fingendo di essere distratto, guardò  Sharon nel suo elegante tailleur bianco, lungo fin quasi sopra al ginocchio e con uno spacco vertiginoso, che metteva in bella mostra le sue piacevoli gambe.

L’indomani mattina, come promesso Sharon si presentò nell’ufficio di Stefan e  approfittando che nessuno li potesse udire, disse:

“Sei stato veramente molto diplomatico ieri mattina, rivolgendoti a mio marito. Forse avevi paura di rivolgermi la parola in sua presenza?”.

“Veramente ero alquanto indeciso se rivolgermi direttamente a te, poi ho pensato che sarebbe stato meglio rivolgermi a Nathan. Non dimenticare che tuo marito mi tiene costantemente d’occhio dopo i nostri precedenti”.

“Va bene, sei perdonato, poi ero particolarmente contenta di vedere la tua espressione mentre mi guardavi le gambe”.

“Smettila, non è vero niente!  Ma veniamo al nocciolo della questione; hai portato l’elenco dei tuoi compagni di viaggio. C’è stato qualcuno che ha attirato la tua attenzione durante il soggiorno in Egitto? Siete stati sempre tutti in gruppo o qualcuno si è allontanato per molto tempo insieme con la coppia dei Malagola?”.

Sharon nel porgergli un foglio con la lista dei partecipanti, rispose:

“Il più irrequieto del gruppo era Marco, il figlio diciassettenne dei Battiferro. Spesso scompariva per molto tempo coi i suoi nuovi amici:  Fedele Zecca, Vera Figone e Mario Pochizia, con grande preoccupazione dei genitori, i quali avevano fatto grande amicizia con i coniugi Malagola. Ma non li ho mai visti allontanarsi insieme. Quella che, invece, è rientrata molto tardi la sera di sabato è stata la signorina Vera Figone, probabilmente avrà avuto un incontro galante con qualche ragazzo; la giovinezza ha le sue priorità, non ti pare Stefan?”.

Inoltre Sharon aggiunse, sorridendo:

“L’ho vista rientrare mentre salivo per venire nella tua stanza”.

Nel frattempo, Morena aveva ottenuto altre informazioni sul gruppo dei Malagola. Le notizie da lei raccolte concordavano in buona parte con quelle riferite da Sharon.

Qualche giorno dopo, Nathan ricevette una telefonata dall’amico del ministero degli interni che lo informava su quanto gli aveva chiesto:  l’ambasciata italiana in Egitto, da lui contattata, aveva risposto che il rientro della salma in Italia avrebbe avuto un iter piuttosto lungo, poiché il cadavere era al vaglio della magistratura del Cairo; inoltre le autorità egiziane avevano aperto un’inchiesta sull’uccisione del Malagola. Comunque un rappresentante italiano avrebbe potuto presenziare all’autopsia. Una volta espletate tutte le formalità di rito, la salma avrebbe potuto far  rientro in Italia.

Una settimana dopo Nathan chiamò nel suo studio Stefan e gli diede la buona notizia del rientro a Roma, quella mattina, della salma.  Inoltre dall’autopsia era risultato che la causa del decesso era stato un forte colpo inferto con un sasso sulla testa della vittima. Il volto presentava numerose ecchimosi, segno di una violenta colluttazione. Sul corpo non c’erano altri segni di violenza. E un’ulteriore notizia, priva sicuramente di interesse, era che insieme alla salma era stato rimpatriato un giovane italiano, fermato al Cairo senza documenti.

Stefan fu molto contento della notizia e volle telefonare subito alla signora Serena Bentivoglio, per riferirle che la salma del fratello era rientrata in Italia. Logicamente si prese tutti i meriti, le innumerevoli lodi e la riconoscenza della signora:

“Qualsiasi cosa le possa essere utile io sono a sua completa disposizione, anzi volevo riferirle un particolare importante ai fini delle sue indagini”, aggiunse la signora.

