Viaggio in 4 atti lungo le coste della Scozia

Atto 3°: da John o' Groat a Ullapool

Avevamo appena lasciato lo splendido panorama delle isole Orcadi, diretti a Ullapool, lungo la costa Nord, dove avevamo letto esserci degli splendidi giardini tropicali (la cosa ci incuriosiva molto: giardini tropicali a queste latitudini!),  quando fummo letteralmente abbagliati da paesaggi stupendi.
Ad ogni curva era uno
spettacolo nuovo con colori smaglianti tra cielo, mare e terra. Una costa frastagliatissima con pareti di terra rossa contrastava con il blu intenso del mare, ricco di scogli ed isolotti e profonde gole si insinuavano quasi fino ai bordi della strada. 

 

Io credo sia impossibile descrivere la bellezza di queste coste, bisogna solo vederle! In ogni anfratto di roccia c'erano miriadi di nidi di gabbiani, con i loro pulcini più grandi delle madri.
   
Man mano che avanzavamo il paesaggio tendeva a spianare in una spicie di pianura, ricca di laghetti ed acquitrini: la famosa brughiera scozzese, un tipo particolare di vegetazione, caratterizzata dal brugo (Calluna vulgaris; che viene chiamata anche landa a brugo), in cui predomina una vegetazione erbacea arbustiva con cespugli spinosi dai fiorellini viola, che danno a quelle terre uno strano colore violaceo.
   

Prima tappa di questo nuovo percorso fu Thurso, un piccolo paesino situato sulla costa, con un  vecchio ed austero maniero, a cui è possibile accedere attraverso una antica porta in pietra.


Pernottammo in un picolo hotel con non molte camere da letto, una sala da pranzo, fornita di una piccola veranda ed un'altra sala per l'intrattenimento.
Noi fummo allogiati in una stanzetta al primo ( ed unico) piano.
La sera, dopo cena, ci riunimmo tutti nella saletta dell'intrattenimento e con nostra grande sorpresa verso le ore 20 arrivò un simpatico vecchietto che si mise a suonare canzoni di musica country, accompagnandosi con un vecchio organetto.
Le persone presenti, di nazionalità inglese ( tutte eccetto noi), si misero a cantare,  a battere le mani, portando il tempo, e a dondolarsi sulla sedia a destra e a sinistra. La cosa fu così coinvolgente che anche noi ci associammo agli altri e passammo una piacevolissima serata.
Il giorno dopo riprendemmo il viaggio verso Ullapool (più precisamente Inverewe distante pochi chilometri), alla ricerca dei giardini tropicali.
La vista era sempre allietata da numerosi fiordi ( Firth o
loch; qui mi corre l'obbligo di fare una distinzione tra i due termini; una profonda insenatura del mare: fiordo dovrebbe dirsi Firth, mentre un lago dovrebbe dirsi loch, ora però in Scozia può avvenire che un fiordo venga anche detto loch. Tra i piu noti va ricordato: Loch Eriboll).
Spesso queste profonde insenature sono piene di isolotti; la strada spesso li costeggia e solo raramente li attraversa con ponti.
 

Queste stradine che costeggiano i fiordi sono molto stette, hanno un'unica carreggiata e l'incrocio tra le macchine è garantito solo da appositi slarghi ogni cento o duecento metri e non di rado si incontrano tratti sterrati, privi di asfalto.
Nel percorrerle ci capitò di bucare una gomma: una grandissima disavventura!
Io ero poco pratico di macchine inglesi e mi ci volle un po' per trovare la ruota di scorta, e, per quanto ci mettessi tutta la mia buona volontà, non riuscivo nel modo più assoluto a trovare il crik. C'eravamo fermati sul ciglio della strada, cercando di lasciare lo spazio per il transito di un'altra macchina. Poiche era un tratto in collina, lungo tutto il bordo superiore della strada correva un canale di raccolta delle acque che in rigagnoli scendevano giù.
Mentre, disperato, cercavo inutilmente di accingermi a cambiare la ruota (avevo solo trovato il posto dove era situata quella di scorta), per nostra grande fortuna, passò una jeep.  L'autista, notata la nostra disperazione, si fermò e con la solita cortesia inglese ci chiese se volevamo aiuto. Io non persi l'occasione e con grande concitazione cominciai a dire quelle poche parole inglesi che avevo imparato: "help me, help me !". Il signore molto gentilmente scese dalla sua jeep e, vista la mia totale incapacità, fece tutto da solo. Prese la gomma, montò crik (che io non avrei mai trovato perche completamente diverso da quello usato in Italia), e cominciò a svitare i bulloni. Io nel frattempo mi era fatto sempre più sul ciglio superiore della strada e guardavo inebetito il signore inglese che stava cambiando la ruota della mia macchina, senza che mi passasse minimamente per l'anticamera del cervello di dargli una mano.
Poiche l'erba era bagnata, cominciai lentamente
a scivolare nel fossato di scolo (come si vede nelle scene a rallentatore dei film). Mia moglie dall'altra parte della macchina guardava divertita la scena. Fu così che scoppiò in una sonora risata, non appena mi vide completamente sprofondato nel canale, dal quale usciva a malapena la testa. Il signore inglese sentento la risata di mia moglie si voltò e vide che inutilmente cercavo di tirarmi su, agrappandomi alla terra viscida e che non permetteva nessun appiglio. Rivolto a me gridò : " Come on, what are you doing there?", ma vedendo che non riuscivo a muovermi, mi allungò il braccio e afferrando la mano con uno strappo poderoso mi tirò fuori.  Fu cosi che non solo il poverino dovette cambiare la gomma della mia auto ma dovette addirittura salvarmi!