La
mente arrovellando
tra
corpi rotolanti
e forze
lagrangiane,
stanco,
oramai
distrutto
dall'arido
problema,
sui
fogli mi
assopisco.
La
fantasia si
sfrena.
Scollatasi
di dosso
ogni
inutil fardello,
si
butta alla
conquista
di
mondi sconosciuti.
E dopo
aver varcato
gli
spazi siderali,
si
trova
all'improvviso
in una
grotta oscura.
E c'era
tanto buio!
Poi
dopo, poco a
poco,
si fece
un gran
chiarore:
tumultuose
vagavan,
in un
serrato
intreccio,
immani
masse amorfe:
i
sogni, i desideri,
gli
occulti pensieri.
Di colpo si trovò
in
un'angusta via;
nascosti
in ogni ansa
balzavano
figure:
mirabili
castelli
su
altissime cime,
ed una
folla immane
correva
verso esse,
s'inerpicava
a
forza.
Colui
che stava in
alto,
scalciando,
si
reggeva
sulle
spalle di
quanti
giacevano
più in
basso.
Quelli
che stavan
giù,
con le
unghie e coi
denti,
cercavan
di salire, aggrappati
a quantistavano
più su.
Scendendo
per la
china
di
quell'angusta via,
appese
alle pareti,
c'eran
delle corone
di
lauro sempre
verde,
ma esse
erano piene
di
spine acuminate.
Infine
essa raggiunse
un'ampia
prateria,
dov’erano
forzieri
ricolmi
d'ogni bene:
ori,
diamanti e
gemme,
che
erano la speme
di
gente delirante;
ma
erano guardati
da
feroci mastini.
In
mezzo ad essi un
vecchio
incolto,
rabberciato
radici
rosicchiava.
Allora,
spaventata
da
quell'orribil
vista
la
fantasia svanisce
e il
sogno qui
finisce.