“Mi dica, la prego”, ribatté Stefan.

“Dal testamento di mio fratello, che da pochi giorni mi ha letto il notaio, io sarei la sua erede universale, però risulta quasi azzerato il suo conto  corrente bancario, sono rimasti solo quarantamila euro, mentre l’ultima volta che ci siamo visti con Girolamo,  mi aveva confidato di avere circa seicentomila euro. Ciò significa che negli ultimi mesi in cui non ci siamo più visti ha speso una enorme somma di danaro”.

“Questo è un ottimo indizio per arrivare al colpevole”, aveva concluso euforicamente Stefan.

Infatti, si chiedeva chi mai avrebbe potuto sottrarre una tale somma dal conto del signor Bentivoglio. Solo una persona a lui molto vicina: la moglie (o presunta tale)! Ma dove era finita la moglie? Era stata uccisa anche lei da qualcuno che conosceva la loro situazione patrimoniale, o era stata rapita e costretta con la forza e sborsare il denaro?”. Questo dubbio assillava la mente di Stefan, dopo la conversazione con la signora Bentivoglio.

Alla luce di questa rivelazione, era necessario indagare sulla signora Addolorata Malagola: dove il Bentivoglio l’aveva incontrata, chi erano i suoi amici e conoscenti. Non si poteva neanche escludere che alcune delle persone del gruppo o il giovane delatore del Cairo potessero essere complici nell’uccisione del povero Girolamo.

Le indagini, ora, prendevano un’altra direzione. Si poteva, con buona congettura, escludere la possibilità che il delitto fosse stato commesso dai servizi segreti egiziani, che tanto aveva temuto. Per prima cosa bisognava appurare dove erano finiti i seicentomila euro che il Bentivoglio aveva sborsato, c’era la possibilità che fossero stati girati su un conto della moglie. In tal caso la banca conosceva il vero nome della beneficiaria.

Ancora una volta aveva bisogno di rivolgersi al capo Nathan, che aveva molte più conoscenze di lui nell’alta finanza della “Roma bene”, per riuscire a conoscere il vero nome della signora Malagola.

Così, immediatamente, bussò alla porta dell’ufficio del capo.

“Cos’altro c’è, Stefan”, mormorò infastidito Nathan. “Quale altro favore hai da chiedermi?”.

“Non si irriti, capo. Infondo il caso che sto cercando di risolvere interessa anche il giornale”, ribatté Stefan.

A quella affermazione, Nathan cambiò atteggiamento.

“D’accordo, cosa vuoi che faccia ancora?”.

“Dovrebbe riuscire a sapere su quale conto sono finiti i circa seicentomila euro che Girolamo Bentivoglio ha speso negli ultimi mesi e il nome del beneficiario”.

“Sarai, come al solito accontentato”, rispose Nathan, guardando Stefan con aria sospettosa.

Non voleva che fosse un  trucco di Stefan per vedersi con sua moglie, che, come quasi tutte le mattine a quell’ora, era nell’ufficio con lui.

Nel frattempo Stefan si diede da fare per capire come mai il figlio diciassettenne dei signori Battiferro era stato così inquieto durante tutto il viaggio in Egitto e dove si trovasse la sera di sabato all’ora del delitto e a che ora fosse rientrato in albergo. Gli venne il forte dubbio che in qualche modo fosse coinvolto in quello strano fattaccio. Poteva benissimo essere lui il giovane delatore che Girolamo Malagola attendeva prima di essere ucciso, come aveva prospettato Morena.

C’era un particolare, però, che lo assillava: se il Malagola non era un agente segreto, come aveva voluto far credere, quale era il vero motivo che lo spingeva a parlare quella sera sotto la sfinge con questo  giovane esagitato?  Era veramente un mistero.

Come, eventualmente, si erano conosciuti Girolamo Malagola e la sua presunta moglie con il giovane Marco Battiferro? C’entrava veramente la droga? Poteva essere uno spacciatore? Forse la signora Malagola era dipendente dalla droga e voleva comperare qualche dose dal giovane Marco?

Tutti questi pensieri affollavano la mente di Stefan. Per riuscire a districare questa strana matassa, aveva bisogno di aiuto. Chi meglio di Morena, che aveva conosciuto i coniugi Battiferro e suo figlio Marco durante la permanenza a Sharm?  Perciò, chiamò Morena nel suo studio, le fece due moine, la fece sedere sulle sue gambe e, accarezzandole il viso,  la mise a conoscenza di tutti i suoi dubbi e di tutte le congetture che gli frullavano per la testa, poi proseguì:

“Mia cara,  nessuno meglio di te può aiutarmi a sbrogliare questa intricata matassa. Infatti, durante la permanenza a Sharm, sicuramente avrai fatto amicizia con i coniugi Battiferro e certamente avrai conosciuto il loro figlio Marco. Che impressione hai avuto? Poteva essere drogato? Hanno fatto amicizia con i Malagola? Io ho avuto l’impressione che, la sera che abbiamo cenato insieme, fossero alquanto su di giri. Tu pensi che fosse solo colpa dell’alcol o avrebbero potuto, precedentemente, aver assunto droga,?”.

“Sai, Stefan, anche io avevo avuto il tuo stesso pensiero. Erano troppo su di giri, inoltre la signora Malagola ostentava con troppa disinvoltura le sue gambe, forse voleva fare colpo su di te. Non sapeva che non ci voleva poi tanto per attrarre la tua attenzione”.

“Siamo alle solite”, ribatté Stefan. “Io cerco aiuto da te e tu, come al solito, mi dai addosso e mi fai perdere la concentrazione”.

“Vieni qua, bocconcino mio!” rispose Morena afferrandogli la bella e ricciuta testa bionda  e tirandolo verso le sue labbra.

A quel punto, Stefan finì per dimenticare tutti i pensieri e cominciò a fantasticare su ben altro.


 


 

Capitolo IX

Fine delle indagini.

 

La mattina seguente, Stefan e Morena,  al suono del telefonino, si svegliarono di malavoglia, avrebbero voluto restare sotto le coperte per tutta la mattinata. Ma quel malefico telefonino continuava a suonare, per cui Stefan allungò una mano, lo prese e chiese:

“Chi è che mi rom… sveglia a quest’ora?”

Era il suo capo Natan, che perplesso rispose:

“Ma Stefan sono le nove e tu saresti dovuto essere già qui, a quest’ora, insieme alla tua fidanzata”.

“Scusami, capo, ma non pensavo che fosse già così tardi”:

“Lasciamo perdere, Stefan, Ma ho da darti le notizie che mi avevi chiesto. Non voglio riferirtele per telefono, per cui, vieni di corsa qui”.

Stefan si vestì rapidamente di tutto punto, con un completo rigato, giacca a doppio petto e camicia avion pallido, cravatta a fantasia, intonata alla giacca e uscì di corsa di casa, dopo aver dato un bacio a Morena, che nel frattempo si stava preparando, senza gran fretta, per recarsi anche lei in redazione.

Appena giunse in ufficio, bussò alla porta dello studio di Nathan, chiedendo scusa a bassa voce per il ritardo. Il capo lo fece accomodare e gli confermò:

“Ho avuto le notizie che mi avevi chiesto, spero che tu, dopo, scriva un bell’articolo da pubblicare in prima pagina su questo intricatissimo caso. Il signor Bentivoglio ha ritirato dal suo conto, negli ultimi mesi, in tempi diversi, ben quattrocentomila euro in contanti, oltre a ulteriori prelievi di minore entità, per un totale di circa cinquecentomila euro. Non ha versato denaro su nessun conto, intestato ad altre persone”.

“Purtroppo”, rispose Stefan, “da queste notizie non ricaviamo nessun nuovo indizio, speravo di riuscire a conoscere il nome della moglie, ma siamo al punto di partenza. Se non accade qualcosa di imprevisto, temo di non riuscire a venire a capo di nulla. Anche se ho un flebile indizio: I Malagola acquistavano droga da un giovane  che viaggiava con loro, nello stesso gruppo e del quale conosco il nome. Non mi resta che indagare in quella direzione”.

Nel frattempo era giunta in redazione anche Morena; Stefan la vide e la mise al corrente di ciò che Nathan gli aveva riferito.

“Facciamo il punto della situazione, allo stato attuale”, argomentò Stefan rivolto a Morena. “Sappiamo che il delitto è stato compiuto verso mezzanotte al Cairo ai piedi della sfinge. Che la morte è stata causata da numerosi colpi di pietra  inferti sulla testa della vittima.  Che Girolamo Malagola era andato lì, da solo o con la moglie, per parlare con un giovane, probabilmente per acquistare della droga. Che a quell’ora Marco Battiferro, dal quale precedentemente i coniugi Malagola avevano comperato della droga, non si trovava in albergo, ma in giro per il Cairo. Che il ragazzo è rientrato agitato in albergo ben dopo mezzanotte.

Tutti questi indizi convergono univocamente nel supporre che l’autore del delitto sia Marco Battiferro, che non essendosi accontentato della somma che Girolamo gli voleva dare, abbia prima litigato, (ciò è confermato dal fatto che il cadavere presentava numerose ecchimosi sul volto),  e successivamente, preso da un raptus d’ira lo abbia colpito più volte con una pietra”.

“Che te ne pare, Morena?”.

“Le tue deduzioni non fanno una grinza, è tutto molto logico e coerente. L’unico particolare che ancora non mi spiego è: che fine ha fatto la moglie, per così dire, del Malagola?”.   

Stefan soprappensiero rispose:

“E’ abbastanza logico pensare che la moglie, essendo stata testimone del delitto, abbia fatto la stessa fine del marito”.

“Ma allora, che fine ha fatto il suo cadavere? Avrebbe dovuto essere accanto al corpo del marito”.

“Probabilmente ha occultato prima il cadavere della moglie e successivamente avrebbe voluto occultare anche quello del marito. Ma deve essere successo qualcosa per cui il giovane è dovuto fuggire”, obiettò Stefan, tutto inorgoglito dalla deduzione.

“Bravo, Stefan, deve essere andata proprio così”, confermò  Morena convinta. “Ora non ci resta che recarci al commissariato di Campo Marzio,  chiedere del nostro amico ispettore ed esporgli tutta la vicenda, in modo che possano indagare a loro volta ed arrestare il colpevole”.

“Calma!”, obiettò Stefan. “Non vado al commissariato per farmi prendere in giro dall’ispettore, senza delle prove concrete, ma basandomi solo su delle congetture personali”.

“Io credo che sia meglio che a questo punto le ulteriori indagini vengano svolte dalla polizia”, ribatté con disappunto Morena.

Ma Stefan fu irremovibile, aveva bisogno di prove certe. Trascorsero, così, alcuni giorni senza che le indagini facessero alcun progresso o uscissero elementi nuovi che potessero dare una svolta decisiva alla soluzione del caso.

Morena dal canto suo stava svolgendo indagini parallele a quelle di Stefan, convinta che il vero colpevole dell’uccisione dei coniugi Malagola fosse Marco Battiferro, da solo o con qualche suo complice, componente del gruppo.

Per questo motivo una mattina, fattasi coraggio, aveva telefonato alla signora Assunta Battiferro, madre di Marco.

Con l’aria disinvolta di chi volesse rievocare alcuni bei momenti della gita fatta insieme, chiese:

“Ciao, Assunta, sono Morena, quella giovane con cui avevi fatto amicizia nel viaggio in Egitto, ricordi? Ti ho telefonato per parlare un po’ con  te e rivivere quei giorni felici passati insieme a Sharm El Sheikh. Innanzitutto, come stai?”.

“Bene!”, rispose in tono perplesso Assunta.

“Ricordi la spiaggia, il mare incantevole e la miriade di pesci colorati che guizzavano in quelle limpidissime acque?”, continuò Morena, quasi a metterle addosso un po’ di malinconia.

“Certo, Morena, che fantastici giorni sono stati”, confermò Assunta Battiferro.

“E ricordi che fantastico gruppo era il vostro, e le escursioni che tutti insieme avete fatto, mentre io, tutta sola, restavo ad abbronzarmi sulla spiaggia di Sharm. Come volentieri mi sarei accodata a voi in quelle mirabili esperienze. Quale per te è stata l’escursione più bella?”.

“Sono state tutte molto belle ed interessanti, anche se io ricordo con piacere la visita  a Luxor, nella valle dei re e al tempio di Amon”, le confidò in tono sognante Assunta.

“Ricordi le belle cene e le risate fatte insieme? Certo che il vostro era proprio un bel gruppo e poi quei bei giovani che stavano sempre insieme a tuo figlio, ma dei quali non ricordo il nome…”, disse Morena in tono interrogativo.

“Forse intendi:  Fedele Zecca, Mario Pochizia e Vera Figone?”.

“Si proprio loro, ricordo che erano inseparabili e si divertivano a farsi reciprocamente scherzi per poi ridere a crepapelle. Peccato, purtroppo, che la gita sia finita in quel brutto modo al Cairo. Ricordi quale reazione ebbero i ragazzi?”.

“Rientrarono quasi tutti contemporaneamente, dopo mezzanotte, insieme a mio figlio, ad eccezione di Vera,  che rientrò molto più tardi. Ma erano tutti tranquilli, nessuno aveva ancora saputo della morte del nostro amico.”.

“Certo che è stato un maledetto imbroglio, ancora adesso non si sa niente su chi ha ucciso il povero Girolamo”.

“Già, peccato!”, rispose commossa Assunta.

Così terminò la loro conversazione.

Morena aveva acquisito un altro piccolo particolare sulla vicenda: che i tre ragazzi quella notte stavano insieme, mentre la signorina Vera Figone aveva avuto qualche avventura galante con un giovane conosciuto fuori dal loro gruppo. Tutto ciò la confermò nell’idea che ad uccidere Girolamo fosse stato uno dei tre ragazzi con la complicità degli altri due.

Quando, parlando con Stefan, gli rivelò la conversazione avuta con Assunta Battiferro, questi immediatamente rispose:

“Grazie, mia cara Morena! Tutto ciò mi porta a dover indagare ulteriormente sugli altri tre ragazzi. Scegli tu su chi vuoi rivolgere la tua attenzione, io mi occuperò degli altri due”.

“Uomini con uomini, donne con donne”, replicò Morena.

“Bene!” ribatté Stefan. “Allora tu indaghi su Vera Figone, mentre io indagherò su Fedele Zecca e Mario Pochizia”.

Nei giorni successivi Stefan mise in moto tutte le sue doti di investigatore per raccogliere notizie su Fedele Zecca e Mario Pochizia, così appurò che i due giovani stavano spesso insieme e facevano largo uso di spinelli a base di cannabis. Spesso erano stati visti barcollare per strada ridendo e scherzando e qualche volta fare a pugni con soggetti poco raccomandabili, probabilmente dei pusher. Queste notizie avevano confermato in Stefan l’idea che, con molta probabilità, i tre ragazzi erano implicati nel delitto di Girolamo Bentivoglio (Malagola).

Dal canto suo, invece, Morena aveva avuto notizie ben più approfondite su  Vera Figone. Era una bella ragazza che frequentava, però, persone poco rispettabili del quartiere Garbatella, dove abitava, in via Della Moletta. Era stata fidanzata con un bel giovane, alto, simpatico, molto estroverso, ma dalla fedina penale poco pulita, era stato più volte fermato dalla polizia per aver scippato dei passanti o per aver raggirato dei vecchietti del quartiere dove abitava la sua ragazza. Comunque erano diversi mesi che non si frequentavano più, forse si erano lasciati. Mentre era stata vista spesso insieme ad una bella donna, alta quasi quanto il suo ex ragazzo, in atteggiamento molto confidenziale.

Quando Morena, la mattina seguente, riferì questi particolari a Stefan in redazione, lo vide trasalire, ma subito si ricompose e le chiese:

“Morena, mio dolce bocconcino, saresti in grado di riuscire a sapere il nome dell’ex fidanzato di Vera Figone?”, quasi a seguire un lontano pensiero che gli era, per un attimo, balenato alla mente. Infatti, come spesso gli capitava, aveva avuto un flash: la visione della signora Malagola, alta con gambe lunghe e lisce dalla muscolatura tonica e un visino simpatico, ma troppo mascolino.   Poi, sempre sovrappensiero, si diresse verso lo studio di Nathan, bussò e dall’interno sentì la voce del capo che diceva:

“Avanti, chi è?”.

Quando Nathan vide Stefan ebbe un momento di sconforto e gli disse:

“Che altro c’è, Stefan, non sei ancora giunto alla conclusione delle tue indagini? Ti serve ancora il mio aiuto? Sto invano sperando che finalmente tu  possa scrivere qualcosa di definitivo sull’uccisione del Bentivoglio, è già troppo tempo che stai tenendo i nostri lettori sulla corda”.

“Non ti infastidire, capo, forse siamo sulla dirittura finale, ma ancora una volta mi servono delle informazioni che solo tu puoi darmi in breve tempo”.

“Sentiamo! Cos’altro vuoi sapere?”.

“Ricordi che casualmente mi dicesti che insieme al cadavere di Girolamo Bentivoglio era stato rimpatriato anche un ragazzo, trovato in Egitto senza documenti?

“Ricordo bene”, ribatté Nathan.

“Vorrei conoscere il suo nome e dove abita. Solo tu puoi appurarlo attraverso il tuo amico del ministero degli interni. Perché, credo, che al rientro in Italia sia stato affidato alle nostre forze dell’ordine”.

“Se per te è così importante, cercherò di parlare col mio amico che sicuramente potrà venire a conoscenza del  nome del ragazzo e del suo domicilio”.

Così dicendo Nathan licenziò, ancora una volta, Stefan.

Non appena Stefan ebbe messo il naso fuori dalla porta del capo, trovò Morena, che tutta infuriata, lo attendeva. 

“Non ti pare che ultimamente stai troppo spesso, per ore, all’interno dell’ufficio di Nathan. Voglio sperare che non vai a trovare la tua cara amica Sharon? E fargliela sotto al naso a quel tontolone…?”, ma si trattenne e continuò:

“Con quell’aria da innocentino riusciresti a far fesso anche il più scaltro degli uomini; ma non me!”.

“Ma cosa vai a pensare, stupidina. Sono andato dal capo sempre per chiedergli informazioni ed aiuto per risolvere questo benedetto, intricatissimo, caso sul quale stiamo entrambi indagando”.

“Facciamo finta di crederci”, ribatté ironicamente Morena. “E, questa volta che cosa sei andato a chiedergli vossignoria?”.

“Ricordi di avermi parlato, poco fa, dell’ex fidanzato e della nuova fiamma di  Vera Figone? Ebbene, mi è balenato il sospetto che le due persone siano invece sempre la stessa persona”.

“Ma va là, Stefan, solo tu potevi pensare una bufala simile”.

“No, Morena. Rifletti, ricordi che Nathan ci aveva parlato di un   ragazzo rimpatriato in Italia insieme al cadavere  del Bentivoglio. Secondo me  quel ragazzo, il fidanzato di Vera Figone e la moglie di Girolamo Malagola sono sempre la stessa persona, sotto diverse sembianze. Questo giustificherebbe anche il fatto che la signora Malagola sia sparita e non sia stato mai trovato il suo corpo”.

“A me non sembra verosimile”, rispose dubbiosa Morena.

“Ora ti spiego meglio quello che penso”,  aggiunse Stefan. “I due ragazzi hanno ideato una truffa ai danni di Girolamo Bentivoglio. Il fidanzato di Vera, sapendo che il Bentivoglio era gay, deve averlo fatto innamorare. Poi, dopo avergli sottratto una montagna di quattrini, non so ancora per quale ragione, forse per allontanare i sospetti da sé, si è travestito da donna ed ha convinto Girolamo, innamoratissimo di lui, a fare una gita in Egitto, con passaporti falsi e con una finta moglie. Qui deve averlo ucciso, dopo avergli sottratto altro denaro. Secondo lui era molto difficile, in questo modo,  poter essere individuato, anche perché le indagini si sarebbero svolte in Egitto, dove scoprire il colpevole della morte di un cittadino italiano non interessa a nessuno”.  

Poi continuò:

“Sono questi i motivi per cui mi sono rivolto, ancora una volta, a Nathan. Gli ho chiesto di farmi sapere le generalità del ragazzo rimpatriato insieme al cadavere. Solo che, tu con la tua insana gelosia, hai pensato all’impensabile”.

“Va bene, Stefan, se le cose stanno così ti chiedo scusa, ma tu cerca di fare meno il tenerone con Sharon”, rispose Morena alquanto contrariata.

“Se le generalità del ragazzo coincideranno con quelle del fidanzato di Vera, questa sarà una prova certa della loro colpevolezza e, in quel caso potremmo andare dal nostro amico ispettore di Campo Marzio per riferirgli tutto”.

Così dicendo, Stefan attrasse a sé Morena e la baciò teneramente. Ora non bisognava far altro che riuscire a sapere le generalità del fidanzato di Vera e attendere; certamente Nathan, in breve tempo, avrebbe conosciuto il nome del fidanzato di Vera.


 

 


 

Epilogo.

 

La mattina seguente, come Stefan e Morena arrivarono in redazione, trovarono Nathan che li stava aspettando davanti alla porta del suo studio e vedendoli disse:

“Stefan, ho le notizie che mi avevi chiesto. Dopo, però, cerca di scrivere la fine di questo complicatissimo caso”. Poi continuò:

“Il ragazzo  rimpatriato si chiama Pasquale Ammazzalamorte, abita nel quartiere della Garbatella, in via Prospero Alpino   n° 32. Sei soddisfatto o siamo ancora in alto mare?”.

A quelle parole sia Stefan che Morena diedero un urlo di gioia. Non solo il nome, ma anche il quartiere  corrispondevano con quello che, la sera precedente, Morena era venuta a sapere  sul fidanzato di Vera Figone.

Il caso era chiuso. Ancora una volta Stefan era riuscito, col suo eccezionale intuito, a risolvere uno dei delitti più intricati che gli fossero mai capitati.

Fine


 

Indice

Personaggi ………………………………..pag. 3

Cap I :                         Preparativi per il viaggio a

Sharm El Sheikh…………………………..pag. 5

Cap II: Arrivo a Sharn El Sheikh..............pag. 21

Cap III: Soggiorno a Sharm El Sheikh......pag. 35

Cap IV: Aspettando Girolamo Malagola..pag. 57

Cap V: All’ombra della sfinge………......pag. 75

Cap VI: Ritorno a Roma………………...pag. 89

Cap VII: Stefan indaga……………….....pag. 95

Cap VIII: Alla  ricerca della verità……..pag. 115

Cap IX: Fine delle indagini…………….pag. 133

Epilogo…………………………………pag. 155